“Barocco festival”, batte forte il cuore musicale di Napoli a Brindisi

BRINDISI - Il «Barocco Festival Leonardo Leo» ripercorre un tema classico mercoledì 5 settembre alle ore 21. Si torna a Brindisi, nel Chiostro del Palazzo Vescovile, per un ideale viaggio a «Napoli!» tra le musiche di Orlando di Lasso, Totò e Maria Pia De Vito. Un omaggio alla città dei quattro conservatori, centro della musica antica, classica ed etnica, infine culla di una nuova civiltà culturale capace di effondere il suo illuminato riverbero in tutta Europa. Trio insolito che vede affondare le radici dei musicisti in ambiti “lontani”: quella della musica popolare, del jazz e della musica antica fornendoci una commistione sorprendente. In scena dei big di questi ambiti: Maria Pia De Vito (voce), Michel Godard (serpentone) e Claudio Astronio (cembalo).

Il viaggio parte e finisce a Napoli: comincia con la prima villanesca conosciuta, passa dalle villanelle e dalle moresche di Orlando di Lasso fino alla canzone napoletana, da Totò fino a ciò che Maria Pia De Vito, vera artista napoletana, ha composto non dimenticandosi delle tracce vive del passato. L'incredibile versatilità, creatività e sensibilità unite alle straordinarie doti vocali fanno di Maria Pia De Vito una delle più raffinate e emozionanti vocalist contemporanee, una personalità artistica veramente libera, personale e straordinariamente moderna. Con lei Michel Godard, o semplicemente “Monsieur Tuba”, uno dei pochissimi solisti di tuba e probabilmente l’unico solista di serpentone (uno strumento in legno dalla curiose fattezze simili a quelle di un serpente, primo antenato del basso tuba), e Claudio Astronio, eclettico musicista - clavicembalista, organista, direttore d’orchestra - che in più occasioni ha collaborato con personalità come Max van Egmond, Emma Kirkby, Yuri Bashmet e Gustav Leonhardt.

Napoli ha rappresentato la culla e la capitale internazionale della cultura. I salotti napoletani erano frequentati da intellettuali che provenivano da ogni parte del mondo: musicisti, uomini di scienza, poeti, letterati, filosofi. All’epoca l’esperienza di un soggiorno a Napoli accreditava l’uomo di cultura: con un linguaggio contemporaneo diremmo che la sosta nei salotti napoletani conferiva allo studioso una certa “visibilità”. La storia di Napoli, dalle sue origini, è fatta di continui cambiamenti dovuti a incontri e dominazioni straniere che hanno lasciato traccia nel linguaggio, nella tradizione di vita, nella cultura in generale. Si dice che Napoli sia un teatro a cielo aperto nel quale non solo si assiste alla scena, ma ci si fonde con essa. Il contatto con diverse civiltà ha portato la città a evolvere sul piano culturale e soprattutto ad acquisire la capacità di essere recettiva alle novità.

Il concerto è un omaggio alla portentosa liaison di Napoli con la musica, nata dalla fervida attività dei quattro Conservatori e dai talentuosi musicisti che l’hanno resa la città più musicale delle capitali europee. Luoghi di formazione, riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo, i Conservatori erano capaci di fornire agli allievi il necessario bagaglio per diventare compositore, cantante o strumentista al livello più alto, e consentire ai più eccellenti allievi l’accesso alle corti principesche di tutta Europa.

Molti compositori furono forgiati dall’indole della città ancor prima che dalla sua scuola musicale. Alcuni, di origine siciliana, pugliese o perfino francese, hanno contribuito a dare respiro europeo alla tradizione di una città che ha insinuato la suggestione di forme musicali fra il colto e il popolare destinate a diffondersi in modo capillare in tutta Europa.

Per questo «Napoli!» è un focus musicale sull’epicentro culturale partenopeo, sul suo gusto, sulla capacità di diffondere le sue tradizioni e il suo patrimonio artistico: Napoli era la vera capitale d’Europa. Il viaggio si compie sulle musiche di Giovanni de Macque (compositore di origini franco-fiamminghe che a Napoli visse fino al 1614), anonimi napoletani del Cinquecento, Alessandro Scarlatti (uno dei padri della scuola napoletana e dell’opera settecentesca), Orlando di Lasso (tra i massimi compositori di musica polifonica del Rinascimento), Antonio de Curtis, Maria Pia De Vito, Claudio Astronio e Michel Godard.

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