Lunedì, 27 Settembre 2021
Emergenza Covid-19

"Vaccini e Covid, tra gli indecisi molti giovani. Dobbiamo convincerli"

Il punto sulla pandemia nel Brindisino con Stefano Termite, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Asl: "Autunno sempre critico, ma il quadro epidemiologico è favorevole"

BRINDISI – L'autunno è alle porte, la recrudescenza dei casi di Covid è quasi scontata. Ma questi mesi non sono passati invano, ci sono state la vaccinazioni. Ma c'è una fetta di popolazione, specialmente i giovani adulti, che ancora sono in dubbio o non intendono vaccinarsi. Cosa ci dobbiamo aspettare? Come raggiungere gli indecisi o i no-vax? BrindisiReport lo ha chiesto al direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Asl di Brindisi, Stefano Termite. “Abbiamo raggiunto un ottimo livello di copertura vaccinale, nel complesso – spiega Termite – Abbiamo quasi l'83 per cento come prime dosi e più del 70 per cento come seconde dosi. Una buona fetta della popolazione è coperta. Qui a Brindisi e provincia il risultato è ottimo, ma non saremo soddisfatti finché non copriremo quella parte di popolazione che non si vaccina”. In questi mesi le azioni dell'Asl di Brindisi, in questo senso, non si sono fatte attendere. Un esempio è quello delle “vaccinazioni itineranti”.

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Siete soddisfatti delle vaccinazioni itineranti? 

“Ci sono state due tipologie di interventi: quello sui lidi nella parte nord di Brindisi. In questo caso non è stata soddisfacente la riuscita, in quanto nel complesso ci sono state poco più di 50 somministrazioni in mattinata. Invece in serata siamo andati nei comuni di Latiano, Francavilla Fontana e Mesagne. Qui sono stati ottenuti buoni risultati: almeno 50 somministrazioni per comune. Ci siamo soffermati – a Francavilla e Latiano – poi siamo andati a Mesagne, intorno alla mezzanotte. Poi il giorno successivo abbiamo ripetuto questo 'esperimento'. Per cui, la prossimità, laddove c'è grosso afflusso di gente, è una strategia che dà buoni risultati, perché coloro che esitano vedono presente, a portata di mano la possibilità di vaccinarsi e quindi ne approfittano, magari anche convinti dagli amici. In quell'occasione abbiamo vaccinato anche molti turisti. Quindi è stata sicuramente un'esperienza positiva. Per cui, per erodere questa piccola quota di non vaccinati che persiste è una strategia da mettere in campo, magari allestendo qualche stand in centri commerciali, dove c'è afflusso di gente”.

In vista della riapertura delle scuole, emergono criticità?

“Dobbiamo considerare che una parte della popolazione scolastica, fino agli 11 anni, non può essere immunizzata. Per il resto, nella fascia di età dai 12 ai 19, con una prima dose, abbiamo superato il 71 per cento. Con due dosi, il 44 per cento. Questa fascia della popolazione si sta avviando all'immunità. Per il resto, tra i 17 e 19 anni si supera l'80 per cento. Se avessimo avuto maggiore possibilità di sapere chi sono i non vaccinati, avremmo potuto incidere in modo più efficace in un tempo minore, ma c'è la privacy, che ci rallenta un po' in questo. Aspettiamo che siano i genitori che propongo i figli per la vaccinazione. Abbiamo lasciato ampi spazi, dal punto di vista orario. Abbiamo lasciato spazi liberi per l'accesso dei 12-19enne e per gli altri. Da oltre due settimane abbiamo aperto in tutte le fasce orarie all'accesso libero, per facilitare tutto ciò sul sito aziendale (dell'Asl di Brindisi, ndr) abbiamo pubblicato il calendario delle aperture degli hub”.

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Tornando alla riapertura delle scuole, ormai ci siamo.

“Sì, c'è il problema dei trasporti. Per la città di Brindisi è previsto il doppio turno. Per il resto della provincia c'è il turno unico. Con queste strategie e con la riduzione della capienza dei mezzi di trasporto all'80 per cento si tende a ridurre il rischio, che c'è sempre. E' una parte della popolazione meno immunizzata. Poi, vista l'età, la sintomatologia è molto blanda, spesso non ci si accorge dell'infezione, dunque questo può favorire ulteriormente la diffusione del Covid”.

Per quanto riguarda il quadro epidemiologico attuale, cosa ci dobbiamo aspettare dall'autunno?

“Sicuramente, in autunno, con il diminuire delle temperature e con l'aumentare delle patologie respiratorie, anche il Covid potrebbe conoscere un aumento. C'è poi la ripresa in presenza dell'attività scolastica. Adesso, dalla seconda metà di agosto, stiamo assistendo a una diminuzione dei nuovi casi. In autunno, come nello scorso anno, i casi potrebbero aumentare. Ci conforta il fatto che, nonostante la recrudescenza di luglio, questi aumenti non sono stati elevatissimi e i casi di ricoveri e di patologia grave sono stati residuali. Quindi confidiamo che, nonostante il prevedibile aumento dei casi, non avremo grosse conseguenze dal punto di vista sanitario”.

In conclusione, come si fa a raggiungere chi è in dubbio, come si fa a convincere i no-vax?

“Per raggiungerli c'è la prossimità, che stiamo sperimentando: facilitare l'accesso è importante. L'informazione, a più livelli, è altrettanto importante. Di recente abbiamo lanciato uno spot. La miglior difesa è la scienza, tutti noi dobbiamo confrontarci su temi scientifici e non su fake news. Abbiamo una fetta di popolazione molto importante che è quella dai 20 ai 29 anni e dai 30 ai 39 anni, dove quasi il 30 per cento non è vaccinato. Poi abbiamo i cittadini dai 40 ai 49 anni: un 20 per cento non è vaccinato. Infine, dai 50 ai 59 abbiamo un 15 per cento ancora non vaccinato. Quindi in queste fasce di popolazione dobbiamo incidere di più. I giovani adulti sono coloro che, paradossalmente, hanno goduto dell'efficacia delle vaccinazioni, che non hanno conosciuto tante malattie. Eppure sono dubbiosi o contrari o non credono nella pericolosità del Covid-19. E' qui che dobbiamo incidere e abbiamo una strategia. Con la Regione stiamo mettendo in campo il recall telefonico, per programmare la vaccinazione. A Brindisi abbiamo concluso le chiamate alle fasce dai 50 ai 59 anni. Nell'ultima riunione la cabina di regia regionale ci ha sollecitato nel trovare tutte le strategie possibili per coprire le fasce di popolazione dei giovani adulti. Serve una spinta, molti non sono completamente contrari, ma esitanti. C'è bisogno di una scelta consapevole. Noi, che ci occupiamo di scienza, dobbiamo indurli a una scelta consapevole in fatto di vaccinazione e di Covid”.

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