Sabato, 15 Maggio 2021
Emergenza Covid-19

Vaccini per la fascia 70-79 anni: Puglia fanalino di coda

Il Financial Times, nel fornire un esempio negativo di comportamento nella gestione dei vaccini, ha indicato senza mezzi termini la nostra regione

Una volta tutte le signore d’una certa età erano, per noi ragazzini, zie. Anche se non le conoscevamo nemmeno, sapevamo che sarebbero venute, all’occorrenza, in nostro soccorso. Per questo, nel rivolgersi a loro, le gratificavamo di quell’appellativo con cui rendevamo noto che le ritenevamo persone di cui ci fidavamo. Sia pure con un po’ più di circospezione nutrivamo le stesse speranze d’aiuto pure nei riguardi dei signori anziani. In fondo l’età era una specie di discrimine. Un criterio per stabilire chi aveva migliori capacità di giudizio per schierarsi dalla parte giusta.

Derivava da questo il nostro affettuoso rispetto - e quello dei giovani in genere - per la vecchiaia. Sarà che non erano periodi di pandemia, dove il “salvi chi può” finisce per far degradare pure le migliori intenzioni, e potevamo quindi concederci certi lussi, ma nessuno avrebbe neppure pensato di passar loro davanti, scippandoli del posto: sarebbe stato disdicevole. Al contrario, il posto veniva loro spesso ceduto.

Ora pare che avvenga altrimenti, tanto che è dovuto intervenire il Presidente del Consiglio per porre rimedio alle tante cose strane avvenute nella campagna vaccinale. La cosa più inusuale è che, proprio nelle località in cui si sbandiera d’avere “il culto per i nonni”, i poveri nonni se la stiano forse vedendo brutta e non siano trattati, nei fatti, come le parole premurose lascerebbero presumere. Mettendo da parte questioni etiche, sulle quali è difficile trovare un metro comune, ricorro come al solito ai numeri.
Il Financial Times, nel fornire un esempio negativo di comportamento nella gestione dei vaccini, ha indicato senza mezzi termini la nostra regione.   

Il solito modo spocchioso di fare della “perfida Albione”? Ciascuno potrà giudicare. Io farò al più qualche conteggio sui numeri forniti dalle fonti ufficiali che caratterizzano la situazione del piano vaccinale all’11 aprile. Iniziamo dalle categorie da tutti ritenute a maggiore rischio, vale a dire gli operatori sanitari e sociosanitari e gli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Ebbene sia per gli uni, sia per gli altri, la Puglia si è mantenuta al disotto dei valori medi nazionali. Nel complesso, gli operatori sanitari e sociosanitari hanno avuto una copertura vaccinale del 91,6% (prima dose) e 75,3% (seconda dose). In Puglia 6,3 punti percentuali in meno per la prima dose (85,3%); 2,7 punti percentuali in meno per la seconda (72,6%).

Ancora peggio è avvenuto per gli ospiti delle Rsa. Il dato nazionale è pari al 91,3 (prima dose) e 75,5% (seconda); la Puglia ha vaccinato solo il 78,9% con la prima dose (12,4 punti percentuali in meno della media nazionale) e 62,9% con entrambe (12,6 punti percentuali in meno). L’altra categoria con priorità era quella degli over 80, anche qui la Puglia si pone al disotto della media nazionale: 4,9 punti percentuali in meno per chi ha avuto la prima dose ed un punto percentuale in meno per chi ha avuto due dosi. Maggior riguardo la nostra regione ha però dimostrato per il personale scolastico: 88,8% già vaccinato con la prima dose e 2,2% con entrambe. Valori questi di gran lunga superiori al 72,1% ed allo 0,9% della media nazionale. E si spera, quanto meno, che i vaccini abbiano privilegiato le scuole primarie e medie, più chiamate a svolgere didattica in presenza, in confronto a chi è stato prevalentemente impegnato nella didattica a distanza. Modalità questa cui in Puglia s’è ricorso probabilmente più che nel resto del Paese.

La nostra regione risulta inoltre tra quelle più sollecite a vaccinare la fascia d’età tra i 40 ed i 49 anni: 13% (prima dose) e 4,8% (entrambe). Mentre la media nazionale si attesta sull’11,1% (prima dose) e 4,6% (seconda). Risulta infine quasi fanalino di coda per i vaccini destinati alla fascia d’età 70 – 79 anni: 5,8% (prima dose); 1,3 (entrambe). Rispetto ad una media nazionale nettamente superiore: 22,7% (prima dose) e 2,8% seconda dose. Ed è su quest’ultimo punto che s’è appuntata la critica del Financial Times.

Tanto perché si abbia qualche possibile termine di paragone - ed intuire cosa le strategie sin qui seguite abbiano potuto comportare - si tenga presente che l’incidenza della mortalità da Covid-19, calcolata in Puglia nel 2021 su 10.000 abitanti, è pari a 0,6 per chi appartiene alla fascia dei quarantenni; 19,6 per i settantenni; 43,2 per gli ottantenni e 72,1 per gli ultranovantenni.
Il che in altre parole vuol dire che riservando 10.000 vaccini ai quarantenni teoricamente si può evitare il decesso di 0,6 persone; se si destinano ai novantenni, se ne possono salvare 72; 43 se ad essere vaccinati sono gli ottantenni e 19,6 se ad esserlo sono i settantenni. Senza contare le ripercussioni sulla strutture sanitarie: salvaguardati i fragili ed i vulnerabili, tutti gli altri, qualora si ammalassero, avrebbero maggiori possibilità di essere curati non in una situazione d’emergenza. E questo farebbe abbassare di molto gli eventi tragici anche per le categorie meno a rischio.
 

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