Cultura

"Dal conflitto alla comunione": incontro sul riavvicinamento fra cattolici e luterani

Nuovo colloquio di studi e ricerca storica organizzato presso la sala convegni dell'hotel Virgilio dalla Società di storia patria

BRINDISI - Di notevole interesse è risultato il XLVIII Colloquio di studi e ricerca storica sul tema Dal conflitto alla comunione. Note sul quinto centenario dell’inizio della Riforma congiuntamente organizzato da Rotary Club Brindisi Appia Antica e Società di Storia Patria per la Puglia. Ne hanno discusso, nella sala convegni dell’Hotel Palazzo Virgilio, Dario Stomati, del Rotary Club Brindisi Appia Antica, il Pastore Bruno Gabrielli, della Chiesa Evangelica Valdese, Giacomo Carito, della Società di Storia Patria per la Puglia, Alfredo Di Napoli ofm cap, Storico della Chiesa.

Nell’indirizzo di saluto rivolto da Corrado Nicola De Bernart , Presidente Rotary Club Brindisi Appia Antica, al vasto pubblico presente, è stata rilevata la grande attualità di un tema che può considerarsi fondativo dell’Europa moderna. La predicazione contro la vendita delle indulgenze fu il primo atto "riformatore" intrapreso da Lutero che in tre occasioni, nell'anno 1516, si espresse sull’argomento evidenziando come il semplice pagamento non poteva garantire il reale pentimento dell'acquirente né che la confessione del peccato costituisse di per sé una sufficiente espiazione.  

Dario Stomati ha introdotto i lavori illustrando i movimenti e i tentativi di riforma della chiesa che si reiterarono lungo i secoli del medioevo. La cosiddetta riforma gregoriana, dell'XI secolo, avviatasi il 1046 culminò ed ebbe sintesi col Concordato di Worms del 1122; si trattò in realtà di un complesso amplissimo di provvedimenti che fanno riferimento a esigenze avanzate da correnti monastiche e laicali e almeno inizialmente proposte dagli imperatori romano-germanici. Non di rado tali proposte sfociarono in movimenti eretici o eterodossi; la Pataria sorse in seno alla chiesa ambrosiana; esponenti del clero vicini alla ventata riformatrice della Chiesa romana coinvolsero diversi settori della popolazione nella lotta contro la ricchezza e la corruzione morale delle alte cariche ecclesiastiche. Gradualmente perse vigore trasformandosi in un movimento ereticale critico nei confronti della gerarchia ecclesiastica, vicino al catarismo; la propaganda catara ebbe una forte presa tra i ceti più umili, inserendosi nel clima di delusione seguito alla riforma gregoriana, che non aveva operato l’auspicato ritorno al cristianesimo delle origini.  Contro di loro sarà diretta la celebre crociata contro gli albigesi; furono allora massacrate almeno ventimila persone. 

Nel medioevo affonda le sue radici la chiesa valdese; i seguaci di Pietro Valdo (1140-1206), giunsero in Calabria circa il 1315 per sfuggire alle persecuzioni di cui erano fatti oggetto nelle valli piemontesi e nella Francia Meridionale. La situazione mutò quando si pose in Europa la questione protestante e vi fu il timore di una deriva calvinista della comunità che in Brindisi ha, da poco meno di un secolo, un suo punto di riferimento; il pastore Bruno Gabrielli ha rilevato come il documento Dal conflitto alla comunione, sottoscritto da cattolici e luterani nello spirito delle parole di papa Giovanni XXIII: «Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide», abbia grandissima rilevanza. Si pone in evidenza che nel 2017 i cristiani luterani e cattolici commemoreranno congiuntamente il quinto centenario dell’inizio della Riforma.

Oggi tra luterani e cattolici stanno crescendo la comprensione, la collaborazione e il rispetto reciproci. Gli uni e gli altri sono giunti a riconoscere che ciò che li unisce è più di ciò che li divide: innanzitutto la fede comune nel Dio uno e trino e la rivelazione in Gesù Cristo, come pure il riconoscimento delle verità fondamentali della dottrina della giustificazione. Già il 1980 l’occasione del 450° anniversario della Confessione augustana offrì sia ai luterani sia ai cattolici l’opportunità di elaborare una comprensione comune delle verità fondative della fede, indicando Gesù Cristo come il centro vitale della nostra fede cristiana. Nel dialogo internazionale tra cattolici romani e luterani nel 1983, in occasione del V centenario della nascita di Martin Lutero, furono riaffermate in maniera congiunta molte delle preoccupazioni che per Lutero furono essenziali. Il rapporto della Commissione lo definì «testimone di Gesù Cristo» e dichiarò che «i cristiani, siano essi protestanti o cattolici, non possono ignorare la persona e il messaggio di quest’uomo».

