Emergenza Covid-19

Giovane con disabilità positivo, il padre: "Il Covid arrivato prima del vaccino"

Numerosi soggetti fragili sono ancora in attesa del siero. Fra questi un 21enne che frequenta un centro diurno e un giornalista, che si sfoga su Facebook

CEGLIE MESSAPICA - Il primo tentativo per vaccinarsi contro il Covid non è andato a buon fine agli inizi di febbraio. Nel centro diurno che frequentava, una Rsa di Ostuni, tutti gli ospiti hanno ricevuto la dose di vaccino che era prevista, anche, per gli utenti diurni ma è arrivato lo stop da parte del dipartimento di prevenzione della salute della Asl di Brindisi.  Nel frattempo il giovane, 21 anni, di Ceglie Messapica, affetto da disabilità intellettiva (persona con elevata fragilità) ha contratto il coronavirus.  L’esito è arrivato il 17 aprile 2021, avrebbe dovuto vaccinarsi il 12 aprile (dopo svariati tentativi e insistenza) ma aveva già sintomi febbrili. E il virus ha colpito, anche, il padre. Solo la mamma è risultata negativa al test ma, comunque, sono tutti in quarantena nella stessa casa perché il 21enne ha bisogno di cure e non può essere lasciato. Per fortuna il Covid è arrivato in forma “leggera” ma il genitore teme possibili conseguenze a lungo termine e chiede perché tutti i fragili non siano stati, ancora, protetti. 

“Il direttore della Rsa convocò tutti gli utenti a febbraio per fare il vaccino – racconta Francesco Deleonardis – gli anziani ospiti furono vaccinati, li altri come mio figlio non furono fatti rientrare su decisione del dipartimento prevenzione della salute della Asl di Brindisi. Quegli stessi utenti comunque hanno continuato a frequentare la struttura per altri giorni, mettendosi e mettendo a rischio contagio. Io, personalmente, decisi di non mandare più mio figlio perché avevo paura. Da quel momento si sono susseguiti giorni di attesa, di continui confronti con il medico che lo segue, comunicazioni non complete per cercare di capire come poter riuscire a vaccinare un soggetto fragile come mio figlio. Anche il direttore della struttura si è interessato ma quando è arrivata la tanto attesa prenotazione era ormai troppo tardi. Mio figlio aveva sintomi riconducibili al Covid. E’ partita la procedura per fare il test il cui risultato è arrivato il 17 aprile con esito positivo. Mi sono contagiato anche io. Fortunatamente solo mia moglie è rimasta indenne ma siamo, comunque, tutti a casa in isolamento”. 

Ad oggi, la copertura vaccinale di pazienti con malattie rare ha raggiunto il 40 percento (8580 soggetti), mentre quella dei caregiver deve scontrare la mancanza di vaccini, è quanto si apprende dalla commissione sanità della regione Puglia al termine di un incontro con le associazioni. “Chiaro che se mio figlio fosse stato vaccinato diverse settimane fa, come logica direbbe visto che, di fatto, accedeva a quella struttura per diverse ore ed era in contatto con gli ospiti ed il personale, adesso non avrebbe contratto il virus e sia per lui sia per noi sarebbe un periodo decisamente più tranquillo. Vorrei soltanto capire – conclude Francesco - perché quel giorno non è stato fatto, per quali principi mio figlio come altri non sono stati fatti rientrare, anche, perché parliamo di soggetti fragili che non riescono a tenere la mascherina, non riescono a mantenere la distanza di sicurezza. Sono comunque persone vulnerabili sui quali intervenire subito”. 

Lo sfogo del giornalista Pierpaolo Piliego

Sono tante, ancora, le persone fragili e con gravi disabilità in attesa del vaccino e con loro anche i parenti che le assistono. Fra questi c'è anche il giornalista Pierpaolo Piliego, che racconta la sua vicenda sul suo profilo Facebook. "Collegandosi al sito 'La Puglia ti vaccina' - scrive Piliego - queste persone 'estremamente vulnerabili' così come si legge devono attendere la chiamata del proprio medico di medicina generale o dell'ente specialistico di cura, così come chi ha una grave disabilità ai sensi della legge 104/92 articolo 3 comma 3 deve contattare il proprio medico. Sta di fatto che mio padre, 79 anni, che da calendario sarebbe dovuto essere vaccinato il 12 aprile, pur avendo una grave disabilità, è ancora in attesa della prima dose".

"Possibile - si chiede il giornalista - che non si riesca a dare priorità a tutte queste persone che, paradossalmente, invece di trovarsi in cima alla lista ad oggi non hanno ancora ricevuto la prima dose? Anche io sono iscritto nell’elenco delle persone affette da malattie rare e ad oggi non so quando sarò vaccinato ma la mia rabbia è per tutti coloro che come mio padre, come me, trovandosi in una condizione di estrema fragilità e vulnerabilità, siamo ancora qui in attesa e comunque a rischio”. 

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