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Vittime innocenti di Mafia: a Fasano “L'agenda - 19 luglio 1992”

La pièce teatrale dedicata al giudice Borsellino e alla strage di via D’Amelio è stata scelta dall’amministrazione, in occasione del 21 marzo. In onda sul canale youtube “Città di Fasano” 18, 19 e 20 marzo

FASANO - «L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. L’importante è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo. Altrimenti non è coraggio, è incoscienza».  Di questa convinzione Paolo Borsellino ne aveva fatto il proprio stile di vita. Uno stile di vita difeso fino all’ultimo giorno, quello della strage di Via D’Amelio, a Palermo. E proprio attorno al 19 luglio 1992 in cui il giudice perse la vita insieme agli uomini della scorta, ruota la pièce teatrale «L'agenda - 19 luglio 1992», l’opera scelta dall’Amministrazione per celebrare, insieme alle scuole del territorio, la Giornata della Memoria e dell’impegno  in ricordo delle vittime della mafia, che ricorre  domenica 21 marzo.

Lo spettacolo, realizzato dal collettivo Teatro Prisma, è un monologo interpretato da Barbara Grilli per la regia di Giovanni Gentile e sarà trasmesso dalle 8.00 del 18 a mezzanotte del 20 marzo sul canale YouTube “Città di Fasano”.

La pièce indaga il legame tra le stragi di via d'Amelio e di Capaci, dove due mesi prima, il 23 maggio 1992, furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie magistrato Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. 

La domanda che fa da sfondo al monologo è: su cosa stava indagando il giudice Borsellino dopo la morte del suo amico Falcone? E perché bisognava fare in fretta ad ucciderlo? E soprattutto: dov'è l’agenda rossa da cui il giudice Borsellino non si separava mai e sulla quale scriveva furiosamente a ogni ora del giorno ed anche della notte? Proprio attorno al mistero dell’agenda, scomparsa negli attimi concitati che seguirono l’attentato, si concentra la pièce. 

La penna di Gentile tratteggia abilmente e con schiettezza un'indagine dai contorni lacunosi e piena di depistaggi. Quello che emerge è il ritratto di uno Stato che si tira indietro rispetto alle proprie responsabilità («quando lo Stato e la società civile ti lasciano solo, la mafia vigliacca ti dichiara guerra», dice Gentile nel monologo). insomma viene tratteggiato un pezzo di storia d'Italia completamente da riscrivere.

«Abbiamo scelto un coraggioso  monologo teatrale da proporre ai nostri studenti e a tutti i cittadini per riflettere sul grande contributo di uomini come Borsellino e Falcone che dedicarono tutto il loro impegno e la loro competenza a combattere la mafia, fino a pagare con la propria vita – dice l’assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, Cinzia Caroli –. Vogliamo che i nostri ragazzi comprendano che la mafia non è qualcosa di distante da noi e non è vero che non si può far nulla nel nostro piccolo per combatterla. Quello che ciascuno di noi può contrastare è  il sentire mafioso, quella cultura o sottocultura fatta di piccoli soprusi, favoritismi, prevaricazioni. Sono atteggiamenti a cui assistiamo quotidianamente e che con impegno e coraggio possiamo insieme combattere».
L'Amministrazione comunale si unisce a Giovanni Gentile nella dedica del monologo alla memoria di Paolo Borsellino e al Movimento delle Agende rosse, costituito da cittadini che agiscono affinché sia fatta piena luce sulla strage di via D’Amelio.

«Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavoravano con perfetta coscienza che la mafia un giorno li avrebbe uccisi, come disse proprio Borsellino nel giorno dei funerali di Falcone, eppure non si sono mai sottratti alle loro responsabilità di uomini dello Stato a difesa dell’interesse di tutti – spiega il sindaco Francesco Zaccaria –. Affinché il sacrificio di questi uomini straordinari non sia vano, a distanza di quasi 30 anni dalla loro morte, è dovere di tutti noi non solo ricordare e tramandare ai giovani il loro esempio di vita e di integrità, ma agire ogni giorno, nei nostri comportamenti, con profondo rispetto delle regole e senza girare la testa dall’altra parte di fronte ai disonesti, ai furbi, a chi cerca scorciatoie. La vita di uomini come Borsellino ci insegna a non essere omertosi o indifferenti, a non abdicare alla vigliaccheria che è certamente più comoda, ma è contraria al senso di responsabilità a cui tutti noi, nessuno escluso, siamo chiamati come cittadini consapevoli e coraggiosi».

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