Cattolici e luterani hanno il compito di annunciare di nuovo ai loro fratelli nella fede la comprensione del Vangelo e la fede cristiana come pure le tradizioni ecclesiali precedenti. La sfida che sta loro di fronte è evitare che questa rilettura della tradizione faccia ricadere gli uni e gli altri nei vecchi contrasti confessionali. Occorre che gli uni e gli altri si aprano alle sfide che il mondo oggi propone; Gabrielli si è riferito in particolare ai migranti le cui problematiche non possono essere risolte col mito della frontiera invalicabile. 

Corrado Nicola De Bernart-2

Giacomo Carito ha rilevato come il dibattito sulla riforma coinvolse pienamente il mezzogiorno d’Italia anche sull’eco delle tesi di Juan de Valdés (1505 1541); la sua casa alla Chiaia divenne un circolo letterario e religioso, e le sue conversazioni e le sue opere, che circolarono manoscritte, stimolarono il desiderio di una riforma spirituale della Chiesa. Tra i frequentatori della sua casa si ricordano, fra i tanti, l'arcivescovo di Otranto Pietro Antonio di Capua, Galeazzo Caracciolo, Caterina Cybo, il vicario generale dell'ordine dei cappuccini Bernardino Ochino, il vescovo di Bergamo Vittore Soranzo, Bartolomeo Spadafora, il vescovo di Cheronissa Giovanni Francesco Verdura, Pietro Martire Vermigli. Secondo la testimonianza resa il 7 marzo 1564 da Francesco Alois, condannato come luterano, fra i simpatizzanti di Juan Valdés bisogna includere anche Nicola Maria Caracciolo (1512-1568), vescovo di Catania, che nel testo del suo sinodo diocesano, scritto in lingua volgare, dimostra una spiritualità vicina agli "alumbrados".

Nel Salento è nota la vicenda del marchese di Oria Giovanni Bernardino Bonifacio (1517-1597), in gioventù tra i frequentatori della casa napoletana di Giovanni Maria Bernardo, che formavano un circolo valdesiano di letterati e colti gentiluomini. È ignota la data della sua partenza da Oria: nell'ottobre 1556 si trovava ancora nei suoi feudi, ma già pensava di stabilirsi definitivamente a Venezia. Soggiornò effettivamente sulla laguna, ma nell'estate del '57 raggiunse Basilea insieme con due schiave berbere che lo servivano, due ex monaci, l'uno nativo di Oria, l'altro di Sicilia o di Puglia, e un francese che viaggiava anch'egli al suo seguito; il 15 agosto interveniva a un banchetto offerto dall'università di Basilea.

Era l’inizio di un peregrinare attraverso l’Europa che l’avrebbe infine fatto approdare a Danzica ove terminò i suoi giorni. Il 1591, donò al Senato di Danzica la sua biblioteca, comprendente 1.043 opere in 1.161volumi, ricevendone in cambio un vitalizio di un fiorino d'oro mensile e un'abitazione nell'antico monastero francescano. La biblioteca, che rifletteva gli interessi religiosi e umanistici del marchese di Oria, fu aperta ufficialmente al pubblico il 1596. Carito ha tratteggiato il ruolo avuto nel dibattito sulla riforma sia dagli arcivescovi di Brindisi Giovan Pietro Carafa, Girolamo e Francesco Aleandro, Giovanni Carlo Bovio che da intellettuali come Antonio Monetta e Lelio, fra i gesuiti Martino, Fornari. 

Un aspetto particolare della dottrina di san Lorenzo da Brindisi è stato analizzato da Alfredo Di Napoli; lo storico ha rilevato come la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, sottoscritta nel 1999 dalla Federazione luterana mondiale e dalla Chiesa cattolica romana, si fondi sul lavoro del dialogo statunitense Justification by Faith [«Giustificazione per fede»] e ha espresso un consenso tra luterani e cattolici sulle verità fondamentali della dottrina sulla giustificazione.  

Lutero raggiunse una delle sue visioni fondamentali proprie della Riforma riflettendo sul sacramento della penitenza, specialmente in rapporto con Matteo 16,18. Nella sua educazione tardo-medievale gli era stato insegnato che Dio perdonerà chi mostri pentimento per il proprio peccato compiendo un atto di amore per Dio al di sopra di tutte le cose, atto al quale Dio risponderà in base alla divina alleanza (pactum) concedendo di nuovo la sua grazia e il suo perdono (facienti quod in se est Deus non denegat gratiam), di modo che il sacerdote potrà soltanto dichiarare che Dio ha già perdonato il peccato di colui che è pentito. Lutero concluse che Matteo 16 diceva esattamente il contrario, e cioè che il sacerdote dichiarava il penitente giusto e che, attraverso quest’atto compiuto in nome di Dio, il peccatore diventava effettivamente giusto.   La dottrina sulla giustificazione di san Lorenzo da Brindisi ha significativi punti di convergenza con quella di Lutero e spiega, in certo modo, la concretizzatasi possibilità di una visione comune su questo tema.
 
 

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