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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cultura

Dario Fo saluta Brindisi

BRINDISI - Dario Fo saluta la città, dopo quattro giorni intensi trascorsi tra l'inaugurazione della sua mostra a Palazzo Granafei Nervegna e la serata al Nuovo Teatro Verdi. Lo fa a modo suo, con un appello accorato a non subire più il cinismo di qualche gruppo industriale che inquina il territorio. L'intervento del maestro dura meno di mezz'ora, ma lascia il segno. Peccato che avvenga dinanzi a meno di un centinaio di persone, raggruppate dai sostenitori del Manifesto per la Cultura. Nella sala della Colonna non c'erano consiglieri comunali (tranne uno, Riccardo Rossi), né assessori. Latitavano anche il gotha dell'imprenditoria e delle associazioni di categoria. Forse la presenza di un Premio Nobel non è abbastanza, in questa città, per richiamare le grandi masse. Per fortuna che ieri sera almeno il Verdi era stracolmo.

BRINDISI - Dario Fo saluta la città, dopo quattro giorni intensi trascorsi tra l'inaugurazione della sua mostra a Palazzo Granafei Nervegna e la serata al Nuovo Teatro Verdi. Lo fa a modo suo, con un appello accorato a non subire più il cinismo di qualche gruppo industriale che inquina il territorio. L'intervento del maestro dura meno di mezz'ora, ma lascia il segno. Peccato che avvenga dinanzi a meno di un centinaio di persone, raggruppate dai sostenitori del Manifesto per la Cultura. Nella sala della Colonna non c'erano consiglieri comunali (tranne uno, Riccardo Rossi), né assessori. Latitavano anche il gotha dell'imprenditoria e delle associazioni di categoria. Forse la presenza di un Premio Nobel non è abbastanza, in questa città, per richiamare le grandi masse. Per fortuna che ieri sera almeno il Verdi era stracolmo.

Dario Fo siede accanto a Carmelo Grassi, presidente del Teatro pubblico pugliese; a Lele Amoruso, promotore del Manifesto per la Cultura, e al dirigente del Comune, Maurizio Marinazzo. Si scusa per l'assenza della moglie, Franca Rame (e si emoziona nel citarla): «È purtroppo bloccata a letto per colpa di una caduta che sembrava una stupidaggine e invece sta procurando più preoccupazioni del previsto».

Fo inizia parlando del caso Ilva, di un gruppo imprenditoriale «che usa il cinismo e il ricatto agli operai». Dice che c'è un sacrificio da fare: «La figlia del re deve essere sbranata, perché solo così ci potrà essere il cambiamento». Ma invoca lo stop al sacrificio delle vite umane: «Vorrei che non si raccontassero più storie di padri di cui si dirà "si è sacrificato per la patria". Non usiamo più questo termine, sia che si tratti di patria che di altro. Non vogliamo più il sacrificio dei figli, dei vecchi, degli uomini e della nostra civiltà».

Amoruso lo ringrazia per la sosta a Brindisi e lui ribatte: «Ovviamente il problema inquinamento riguarda anche voi brindisini, che vi ritrovate con chilometri e chilometri di territorio inutilizzabile, se non sarà prima bonificato». Arriva un altro applauso, poi il maestro saluta davvero, firma autografi e scambia chiacchiere con tutti i presenti che vogliono conoscerlo e conservare una foto con lui. Peccato per chi non c'era, avrebbe capito che ci sono persone che anche in pochi minuti possono insegnare qualcosa.

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