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“Al passo delle cicogne bianche”, presentato il libro che racconta Brindisi medievale

Lo scrittore greco Leonida Michelis ha presentato venerdì sera a Brindisi il suo ultimo romanzo dal titolo "Al passo delle cicogne bianche" (Edizioni Atmosphere libri)

BRINDISI - Lo scrittore greco Leonida Michelis ha presentato venerdì sera a Brindisi il suo ultimo romanzo dal titolo “Al passo delle cicogne bianche” (Edizioni Atmosphere libri). Il libro è stato presentato nel corso del cinquantesimo Colloquio di studi e ricerca storica dal tema “Verso Brindisi sulle millenarie rotte mediterranee degli scambi culturali”, organizzato dal Centro per la diffusione della Lingua e Cultura Greca Dimitri Glaros, dalla Comunità Ellenica di Brindisi, Lecce e Taranto, dal Rotary Club Brindisi Appia Antica e dalla sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia. A dialogare con l’autore, la professoressa Isabella Oztasciyan Bernardini d’Arnesano, direttrice del Centro per la diffusione della Lingua e Cultura Greca Dimitri Glaros. La serata è stata intervallata dagli interventi dell’attore Cesare Pasimeni, che ha letto, interpretandoli, alcuni passi del libro di Leonida Michelis, che racconta due storie, una recente e l’altra antica di secoli, che ruotano attorno a un’antica icona.

Da sinistra, Leonida Michelis, Giacomo Carito e Giuseppe Marella-3

Gli indirizzi di saluto di Corrado Nicola De Bernart, presidente Rotary Club Brindisi Appia Antica, hanno aperto la serata culturale, proseguita con le premesse dei professori Giacomo Carito e Giuseppe Marella della Società di Storia Patria per la Puglia. Per il professor Carito, il romanzo di Michelis intreccia Medioevo ed età contemporanea, è un romanzo che quindi si muove su due piani temporali e che riguarda anche la nostra città. “Con Leonida entriamo in uno dei luoghi simbolo della Brindisi medievale, cioè il Monastero benedettino di Sant’Andrea in insula”, afferma Carito, “monastero di cui rimangono oggi solo pochi lacerti, grandi capitelli conservati al Museo Provinciale”. Come ricorda ancora il professore, la storia di questo monastero è una storia molto importante perché fu punto d’unione tra greci e latini e, probabilmente, si sviluppò prima come cenobio di rito e cultura greca, come altri nel Salento, in particolare nei secoli in cui Costantinopoli esercitò su quest’area un dominio diretto.

Il pubblico-5-35

“Il monastero fu riedificato a metà dell’XI secolo su iniziativa dell’arcivescovo latino di Brindisi, Eustachio, che venne incontro alle richieste di due uomini baresi, Melo e Teudelmanno i quali chiesero di poter ricostruire sull’isola l’antico cenobio”, ricorda Carito, che prosegue rilevando come nel libro di Michelis si faccia riferimento all’antico nome dell’isola, Bara, e le tante dedicazioni a Sant’Andrea nel Salento. “Sant’Andrea è il patrono del patriarcato di Costantinopoli, quindi questi agionomi ci rendono evidente il legame tra il Salento e Costantinopoli”, spiega il presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, che ricorda come questi agionimi si riferivano a piccoli o grandi complessi conventuali che servivano molto spesso da riferimento per la navigazione.

Cesare Pasimeni-2

Il professore Giuseppe Marella si è soffermato sul libro di Leonida Michelis, definendolo come un libro che si lascia leggere volentieri e che è destinato ad incontrare un pubblico molto differenziato perché presenta una storia che in qualche modo tocca varie tipologie di romanzo. “È la storia di un’icona”, afferma Marella, che sottolinea come questa storia si sviluppi in tre periodi storici diversi: il IX secolo, il tardo XV secolo e il giorno d’oggi, e come l’autore si sia soffermato con estrema attenzione entrando nel vivo dei dettagli dei tre periodi. Per Marella, il romanzo di Leonida Michelis oltre ad essere un romanzo storico è contemporaneamente anche un romanzo di avventura a chiave, perché c’è un mistero da svelare. Marella ha quindi parlato dell’iconoclastia che si scatenò agli inizi dell’VIII secolo d. C. mostrando una serie di immagini di icone lignee e degli schemi formali che caratterizzavano e caratterizzano l’arte bizantina.

Dopo la relazione di Marella, la serata culturale è terminata con le domande che la direttrice del Centro per la diffusione della Lingua e Cultura Greca Dimitri Glaros, la professoressa Bernardini d’Arnesano, ha rivolto all’autore del libro, il quale ha risposto diffusamente e con competenze storiche agli interessanti quesiti che hanno appassionato il pubblico presente, propostigli dalla professoressa.

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