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Una immagine romantica del satellite della Terra

Una immagine romantica del satellite della Terra

Il 2013 ricomincia dalla Luna

Pochi simboli di culto hanno raggiunto, nell'animo umano, la misteriosa fascinazione della dea Selene, il silenzioso astro argenteo che, oltre alle maree, influenza gli umori degli uomini e degli animali. Mi pare che fu Thomas Mann, in un saggio, a definire la luna emblema dell' arte. In effetti, quella che gli antichi egizi chiamavano l'occhio sinistro del cielo, colei che i greci appellavano “ la risplendente “ ( Selene ), figlia di Iperione e Teia, sorella di Elio (il sole) e di Eos (l'Aurora), è la figurazione plastica del vago e dell'indefinito, dell'algida e siderale calma cosmica.

Oggi, undici gennaio 2013, inizia il novilunio. Alla luna nuova voglio dedicare questo piccolo omaggio..

Pochi simboli di culto hanno raggiunto, nell'animo umano, la misteriosa fascinazione della dea Selene, il silenzioso astro argenteo che, oltre alle maree, influenza gli umori degli uomini e degli animali. Mi pare che fu Thomas Mann, in un saggio, a definire la luna emblema dell' arte. In effetti, quella che gli antichi egizi chiamavano l'occhio sinistro del cielo, colei che i greci appellavano " la risplendente " ( Selene ), figlia di Iperione e Teia, sorella di Elio (il sole) e di Eos (l'Aurora), è la figurazione plastica del vago e dell'indefinito, dell'algida e siderale calma cosmica.

La sua particolare luce diafana, impalpabile, fredda come un neon, ha ispirato poeti, romanzieri, musicisti, pittori. Di fronte allo spettacolo di un plenilunio, esternano le loro emozioni persino i cani, perciò abbaiano alla luna. Tutti eccetto il Melampo collodiano che, colluso con le faine, se ne sta, corrotto ante litteram, buono e zitto per spartirsi le galline razziate nel pollaio. Siamo entrati così in letteratura, dove troviamo il povero caruso Ciaula il quale, nell' omonima novella pirandelliana, una notte si commuove e scopre la luna, per lui portatrice di serenità.

E' la medesima luna, piena, che Manzoni indica come nome della famigerata osteria in cui si rifugia durante i tumulti Renzo Tramaglino, la stessa luna citata da Dante in ogni cantica: nel Paradiso ( figlia di Latona incensa ) nell' Inferno ( e già iernotte fu la luna tonda), e nel Purgatorio, dove la definisce addirittura " fatta com' un secchion che tutto arda". Non stupiamoci delle metafore forzate: il materano Tommaso Stigliani, poeta barocco amico del Tasso e del cavalier Marino, chiamò la luna " celeste frittata celata dalle oscure nubi, materazzi del cielo " Shakespeare, in Romeo e Giulietta, scrive della " gelosa luna, sbiancata e livida di rancore ".

Tutti stregati dalla luna ma, ...quando l'uomo ha scoperto davvero l' amato satellite? Intanto c' è da dire che esso non è stato affatto violato dal piede saltellante di Neil Armstrong nel luglio del 1969. Il primo essere umano a sbarcare sulla luna fu Luciano di Samosata nel I secolo d.C. . Egli scrisse nella sua " Storia vera " (il primo romanzo di fantascienza al mondo) di aver raggiunto Selene e di aver conosciuto i Seleniti. Poi di questi viaggi, in letteratura, se ne sono registrati parecchi. Vola sulla luna , con l'aiuto dei demoni, il bimbo islandese descritto da Keplero nel suo " Il sonno della luna ", lo segue il vanitoso Astolfo ariostesco che, in groppa all'ippogrifo, vaga tra i crateri alla ricerca del senno degli uomini.

Anche Cyrano de Bergerac raggiungerà l''obiettivo sospinto da un razzo, come del resto faranno gli eroi di J. Verne nel 1865 quando, nel romanzo " Dalla terra alla luna ", si faranno sparare da un maxi cannone verso "sorella luna", come l' hanno apostrofata San Francesco e Claudio Baglioni. Non ci sono più parole vergini per definire il magico astro: piena, tonda, falce, spicchio, calante, bianca, gialla, verde, rossa, nera, blu e persino rosa, in Garcia Lorca. Blue moon, sussurrerà il grande Frank Sinatra interpretando questo celebre standard a cui fa eco Moonlight Serenade, la struggente melodia composta nel lontano 1939, da Glenn Miller, il re dello swing.

Luna, termine evocativo, che può essere nobilitato da titoli d' autore (Alla luna di Leopardi, La luna e i falò, di Pavese, La luna dei Borboni, di Bodini ), oppure mortificato e banalizzato come nel caso di un ristorante brianzolo che si chiama "La luna e i falò". Incanto e magica attrazione fatale per le atmosfere incantate suscitate da colei che ha commosso i cuori di Beethoven e Debussy (Chiaro di luna), di Giacomo Leopardi, di Garcia Lorca e di Vittorio Bodini. L'astro lorchiano è cangiante: ora è la " luna verde sui campi ", ora è quella "nigra de los bandoleros", infine è "chiara di pace".

