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Brindisi esclusa dai poli museali

BRINDISI - Sarà pure "filia solis", ma Brindisi perde una grande opportunità, e nessuno ne parla, ovvero nessun ente preposto fa qualcosa per recuperare una candidatura assegnata al Polo museale di eccellenza nel Mezzogiorno di Brindisi, poi abbandonata. Sembra non ci sia nulla da dire sulle attività turistico-culturali dell'area che si perdono, poi ci si lamenta che Puglia Promozione avrebbe dimenticato Brindisi quale meta turistica. Forse non c'è dialogo tra gli enti istituzionali, manca proprio quella governance per dare la giusta spinta a un'area potenzialmente forte, ma da anni assorbita dal Polo di Lecce. Ecco un intervento inviatoci a tale proposito dall'ingegnere Francesco Pagliara.

BRINDISI - Sarà pure "filia solis", ma Brindisi perde una grande opportunità, e nessuno ne parla, ovvero nessun ente preposto fa qualcosa per recuperare una candidatura assegnata al Polo museale di eccellenza nel Mezzogiorno di Brindisi, poi abbandonata. Sembra non ci sia nulla da dire sulle attività turistico-culturali dell'area che si perdono, poi ci si lamenta che Puglia Promozione avrebbe dimenticato Brindisi quale meta turistica. Forse non c'è dialogo tra gli enti istituzionali, manca proprio quella governance per dare la giusta spinta a un'area potenzialmente forte, ma da anni assorbita dal Polo di Lecce. Ecco un intervento inviatoci a tale proposito dall'ingegnere Francesco Pagliara.

"E' un vero peccato sapere che il "Polo museale di eccellenza del Mezzogiorno" di Brindisi è stato abbandonato, nonostante nella prima fase fosse stato selezionato insieme ad altri quattro Poli in Puglia: Bari, Castel del Monte, Taranto e Otranto. Poi, anche quest'ultimo messo da parte, ma subito rimpiazzato da Lecce con il Castello Carlo V e new entry del Museo Archeologico della Daunia di Manfredonia.

Diventa difficile capire per quale ragione non c'è interesse a una ricandidatura ovvero a una rimodulazione del Polo museale di eccellenza in provincia di Brindisi, rimasta l'unica scoperta in Puglia, nonostante i soggetti istituzionali sono stati informati dell'implementazione del Programma: il finanziamento è passato dagli iniziali 5 milioni di euro ai 330 milioni nell'ambito del Piano di Azione e Coesione (Pac) a maggio 2012 più 70 milioni assegnati direttamente con deliberazioni Cipe su segnalazione del Ministero pei Beni e le Attività Culturali (Mibac).

E' altrettanto difficile comprendere per quale ragione, pur consapevoli che i fondi strutturali utilizzati sino a dicembre 2011 nell'arco temporale di 5 anni (2007-2011) sono stati appena del 13% di spesa e del 20 % impegnati, le varie amministrazioni non si attivano in tempo sapendo che rimane l'80% da impegnare in un anno e mezzo (sino al 2013) per recuperare tutto il tempo perso.

Il Ministro Barca ha dovuto inventare un nuovo strumento per definanziare tanti progetti che non partono per ricollocarli su altri interventi cantierabili. Scatenando Una bagarre di politica campanilistica. La questione è che non si fanno progetti credibili per il territorio e soprattutto cantierabili. La progettazione è l'asse centrale sulla quale dover investire e non semplicemente assegnare per lo sviluppo del territorio. Vi è sicuramente un difetto di comunicazione, di governance tra i vari soggetti istituzionali preposti allo sviluppo e alla salvaguardia dei beni culturali.

Il binomio della salvaguardia di un patrimonio culturale e dello sviluppo territoriale di un'area complessa, quale idea "forte" di Museo della Città di Brindisi, rappresenta la premessa per la individuazione dell'intervento, cui deve seguire la prefattibilità e soprattutto la maturità progettuale, per assicurarsi il finanziamento (miglioramento accessibilità, spazi interni/esterni museali, servizi turistico-culturali etc).

La rimodulazione da proporre viene effettuata nell'ambito del Pac, secondo schede preliminari e di attività, cui deve essere dimostrata la sostenibilità dell'idea progettuale e del contributo alla crescita economica e sociale dell'area di intervento di cui sopra.

La precedente selezione del Comune di Brindisi, che comprendeva un'area di intervento evidentemente molto vasta a partire dal complesso difensivo del Castello Alfonsino e del Forte a Mare estesa ai castelli di Carovigno e Oria, includendo il Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo", l'area archeologica di S. Pietro degli Schiavoni, il parco e il Museo archeologico nazionale di Egnazia, pur riconoscendone il valore intrinseco del patrimonio è stata abbandonata proprio perché le analisi hanno rilevato la mancanza delle condizioni necessarie ad incidere, in misura determinante, sulle dinamiche socioeconomiche del proprio territorio.

Le fasi successive alla segnalazione del Polo museale di eccellenza nel Mezzogiorno, sono la prefattibilità e la maturità progettuale. La rimodulazione si propone nell'ambito di tale azione e programma, secondo tre connotazioni essenziali:

a) La salvaguardia di un patrimonio culturale di rilievo mondiale per la sua unicità come motore di sviluppo territoriale in un'area complessa come quella della Città di Brindisi. La presenza di risorse culturali e naturali come prospettive di sviluppo sostenibile è direttamente funzionale alla tutela, preservazione e dinamicità delle identità locali che favoriscono il rafforzamento della competitività territoriale in forza dell'attrazione turistica.

b) l'assoluta tutela di legalità e sicurezza conseguita anche attraverso la cooperazione con il Ministero dell'Intero;

c) l'attuazione come "open project" per promuovere e garantire condizioni di trasparenza e di partecipazione e controllo da parte dei cittadini.

La candidatura attiene a musei e siti archeologici di rilievo mondiale, con azione dirette a favorire lo sviluppo dei territori attraverso progetti che promuovano il rafforzamento della competitività territoriale, anche in chiave turistica, attraverso un sistema unitario di interventi funzionalmente interdipendenti che offre prospettive di crescita e di sviluppo socioeconomico, direttamente funzionale al rafforzamento delle identità locali e nazionali. Un Mezzogiorno che si lamenta, ma che non tira le somme sulle proprie potenzialità culturali e turistiche, il più delle volte nascoste e calpestate, ci allontana dall'Europa e da una economia reale".

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