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Mimmo Arganese

Mimmo Arganese

Sindrome da post-contagio: "Ho 50 anni e il long-Covid mi ha devastato"

Ad un anno dal contagio, Mimmo Arganese, operatore sanitario, ha disturbi del sonno, spossatezza, emicranie, tachicardia e tremori alle mani

CEGLIE MESSAPICA - "La mia vita è cambiata, non sono più quello di una volta, anzi, è peggiorata e a 50 anni, sinceramente sono incazzato". Vorrebbe indietro la sua vita Mimmo Arganese, operatore sanitario di Ceglie Messapica, contagiato dal Covid-19 il 19 marzo 2020, in piena prima ondata e dopo un anno continua a vivere con sintomi debilitanti e permanenti. E' la sindrome del "Long-Covid" che gli esperti oggi valutano come una possibile "coda" della polmonite interstiziale determinata dal coronavirus con numerose conseguenze: insonnia, emicrania, dolori muscolari, spossatezza, alcuni di quelli fisici per non parlare delle conseguenze psicologiche come la fobia di stare nei luoghi affollati per paura del contagio.

MIMMO ARGANESE 3-2

"Sono mesi che faccio analisi particolari come tac, spirometria, esami cardiologici perchè dopo un anno e nonostante la negativizzazione del 4 maggio 2020 io non sto bene, non sono più quello di un anno fa", racconta Mimmo Arganese, quasi 50 giorni di incubo vissuti da solo, a casa. "Faccio parte di una piccola porzione di pazienti che presentano sintomi post Covid abbastanza importanti - spiega Arganese - non dormo più la notte e necessito di una terapia farmacologica, spesso ho mal di testa la sera, soffro di amnesie, dimentico nomi di persone, soffro di tachicardia, sbalzi di pressione, tremori alle mani. Problemi mai avuti prima di contagiarmi."

MIMMO ARGANESE 2-2

"Sono davvero stanco - commenta con amarezza Mimmo - non dimenticherò mai la solitudine di quei 50 giorni a casa, dove tante volte ho pensato di morire ma l'affetto e l'amore di mia moglie, della mia famiglia, degli amici mi hanno dato la forza di combattere, per questo sono arrabbiato con chi, ancora, non crede a questo virus e rifiutano il vaccino che è l'unica soluzione."

Ha dovuto accantonare le partite a calcetto, la possibilità di fare una passeggiata più lunga seppur due mesi fa è tornato a lavoro nella struttura sanitaria messapica e a fine aprile dovrà rifare ulteriori accertamenti per capire se questi sintomi si tradurranno in danni permanenti: "Sono felice di essere rientrato in corsia ma la stanchezza è allucinante, ho il fiato corto se faccio qualche passo in più, mi si abbassa la voce. Ripeto, la mia vita non è più la stessa di prima e questo mi logora perchè vorrei poter tornare a fare tutte le cose belle che facevo. Non siamo malati immaginari, nè pazzi ma bisogna prendere atto che c'è questa sindrome, capirla e curarla in qualche modo."

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