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Distratta dalla chiacchierata con Maria, così Elisabetta inventò le pettole

BRINDISI - A differenza della Pasqua e della Pentecoste, celebrazioni nobili derivate dal rito giudaico, il Natale ha origine cristiana ed è una ricorrenza fissa. La festa, introdotta tra il 243 e il 336 dell’era cristiana, è nata a Roma, da dove si diffuse anche in Oriente. I dati storici sono alquanto approssimativi ed è forse anche in virtù di ciò che sul Natale sono fiorite le leggende e le storie più incredibili. Natale, allora, è la festa cristiana per eccellenza ed ha la sua più remota origine nei riti che coincidevano col solstizio invernale del 21 dicembre, cioè la fine dell’oscurità e l’inizio della luce con l’allungarsi, sia pure in modo impercettibile, delle giornate.

BRINDISI - A differenza della Pasqua e della Pentecoste, celebrazioni nobili derivate dal rito giudaico, il Natale ha origine cristiana ed è una ricorrenza fissa. La festa, introdotta tra il 243 e il 336 dell'era cristiana, è nata a Roma, da dove si diffuse anche in Oriente. I dati storici sono alquanto approssimativi ed è forse anche in virtù di ciò che sul Natale sono fiorite le leggende e le storie più incredibili. Natale, allora, è la festa cristiana per eccellenza ed ha la sua più remota origine nei riti che coincidevano col solstizio invernale del 21 dicembre, cioè la fine dell'oscurità e l'inizio della luce con l'allungarsi, sia pure in modo impercettibile, delle giornate.

A tali riti collegati al sole, che si rifanno perlopiù alle usanze collegate col mondo agricolo, si è sovrapposta, con il tempo, la tradizione cattolica che vede sempre dominante l'idea della luce simboleggiata dalla nascita di Gesù "Luce del mondo".

Nella nostra terra, racconti a metà tra favola e devozione costituiscono un ricco patrimonio culturale, ancora oggi abbastanza vivo.

Storie indubbiamente fantasiose; si attribuisce, per esempio, a San Giuseppe, la "responsabilità" di aver condannato a restare per sempre "ciuccio" l'asinello, perché col suo insistente ragliare disturbava il sonno del Bambino adagiato nella mangiatoia. Ma non basta, perché la Madonna sembra che fu aiutata durante il travaglio e poi al parto da Anastasia, una donna, che pur essendo priva di braccia (presente come statuina nei presepi) cercò di confortarla con ogni consolazione, per questa sua generosità fu miracolata.

Favole e superstizioni si legano spesso in alcuni riti magici e propiziatori, ormai piuttosto in disuso. Leggende che per la loro semplicità e scarsa attendibilità rischiano di essere banalizzate se non ci si pone nella logica di chi le ha elaborate, per cui, solo se considerate nell'ambito di un contesto osservato nella sua globalità, assumono un senso che oltrepassa le apparenze e manifestano un significato profondo.

Del resto, la stessa tradizione alimentare che a Natale si sbizzarrisce, creando una serie di piatti tipici e di cibi elaborati, pur nella semplicità degli ingredienti, contiene un messaggio che richiede di essere decodificato e compreso. Così, le cartellate ('ncartiddati), dolce natalizio per eccellenza, portano a due versioni di esecuzione: sgrondanti miele, propria del Sud della Puglia, Brindisi compresa; col vincotto più consueta, invece, nel Nord della regione.

Questo dolce tutto nostrano, nella mitologia popolare, vuol simboleggiare le fasce in cui era avvolto Gesù o, secondo altri, "cartellate" deriverebbe da "cartedda" che vuol dire "cesta", in ricordo del canestro in cui i pastori posarono i doni nella grotta di Betlemme. Per quanto riguarda le "pettole" del Salento (anche pittule), tradizionale alimento della vigilia di Natale, rappresentano il morbido guanciale su cui il Bambinello venne posto; in altre zone della nostra regione, queste caratteristiche frittelle devono la loro particolarità ad un "errore" di Santa Elisabetta che distratta da una lunga chiacchierata con la Madonna fu costretta a disfare la pasta "troppo cresciuta" che argutamente spezzettò per farne degli straccetti, proprio per poter recuperare quella pasta in più, poi li gettò nell'olio bollente, ed ecco, fumanti e calde, le pettole.

Sempre, a proposito di culinaria, si attribuisce a San Giuseppe l'invenzione delle saporose "zeppole", ovvero ciambelle dolci dovute, extrema ratio, ai morsi della fame, quando il Santo falegname di Nazareth, al colmo della disperazione, ripose in un tegame di sugna fumante i trucioli caduti dalla sua pialla che, all'istante, divennero soffici e appetitose ciambelle.

I ricchi banchetti natalizi a base di 9 o addirittura 12 portate (giusto il numero degli apostoli) sono ancora piuttosto vivi nella tradizione pugliese e quantunque sussistano varianti più o meno consistenti, influenzate da mode del momento, non si può negare che quella di Natale resti, nella sua essenza, la festa da vivere e godere in famiglia, poiché, ancor oggi, riesce a conservare, nonostante tutto, quel particolare gusto di condividere le gioie uniti attorno a quel "focolare domestico" di tradizionale memoria.

Allora, mossi da spirito di recupero, si rinnovano usanze e tradizioni che, quasi sempre, sfociano in varie rappresentazioni sacre, scandite anche dalle note di antiche e indimenticate nenie e dalla ricerca di versi semplici, magari dialettali, di suggestive filastrocche natalizie. Occorre tuttavia sottolineare che le nuove generazioni, bombardate da messaggi di ben altra portata, vanno purtroppo gradualmente perdendo la memoria delle vecchie usanze e il Natale troppo spesso è vissuto solo come opportunità per incentivare, anche in tempo di crisi, sperperi e consumi. Non a caso "Babbo Natale" è prodotto americano, giunto da noi con lo sbarco degli Alleati che ha creato una commistione non sempre coerente tra usi e consuetudini locali e nuovi riti.

Fortunatamente, persiste positiva la rivalutazione e il recupero delle vecchie tradizioni che ancora fanno sperare in un Natale "nuovo", nel senso che sia sempre meno legato ai tanti spot televisivi, alle settimane bianche, ai film di Natale e più ancorato alle ricche tradizioni culturali della propria terra, senza disdegnare l'aspetto religioso che, in definitiva, anch'esso serve (la Messa di mezzanotte) a riproporre, rinverdendole, le vetuste e sempre affascinanti radici del nostro altrettanto antico popolo.

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