L'appello di una donna affetta da Sla: "Tamponi anche agli assistenti Adi"

L'associazione “16 novembre Onlus” ha raccolto lo sfogo di una 42enne di Ceglie Messapica, mamma di tre bambini

CEGLIE MESSAPICA - Tamponi, a cadenza quindicinale, agli operatori sanitari impegnati nell'Adi, l’assistenza domiciliare integrata. E' quanto chiede, già da mesi, al presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, l'associazione “16 Novembre Onlus”, nata con lo scopo di rappresentare dal punto di vista giuridico, le battaglie dei malati e delle famiglie per i diritti e la dignità delle persone affette da Sla e da altre patologie invalidanti. Tutto ciò al fine di tutelare il più possibile i malati gravissimi e le loro famiglie e preservarli da probabili contagi portati nelle abitazioni da operatori asintomatici. "Ad oggi – scrive Donato Grande, dell'associazione - con 1.300 contagi giornalieri in media, la nostra richiesta non è stata presa in considerazione e ci ritroviamo con operatori ai quali non solo non vengono effettuati i tamponi con cadenza periodica, ma non hanno nemmeno Dpi a sufficienza, che da ordinanza regionale dovrebbero essere obbligatori, per proteggere sé stessi, i propri pazienti e le famiglie che li accolgono in casa. Ogni giorno riceviamo richieste di intervento in merito a questi drammi delle famiglie. L’ultima riguarda una nostra associata, una donna di 42 anni, di Ceglie Messapica, affetta da Sla, che è seriamente preoccupata per sé e per la propria famiglia, considerando che è mamma di 3 bambini piccoli che intende proteggere."

Nella denuncia dell’associazione pervenuta dalla donna, che è immobile e respira con il supporto di una macchina, l’Adi è gestita da una cooperativa che ha tre nomi. Non ha personale. Non controllava fino a ieri ( 13 novembre), dopo infinite segnalazioni, le infezioni da Covid. Ora si rifiuta di eseguire come prevede la normativa, il tracciamento dei contagi omettendo in questo modo di avvisare pazienti e familiari di essere stati probabilmente contagiati. La 42enne e la sua famiglia stanno vivendo in questa angoscia. “Questo lo sfogo di un'ammalata, fra tante come lei, che si ritrova in una situazione di vero terrore – continua Donato Grande - volere vivere nonostante la grave patologia da cui è si è affetti e non essere messi in condizione di poterlo fare.” A questa situazione grave si aggiungono altre decine di richieste giornaliere in merito alla sospensione dell’erogazione dell’assegno di cura, fermo al 31 luglio scorso, ridotto di 100 euro al mese rispetto allo scorso anno.

“A malincuore – conclude Grande - non possiamo che constatare che, anche in una grave emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo in questo periodo, i malati gravissimi restano sempre ultimi, anzi lo sono ancor di più e, puntualmente, vengono disattesi i principi di uguaglianza e tutela alla salute che restano soltanto belle parole. Auspichiamo che la nostra associata di Ceglie Messapica riceva delle risposte a garanzia del suo stato e che alle famiglie dei disabili gravi, gravissimi e ai loro operatori vengano forniti immediatamente tutti gli strumenti necessari per garantire un supporto ‘sicuro e dignitoso’ alle persone di cui si prendono cura. Non vorremmo mai che la carneficina registrata nelle Rsa a marzo, venga registrata ora nelle abitazioni private dei disabili di tutta Italia perchè sarebbe un errore imperdonabile ed inaccettabile. Il governo sta spingendo, in questo momento, per le cure domiciliari per i pazienti colpiti dal Covid. Noi siamo in cura domiciliare da sempre e ci aspettiamo massima attenzione, sempre”.

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