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Domenica, 28 Novembre 2021
Cultura Ceglie Messapica

Ceglie e la guerra del jazz in un'estate calda per la musica a Brindisi

CEGLIE MESSAPICA - “We insist”. Lo slogan è di quelli brevi, efficaci, che uno manda immediatamente a memoria. Il grido di resistenza è quello del già fu CeglieJazz Open Festival prima versione, che propone un controcanto suonato ad arte, e totalmente gratis, dagli artisti della resistenza made in Ceglie Messapica che si esibiranno la sera del 5 agosto nella masseria Palagogna, “uno degli spazi privilegiati del cammino che ha interessato Ceglie e il suo territorio per un lustro”.

CEGLIE MESSAPICA - "We insist". Lo slogan è di quelli brevi, efficaci, che uno manda immediatamente a memoria. Il grido di resistenza è quello del già fu CeglieJazz Open Festival prima versione, che propone un controcanto suonato ad arte, e totalmente gratis, dagli artisti della resistenza made in Ceglie Messapica che si esibiranno la sera del 5 agosto nella masseria Palagogna, "uno degli spazi privilegiati del cammino che ha interessato Ceglie e il suo territorio per un lustro".

Gratis, sì, come si conviene ad una battaglia artistica ma anche politica, in qualche modo, che vuole essere eco e controcanto allo smantellamento di una rotta artistica che si proponeva di diventare tradizione, prima che la nuova amministrazione guidata dal sindaco Luigi Caroli e la nuova declinazione - sotto le stesse insegne - dell'assessore Angelo Palmisano, dessero altra impronta al festival stesso.

E' il destino di questa arroventata stagione musicale brindisina. Musica che divide, demolendo ogni luogo comune. Come a Cerano, dove gli ambientalisti si preparano a dare battaglia a suon di assordanti vuvuzelas a Irene Grandi e Patty Pravo, rimaste ferme a differenza di Simone Cristicchi di fronte all'appello dei No Carbone, che chiedevano a gran voce di non suonare sul palco della centrale che chiamano "della morte". La questione cegliese è altra. Ma non meno arroventata.

Gli ex, il direttore artistico Pierpaolo Faggiano in primis, difendevano l'eccellenza, da primati, di artisti del calibro di William Parker, Hamid Drake, Matthew Shipp e John Tchicai, giganti dell'avanguardia musicale afroamericana passati nelle notte di note cegliesi. Ignoti al grande pubblico che o non li ama, o non li capisce. E non se ne adonta. I nuovi, Palmisano in testa, liquidano la questione in breve: "Parlano i numeri, la piazza ieri sera era piena". Già, altra musica, buona per molte orecchie, magari meno sofisticate: "Non è detto, assolutamente. Fatto sta, insisto io, che il CeglieJazz Open Festival, una volta non lo seguiva nessuno".

Già, ma perché non cambiare nome, allora? "E' una questione di lana caprina. Ci si deve mettere in testa che le iniziative comunali, appartengono alla città, non all'amministrazione che le concepisce. Una volta si polemizzava sull'uso di cambiare i nomi all'avvicendarsi delle amministrazioni, adesso è il contrario. Basta con queste polemiche sterili, non mi presto. Mi si consenta soltanto di dire che organizzare un evento in concomitanza, è quantomeno scorretto".

Tant'è. Gli uni insistono da una parte, gli altri insistono dall'altra. E quelli di "We insist", quelli originali e originari, contano fra i sostenitori nomi come Stefano Zenni (musicologo, presidente SIdMA), Vittorino Curci (poeta, musicista), Gaetano Liguori, Stefano Maltese, Pasquale Innarella (musicisti), Marco Valente (discografico), Roberto Arcuri, Roberto Dell'Ava (blogger di Jazz from italy e Mondo Jazz), per dirne alcuni.

Di buono c'è che i cegliesi, una tantum, hanno persino da scegliere il che fare. Attenzione però: non è puro divertissement. La questione è di merito, dunque politica.

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