Venerdì, 18 Giugno 2021
Emergenza Covid-19

"Per gestire meglio le vaccinazioni, rinnovo dei contratti e nuove assunzioni"

La proposta della Cgil. Il sindacato: "La dimensione ordinaria delle risorse umane è uno dei problemi più rilevanti"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a firma di Antonio Macchia (segretario generale Cgil Brindisi), Pancrazio Tedesco (segretario generale Funzione pubblica Cgil) e Luca Ghezzani (responsabile Funzione pubblica Cgil medici).

Alla Cgil, in considerazione della pandemia tuttora in atto, spiace aver svolto il ruolo della mitica Cassandra quando, nella nota osservazioni sulla “fase due” e la sanificazione negli ambienti sanitari, aveva già suggerito di non cullarsi nella falsa sicurezza della cosiddetta fase 2 dell’epidemia chiedendo di mettere in atto ogni provvedimento finalizzato a evitare che la pandemia divenisse endemica tra cui “quelli legati al potenziamento della medicina preventiva e di Iniziativa”.  Oggi, nella consapevolezza che il campo di gioco per il controllo della pandemia è la comunità attraverso attente misure di prevenzione e promozione della salute, come quotidianamente confermato dalle meritorie prassi degli operatori sanitari impegnati nel Dipartimento di prevenzione dell’Asl Br (e anche di tutte le strutture sanitarie territoriali dei sistemi sanitari regionali – ben 21!), dopo il definitivo riconoscimento del ruolo chiave di tali dipartimenti nel controllo della pandemia nella fase successiva al lockdown, non si può non rilevare che i provvedimenti messi in atto da codesta amministrazione non sono ancora sufficienti.  

Questa fase di lotta al Covid-19, che prima dell’approvazione Aifa del vaccino BionTech-Pfizer, aveva un unico fronte (per quanto complesso e variegato), quello del monitoraggio e tracciamento del contagio, ora, invece, ha anche un secondo fronte, quello della vaccinazione di massa. Certamente il rafforzamento delle risorse umane, per queste attività, dovuto al contributo di professionisti, provenienti da aree diverse del dipartimento e da servizi esterni al Dipartimento di prevenzione, con professionalità e competenze diverse, resisi disponibili in quanto molte attività sul territorio sono state rallentate o sospese, ha giovato, ma il carico lavorativo ha raggiunto livelli molto onerosi arrivando alle 10-12 ore giornaliere. Questi due programmi preventivi, dunque, sono stati finora perseguiti con grande spirito di abnegazione da parte degli operatori sanitari del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Br, nonostante che negli anni tali strutture territoriali siano state oggetto di continui ridimensionamenti (in termini di finanziamenti e di personale) fino a ridurli in condizioni di grave carenza di organico che non può non rilevare per tutte quelle situazioni in cui siano verificati episodi di disorganizzazione: la consapevolezza delle tempistica quantità e qualità stringenti delle attività da svolgere, delle competenze necessarie da uniformare visto l’afflusso di un gran numero di figure professionali con diverse competenze e diversa capacità operativa, della necessità di instaurare rapidamente misure organizzative con scarse risorse, hanno, talora, generato stanchezza e frustrazione negli operatori, con una percezione di insoddisfazione per il loro lavoro svolto durante una vera e propria sfida organizzativa in un contesto di emergenza del tutto nuovo, in cui è stato necessario attuare cambiamenti e aggiustamenti continui ed è stato essenziale individuare velocemente le azioni e il personale necessari. 

In ragione di ciò la Cgil tutta non può non ringraziare, e riconoscere il merito di, quelle persone, quei professionisti del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Br che con il massimo impegno, quotidianamente, aiutano la comunità brindisina in questa emergenza epidemica attuando sia una stretta collaborazione e comunicazione tra servizi territoriali e ospedale attraverso l’implementazione dell’assistenza domiciliare come servizio trasversale tra territorio e ospedale sia un’integrazione extra-aziendale tra Asl, Regione, rete ospedaliera, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, enti locali e terzo settore. Ma, contemporaneamente, rileva che per le attività necessarie (come il contact tracing, le indagini epidemiologiche, la sorveglianza sanitaria per i casi positivi e per i loro contatti, l’informazione costante ai cittadini attraverso un servizio telefonico dedicato, la richiesta di tamponi, la gestione della piattaforma informatica per la raccolta dei dati, la comunicazione con i medici di medicina generale e con le amministrazioni locali, la gestione delle segnalazioni, l’assistenza a domicilio per l’effettuazione dei tamponi, da un lato e l’esecuzione di un adeguato e proficuo programma vaccinale, dall’altro) occorre un maggiore numero di operatori sanitari per fronteggiare i grandi sforzi organizzativo-logistici indispensabili per raggiungere l’obiettivo di non convivere più con il Sars-Cov-2, di non lasciare che l’epidemia diventi endemia.  

La Cgil riconosce e ricorda a codesta amministrazione che la dimensione ordinaria delle risorse umane dei Sisp è uno dei problemi più rilevanti per il funzionamento di tali strutture e che allorquando le unità di personale suppletive, attualmente incardinate nel Dipartimento di prevenzione, avranno fatto ritorno ai propri servizi di appartenenza, gli operatori rimasti del Sisp avranno difficoltà a sostenere un impegno simile per un lungo periodo di tempo per cui appare sempre più evidente la necessità di prorogare tutti i contratti a tempo determinato e prevedere urgenti nuove assunzioni, anche rivedendo il piano del fabbisogno di personale. La pandemia da Covid-19 ha delineato la necessità di determinare un nuovo paradigma gestionale del sistema sanitario pubblico e universalistico. Si tratta di ripensare alcuni caratteri che già aveva in sé il nostro sistema sanitario ma che la corsa al raggiungimento degli obiettivi di risparmio della spesa di questi anni e il modello imperante di politiche genuflesse al mercato hanno una impronta privatistica al sistema sanitario pubblico: non vorremmo mai che i mancati e/o ritardati investimenti pubblici possano facilitare anche l’ingresso del privato, in una logica di mercato, nella gestione della  campagna vaccinale anti Covid-19, che certificherebbe una Waterloo del nostro sistema sanitario pubblico nella lotta al corona virus.  

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Per gestire meglio le vaccinazioni, rinnovo dei contratti e nuove assunzioni"

BrindisiReport è in caricamento