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Da sinistra, Emanuele Amoruso, Antonio Palmisano e Giacomo Carito

Da sinistra, Emanuele Amoruso, Antonio Palmisano e Giacomo Carito

“Antropologia post globale”: presentato il libro di Antonio Luigi Palmisano

Si è parlato di Antropologia post globale nel terzo appuntamento della manifestazione Storie della nostra Storia -VIII Movimento: “Dall’essere per le cose all’essere oltre le cose”

BRINDISI - Si è parlato di Antropologia post globale nel terzo appuntamento della manifestazione Storie della nostra Storia -VIII Movimento: “Dall’essere per le cose all’essere oltre le cose”,  iniziativa culturale organizzata dalle sezioni di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, del Rotary Club Brindisi Appia Antica e dall’associazione Le Colonne Arte Antica e Contemporanea, nell’ambito della campagna nazionale Il Maggio dei Libri. È stato infatti ospite l’autore del volume “Antropologia post globale” (Pensa editore, 244 pagine), Antonio Luigi Palmisano, antropologo dell’Università del Salento. Il volume è stato presentato lunedì sera nella Sala Convegni dell’Hotel Palazzo Virgilio di Brindisi. A dialogare con l’autore, il sociologo Emanuele Amoruso.

Il pubblico-5-36

Ad aprire la presentazione del volume di Palmisano, i saluti del presidente del Rotary Club Brindisi Appia Antica, Corrado Nicola De Bernart, del vicepresidente regionale della Società di Storia Patria per la Puglia, Giacomo Carito, e della presidente dell’Associazione Le Colonne Arte Antica e Contemporanea, Anna Cinti.  Il libro di Palmisano, per il professor Carito, è un libro che fa riferimento a Martin Heidegger e che affronta e chiarisce bene molti punti della nostra contemporaneità. Il professore ha ricordato che in “Essere e Tempo”, testo da cui muove la grande fama di Heidegger, il tema centrale è l’esserci, l’essere al mondo.

La copertina del libro di Antonio Luigi Palmisano-2

La parola è passata quindi all’autore, che ha ricordato come la filosofia tedesca era alla base della svolta che si ebbe a Berlino nel campo dell’antropologia e come vi era un’attenzione particolare per il pensiero di Heidegger e per la questione da lui sollevata sull’essere aperti al mondo per vivere una vita che fosse piena. Palmisano ha evidenziato che Heidegger fu uno dei maggiori pensatori che compresero di più alcuni aspetti della mistica e della trascendenza.

Per il sociologo Emanuele Amoruso la riflessione sull’oggi, in particolare su una disciplina come l’antropologia, è di fatto una riflessione che esprime, circoscrive, definisce, cerca di scandagliare, la crisi contemporanea, e nel cercare di capire qualcosa di questa crisi si va a finire alla crisi dell’essere, alla crisi dello stare al mondo, che è anche la crisi delle discipline, delle scienze umane e sociali che riflettono il mondo.  Secondo Amoruso, il volume di Palmisano indaga a fondo la questione dell’antropologia come disciplina, della antropologia post globale, “che è questo tempo dell’oggi”.

I saluti di Anna Cinti-2

La nostra epoca, per l’autore, è da definirsi “post globale” in quanto la globalizzazione è finita già da un po’. “Siamo convinti che non ci siano più le “grandi recite”, che non ci siano più grosse ideologie di riferimento”, afferma Palmisano, “ma per me non è così. Ci sono delle ideologie di riferimento molto forti ma non visibili. È come se stessero al di sotto delle acque”. Per l’antropologo queste ideologie sono sostanzialmente ideologie da riportare, come origine, al Seicento-Settecento (il cartesianesimo; l’esaltazione assoluta della cosa, come fondamento dell’esistenza umana; l’idea di una realtà che sia solo oggettuale; sul piano politico, la selezione naturale che viene trasformata in selezione sociale; e tutte le ideologie che abbiamo sentito come espressione pubblicitaria). Nell’epoca post globale, secondo l’autore,  si è imposta l’economia finanziaria, e la tekne, l’ideologia della tecnica portata alle sue estreme conseguenze, rischia di ridurci a merce. È importante quindi riprendere la pratica del dialogo, l’ascolto delle emozioni e ripotenziare i nostri sensi.

La serata culturale si è conclusa con un dibattito nel corso del quale il pubblico ha dialogato con l’autore. 

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