Martedì, 26 Ottobre 2021
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A Mesagne «Mascher’arti a Napoli» per il Barocco Festival

Dopo la prima di San Vito dei Normanni, il «Barocco Festival Leonardo Leo» approda a Mesagne, il prossimo giovedì 25 agosto alle ore 21, nella piazza d’armi del Castello Normanno Svevo, con lo spettacolo «Mascher’arti a Napoli»

MESAGNE - Dopo la prima di San Vito dei Normanni, il «Barocco Festival Leonardo Leo», giunto alla sua XIX edizione, approda a Mesagne, il prossimo giovedì 25 agosto alle ore 21, nella piazza d’armi del Castello Normanno Svevo, con lo spettacolo «Mascher’arti a Napoli», sottotitolo «La musica, la poesia, il teatro nelle corti napoletane del Seicento». 

E' il secondo appuntamento della rassegna di musica antica diretta dal maestro Cosimo Prontera e dedicata a Leonardo Leo, tra i massimi esponenti dell’era d’oro, il Settecento, della Scuola Napoletana. Nella suggestiva cornice storica del centro messapico, sarà protagonista l’ensemble «Anonima Frottolisti», diretto da Massimiliano Dragoni, un progetto che nasce ad Assisi nel 2008 come risultato dell’incontro di musicisti provenienti da esperienze musicali diverse, da studi internazionali e collaboratori di alcuni tra i più noti ensemble di musica antica europei. «Anonima Frottolisti» esplora il repertorio creato a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, cioè quello dell’Umanesimo che seppe dar vita a uno sviluppo artistico e culturale ancora oggi tangibile nelle nostre città, nelle biblioteche, negli archivi e nella produzione d’arte figurativa. La fortuna di Napoli, capitale europea della musica e delle arti, ruota da sempre attorno a una storia che si fonde e confonde con il respiro del suo teatro e della sua musica.

La musica racconta da sempre la società nella quale si diffonde, rappresentandola attraverso le sue caratteristiche, a partire dal gusto e dunque dall’estetica prettamente musicale, al testo che a sua volta esalta l’immaginario colto e popolare della cultura del tempo. La storia delle Villanelle napoletane riveste a pieno titolo questa serie di aspetti. Con il suo canto popolare, a partire dal Cinquecento, Napoli porta in tutta Europa le Villanelle e così, con questo successo, il dialetto napoletano entra anche a corte per divertire nobili e plebei. La Villanella diventa una malattia, una moda, esce dai confini del Regno per contagiare cultori, inventori ed esecutori in ogni dove, ma sempre in napoletano: la villanella è per temi, melodie, ironia, amore, la vera forma iniziale della canzone napoletana, e la sua grandezza sta nella formula espressiva, divertente, ironica o ammiccante e gioiosa, nel suo tempo mai noioso o fastidioso, nell’autenticità “villana” dei sentimenti che mette in piazza.

Anonima frottolisti-2

E così dal canto a tre voci (o una voce più due strumenti) della sua origine agreste, questo componimento si arricchisce di strumenti (liuto e arpa, poi cembalo e clavicembalo) fino a diventare polifonica. Con la Villanella si compie per la prima volta nella storia della canzone napoletana quel movimento dal basso verso l’alto che suggella l’identità culturale tra popolo, borghesia o nobiltà. Il popolo prende in giro, ironizza sui vizi dei potenti, canta i nuovi mestieri, ma continua a riproporre l’amore, l’inganno, il rifiuto delle donne amate. 

Lo spettacolo «Mascher’arti a Napoli», firmato dall’ensemble «Anonima Frottolisti», racconta i personaggi che dalle Villanelle diventano protagonisti nella Commedia dell’Arte - il saracino, il sognatore, l’innamorato, la vecchia, la gallina, la vedovella, i cingari, i cantori, i dottori -, che nel Cinquecento visse uno straordinario connubio con l’esecuzione musicale. Ensemble Anonima frottolisti: Luca Piccioni voce liuto, chitarra rinascimentale; Emiliano Finucci voce, viola da braccio; Simone Marcelli voce, organo portativo; Massimiliano Dragoni salterio a battenti, percussioni; Alessio Nalli flauto, bombarda; Luigi Germini trombone rinascimentale; Ludovico Mosena flauti, dulciana, ghironda. 

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