Storia dell'inquinamento di Manfredonia. E delle terre di bonifica a Brindisi

Presentazione di un libro-reportage a Mesagne il 27 dicembre. Ma bisogna ricordare il ruolo della nostra città

Nelle foto, l'Enichem di Manfredonia, la discarica di rifiuti industriali di Brindisi e la locandina dell'evento

BRINDISI C’è un filo rosso che collega l’inquinamento da arsenico del sito industriale di Manfredonia nel 1976, le sue successive bonifiche, e Brindisi. Infatti bisogna ricordare che le migliaia di tonnellate di terra contaminata rimossa da Manfredonia è stata trasportata e stoccata nella zona industriale brindisina, dove forma una collina ormai messa in sicurezza, dopo l’ordinanza di chiusura emessa nella seconda metà dello scorso decennio dall’allora presidente della Provincia, Michele Errico, al cospetto dei problemi di contenimento e possibile tracimazione dei reflui di quella discarica, parte dell’impianto polifunzionale di trattamento e stoccaggio dei rifiuti industriali pericolosi. Il sito è visibilissimo, al confine sud-est della zona industriale, vicino alla litoranea per Cerano e al deposito di gas propano liquido e propilene di Ipem.

È una parte della storia, quella finale e che non va dimenticata, e che BrindisiReport aggiunge perciò alla notizia dell’evento fissato per le 18 di venerdì 27 dicembre a Mesagne, nella sede dell’Associazione Di Vittorio in via Castello 20, dove in collaborazione con l’associazione L’Alveare sarà presentato il libro “Non abbassare la guardia. Mai. Manfredonia. La Catastrofe Continuata”, che si accompagnerà al documentario del regista Massimiliano Mazzotta. Il libro, con prefazione della giornalista Marilù Mastrogiovanni, è scritto a più mani e racconta la storia del disastro industriale che avvenne nel 1976 in una città del Sud, Manfredonia.

La messa in sicurezza della discarica Asi, ora sospesa

Domenica 26 settembre 1976, alle 10 del mattino esplose la colonna di lavaggio Giammarco-Vetrocoke 71.C.1 dell’impianto Enichem, e circa 40 tonnellate di arsenico fuoriuscirono contaminando  la fabbrica e il territorio circostante, inclusa la terra, le piante e le case. Alcuni giorni dopo furono abbattuti diversi animali da cortile. Il libro racconta la storia di centinaia di operai che, inconsapevoli del rischio che correvano, furono impiegati nella bonifica della fabbrica.

Negli anni successivi divennero più frequenti, tra gli operai, malattie associate all'esposizione a cui erano stati inconsapevolmente soggetti. Tra di loro, Nicola Lovecchio, un capoturno nella fabbrica di Manfredonia, contrae un tumore al polmone. Quello che poteva rimanere un dolore e una sofferenza personale e familiare, si trasforma, in uno straordinario percorso collettivo, che nasce dall'incontro dell’esperienza operaia con il sapere medico di Maurizio Portaluri, all'epoca oncologo presso l’ospedale di San Giovanni Rotondo.

L’operaio ed il medico, accompagnati in questo percorso da altri operai che avevano contratto neoplasie, depositano un esposto presso la procura della Repubblica di Foggia. L’esposto darà il via ad uno tra i processi più importanti che siano mai avvenuti in Italia in tema di salute ed ambiente. Venerdì 27 parleranno del libro alcuni degli autori con l’intento di raccontare queste storie per trarne insegnamenti per il futuro.

locandina esplosione enichem manfredonia-2

Il 5 ottobre del 2007 il giudice monocratico Michela Valente del Tribunale di Foggia, sezione distaccata di Manfredonia, assolse tutti gli imputati con formula piena perché “il fatto non sussiste”, sentenza confermata anche dai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Bari nel marzo del 2011. Un anno dopo, il 16 marzo del 2012, la Corte di Cassazione chiuse il caso rigettando l’appello proposto dalla procura generale, dal Ministero dell’Ambiente, dell’Avvocatura dello Stato e dalla Regione Puglia. Nessun colpevole, come per le morti bianche del petrolchimico di Brindisi.

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Interverranno Maurizio Portaluri, che nel libro riassume la vicenda processuale; Cristina Mangia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Lecce, che ha condotto a distanza di 40 anni analisi sulla dispersione dell’arsenico; Marica Capraro de "l’Alveare", che leggerà alcuni brani tratti dal testo. Dopo il saluto di Cosimo Faggiano, presidente dell’Associazione Di Vittorio, introdurrà il tema Emilio Gianicolo dell’Università di Mainz (Germania), che si è occupato dell’indagine epidemiologica sugli operai. Resta la domanda: il trasferimento delle terre di bonifica a Brindisi quale impatto ha avuto sulla seconda città di questa storia, quella utilizzata come discarica.

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