Ad essa risponde la luna del più ispanico dei poeti italiani, il nostro Vittorio Bodini, del quale vorrei in seguito parlarvi più dettagliatamente. La felice creatività delle immagini bodiniane riserva alla luna epiteti originali e suggestivi "...Sotto una luna lumaca /che parodiava il madreperlaceo/ della nostra pena ? " la luna calva e grigia ", la " conchiglia di luna ", " la luna verde e tonda, come l' orologio della piazza..", " la pigra mezza luna nel sole di maggio..." .

L' umano senso di smarrimento evocato dal placido riverbero lunare, ha sempre determinato domande senza risposte, interrogativi da porgere, come quello, classico, avanzato dal Leopardi nel celebre " Canto notturno " . "Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi che fai,/ silenziosa luna?". Anche per Virgilio la luna era "tacita e dai silenzi sereni" (Eneide). Ma non è detto che tutti sposino il cliché della luna " silenziosa". Per Ermanno Cavazzoni, autore di un romanzo intitolato "Il poema dei lunatici", la luna parla. E lo abbiamo anche visto nella "La voce della luna" ( 1990 ) , ultimo film di Fellini tratto dal lavoro di Cavazzoni, dove i due...stralunati protagonisti, Benigni e Villaggio, girano la pianura padana fantasticando e ascoltando la voce della luna che fuoriesce dai pozzi.

Certo, la voglia di interrogare l'astro è insita nella natura umana, in ogni tempo e in ogni contesto. Lo hanno fatto in tanti. Dal compositore de "Il paese dei campanelli" che nel noto fox trot fa cantare "Luna tu, non sai dirmi perché", alla Loredana Berté della "La luna bussò alle porte del buio.." , dal romantico Buscaglione che invita a stupirsi del mondo ( " Guarda che luna.." ), al mitico quartetto Cetra che a mezza voce intonava la cover di Blue Moon "Ma tu, pallida luna perché..." Un dialogo continuo, quasi un moto dell'animo, irrefrenabile desiderio di complicità con l' astro degli innamorati.

" Tu, che mi sorridi o verde luna" sussurrava la beguine della bionda , italianissima, Flo Sanon's negli anni '50 . "E 'a luna rossa me parla 'e te/ Io le domandosi aspiette a me..." cantava sornione Renzo Arbore, mentre ai primi degli anni '60 furoreggiò Peppino di Capri con "Luna Caprese ", il cui melodico ritornello faceva "Tu, luna luna tu, luna caprese ( e più avanti diventa " busciarda " ). Qualche anno dopo, venne la grande Mina a dissacrare l' incanto intonando una sbarazzina, ironica " Tintarella di luna". L' astro " d'argento" brilla in "S.Lucia", la prima canzone napoletana ad essere tradotta in italiano nel 1849 ( sul mare luccica l' astro d'argento/ placida è l' onda, prospero il vento...) e sperluccica anche nella "serenata messicana" proposta all' epoca da Claudio Villa e da Adriano Celentano (Astro d 'argento, che brilli nel ciel, il tuo splendor mi fa morir di nostalgia...).

Abbiamo citato lune cangianti di tutti i colori, ma ne resta ancora una: quella arancione, ed è quella dipinta da Van Gogh nel 1879, un' inquietante "Luna nascente", un disco di fuoco simile al sole che illumina un campo di grano appena mietuto. Idea e realizzazione completamente diversa a quelle create nello scorso secolo dal raffinato Magritte. Le esili mezze lune del pittore belga, non ci parlano di nulla, non ci vogliono dire niente e noi, ad essa, non rivolgiamo alcuna domanda. Sono soltanto entità fisiche galleggianti in un freddo cielo senz'anima. Queste fette di luna sono in testa rispettivamente al classico uomo in bombetta ritratto di spalle nel quadro "Maitre d'école", e alla donna, sempre di spalle, nel quadro " Robe de soirée". I due personaggi non chiedono niente alla luna, si limitano ad osservarla passivamente.

Ma c'è, tra i lavori di René Magritte, una tela ancora più irreale e inquietante: mi riferisco alla " pagina bianca" dove, in un improbabile cielo di cobalto, spicca un' impossibile luna piena che si staglia davanti e non dietro le grosse foglie di un albero: l ' effetto è quello di una goccia di maionese versata su di un letto di spinaci. Geniale creazione artistica straniante, enigmatica, surreale, simbolica testimonianza della crisi che attraversa il '900 e della assenza di valori certi che ci induce al disperato ricerca della perduta identità, stimolando l' esigenza di reificarsi in qualcosa di nuovo. Eppure noi, ancora oggi, siamo a ricercare il significato autentico della nostra caduca vita, interrogandoci nell'animo e scrutando, proprio come si faceva un milioni di anni fa, il cielo stellato sopra di noi. E, naturalmente, anche il nostro affascinante satellite perché siamo ancora "Stregati dalla luna" (ma anche questa locuzione è consunta, è stato infatti il titolo di un film di qualche anno fa con M. Grazia Cucinotta).

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