Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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La tragedia della Kater in scena alla residenza teatrale S.Chiara

Il teatro che racconta l'umanità in viaggio, le storie dei migranti, è andato in scena sabato a Brindisi nel Centro Culturale e Residenza Teatrale Santa Chiara, con lo spettacolo teatrale "Kater I Rades - Secondo movimento"

BRINDISI - Il teatro che racconta l’umanità in viaggio, le storie dei migranti, è andato in scena sabato a Brindisi nel Centro Culturale e Residenza Teatrale Santa Chiara, con lo spettacolo teatrale “Kater I Rades - Secondo movimento”. Lo spettacolo, nuova produzione di Thalassia Residenza Teatrale di Mesagne, curato dal regista e autore Francesco Niccolini, ha ricostruito il dramma che colpì il popolo albanese il 28 marzo 1997, cioè il naufragio della ex motovedetta Kater I Rades nel Canale d’Otranto in seguito alla collisione con il Sibilla, corvetta della Marina Militare italiana. Ottantuno gli scomparsi (cinquantasette morti e ventiquattro dispersi). Trentaquattro i superstiti. Questi i numeri della tragedia. Il relitto fu recuperato dall’abisso su ordine della procura della Repubblica di Brindisi, che indagò sulle responsabilità sino ad ottenere il processo, conclusosi con la condanna dei due comandanti.

Lo spettacolo ha quindi ripercorso quel drammatico Venerdì Santo, partendo proprio dal porto di Valona, con due albanesi (gli attori Fabrizio Saccomanno e Fabrizio Pugliese) che attendono di imbarcarsi per l’Italia perché il loro Paese è ferito dalla guerra civile, dalla miseria, dallo sfascio. Come i loro connazionali, anche i due protagonisti della rievocazione teatrale, sognano la possibilità di vivere una vita migliore, desiderano un lavoro, sperano di raggiungere quella nazione dove basta girare una ruota per vincere cinque milioni di lire.

Il relitto della Kater I Rades (Foto Mario Gioia)Sono ripercorsi quindi i punti salienti del processo che individuò due responsabili per quella strage nel Canale d’Otranto (i comandanti delle due unità coinvolte) e il viaggio verso l’Italia, un viaggio fatto di speranze, di sogni, di difficoltà negli spostamenti perché su quell’imbarcazione destinata a sole nove persone di equipaggio erano invece oltre cento, di urla verso la nave italiana per dire di non essere dei clandestini . E poi lo scontro con la corvetta Sibilla, la motovedetta albanese che “si fece carro funebre”. “Un manovale, un muratore, un sarto, una donna malata di cuore, una mamma e un bambino….”, li ricorda così, quegli albanesi morti, l’attore Fabrizio Saccomanno quasi al termine della rievocazione teatrale che con il suo susseguirsi di emozioni, riflessioni e domande senza risposta rimarrà sicuramente nel ricordo di chi l’ ha visto.

Le parti lignee della motovedetta albanese, recuperate due anni fa dalla Thalassia presso uno sfasciacarrozze e che hanno fatto da scenografia allo spettacolo teatrale,  rappresentano il primo passo per la nascita del Museo della Memoria Migrante che avrà la sua sede nella struttura dell’ex convento Santa Chiara. Una parte di quei resti lignei sarà restituita al governo albanese per un monumento commemorativo da collocare nel porto di Valona. Lo scafo è invece stato trasferito da Brindisi ad Otranto per diventare un monumento, percorso raccontato in un film-documento del regista brindisino Simone Salvemini.

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