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Convegno sul ruolo della donna durante la Grande guerra all'albergo Internazionale

Evento organizzato dalla Società di storia Patria in occasione della sesta sessione dell'undicesimo Convegno nazionale di studi e ricerca storica . Appuntamento alle ore 17,15

BRINDISI – Il ruolo della donna durante la Prima guerra mondiale sarà l’argomento della sesta sessione dell’undicesimo Convegno nazionale di studi e ricerca storica organizzato per martedì (21 febbraio) dalla Società di storia Patria presso la sala regia del Grande albergo internazionale (appuntamento alle ore 17,15). 

Interverranno Giovanna Bin (Archivio di Stato, Lecce), Salvatore Coppola (Società di Storia Patria per la Puglia) e Antonio Mario Caputo (Società di Storia Patria per la Puglia). Le conclusioni saranno affidate a Giacomo Carito (Società di Storia Patria per la Puglia)

Di seguito, una nota della Società di storia patria sul convegno. 

L'assenza dei maschi impegnati nella Grande Guerra provocò conseguenze rilevanti a livello economico e sociale. Per le donne il trauma bellico di lunga durata se ha significato lutto e sofferenza, ha determinato senza dubbio anche una frattura dell'ordine familiare e sociale.  Mentre memoria e immagine maschile sono caratterizzate da senso d’orrore, sofferenza e tragedia, alcune testimonianze orali di donne lasciano intravedere un senso di liberazione e orgoglio retrospettivo, nonché di accresciuta autostima. Si arrivò alla rimozione di tabù e confini tra compiti e ruoli canonici; il risultato di tale drastica rimozione della repressione sociale femminile, fu dunque  un inedito anelito di libertà: si scopriva possibile vivere sole, uscire da sole, assumersi responsabilità anche se non sempre accettate senza riserve dagli altri.

A colpire maggiormente l’immaginario collettivo fu la comparsa delle donne in occupazioni tradizionalmente inconsuete;  quotidiani e riviste dell’epoca divulgavano  fotografie di donne italiane o straniere impegnate come spazzine, tranviere, barbiere, direttrici d'orchestra, boscaiole, ecc., apparendo tanto insolite, quanto preoccupanti nei confronti della “normalità” dettata dalle secolari tradizioni precedenti. Dal confronto tra i dati censuari del 1911 e del 1921 risulta che, tranne nell'industria, in tutti gli altri settori (trasporti e comunicazioni, commercio, banche e assicurazioni, amministrazione pubblica e privata, professioni e arti liberali) la presenza di manodopera femminile aumentò in cifre assolute, ma - a causa della crescita complessiva dell'occupazione - solo in alcuni di essi si verificò un aumento anche in percentuale: i trasporti, e soprattutto le banche e assicurazioni (dove passò dal 3,5% all'11,4%), 1'amministrazione (dal 4,7% al 12,9%) e le professioni. Ciò era l'indizio di una linea di tendenza innescata dalla guerra, che il ritorno alla normalità nel dopoguerra non fu sufficiente a invertire.

Come afferma il contemporaneo Antonio Gibelli (“La Grande Guerra degli Italiani 1915-1918”) “…non meno importante, fu la dilatazione dei compiti e dei ruoli delle donne nelle campagne: secondo calcoli attendibili, su una popolazione di 4,8 milioni di uomini che lavoravano in agricoltura, 2,6 furono richiamati alle armi, sicché rimasero attivi nei campi (a parte le scarse licenze) solo 2,2 milioni di uomini sopra i 18 anni, più altri 1, 2 milioni tra i 10 e i 18 anni, contro un totale di 6,2 milioni di donne superiori ai 10 anni. Inevitabile fu l'occupazione femminile di spazi già riservati agli uomini, e contemporaneamente lo straordinario aggravio di fatica e di responsabilità. Le donne videro ancora dilatarsi i tempi e i cicli abituali del lavoro (col coinvolgimento delle più piccole e delle piu vecchie), e dovettero coprire mansioni dalle quali erano state tradizionalmente esentate”.

La Grande Guerra incrinò modelli di comportamento, le relazioni tra generi e classi di età, nonché tra le varie classi sociali, mettendo in discussione gerarchie, distinzioni e autorità ritenute immutabili: un effetto che  sarebbe emerso ampiamente nel dopoguerra, contribuendo a conferire alle lotte sociali, comprese quelle per i diritti delle donne, quell'impronta di stravolgimento radicale dell'ordine esistente che avrebbe fatto per un momento tremare le classi proprietarie.

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