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Sabato, 2 Luglio 2022
Cultura

Il crocifisso che non arrivò a Venezia

BRINDISI - Riportate al loro originario splendore dai restauratori Vincenzo Caiulo e Daniela Caiulo di Brindisi, le due statue lignee duecentesche della Chiesa del Cristo dei Domenicani, il Crocifisso e la Madonna Sedes Sapientiae, sono state presentate durante il XXIX Colloquio di Ricerca storica.

BRINDISI - Riportate al loro originario splendore dai restauratori Vincenzo Caiulo e Daniela Caiulo di Brindisi, le due statue lignee duecentesche della Chiesa del Cristo dei Domenicani, il Crocifisso e la Madonna Sedes Sapientiae, sono state presentate durante il XXIX Colloquio di Ricerca storica organizzato dalla Società di Storia Patria per la Puglia- sezione di Brindisi intitolato ?Il compiuto restauro delle duecentesche statue lignee della Chiesa del Cristo dei Domenicani in Brindisi?.

A coordinare i lavori del convegno storico, cui ha partecipato un numeroso e qualificato pubblico, il professor Antonio Mario Caputo della Società di Storia Patria-Brindisi, che ha ricordato come la Chiesa del Cristo, fondata nel 1232 dal beato Nicolò Paglia con annesso un convento dei frati domenicani soppresso nel 1831, sia stata un punto di riferimento per i brindisini. Caputo ha ricordato poi come alle due statue duecentesche siano legate delle leggende, come quella che riguarderebbe l?arrivo del Crocifisso a Brindisi dopo l?approdo fortunoso nel nostro porto di una nave veneta.

Secondo questa leggenda, il Crocifisso fu esposto temporaneamente nella chiesa dove ancora oggi si trova, ma al momento della partenza della nave non si riuscì più a rimuoverlo dall?altare e il nobile veneziano Giovanni Cappello dovette accontentarsi di portare con sé solo il dito indice della mano destra del Cristo. Caputo ha ricordato poi un?altra leggenda riguardante invece la statua della Madonna, nota anche come Madonna della pisara. Secondo la leggenda la Vergine avrebbe punito con una pisara l?oltraggio subito da un soldato francese.

Il Rettore della chiesa del Cristo dei Domenicani, don Rocco Ivone, ha aperto gli indirizzi di saluto rivolgendo il pensiero ai tanti sacerdoti che hanno custodito la Chiesa del Cristo negli oltre 780 anni di vita del sacro edificio, soprattutto i Domenicani. ?Oggi questa chiesa è stata affidata a me e cerco di realizzare una chiesa artistica?- afferma don Ivone - che ha ricordato inoltre il sostegno che queste due statue hanno dato alla gente nel corso dei secoli.

La soprintendente ad interim per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Puglia, Marta Ragozzino, ha evidenziato come questo restauro porti un elemento di conoscenza importante alla nostra Regione, in quanto permette di capire di più del nostro patrimonio d?arte. ?Questa potrebbe essere la più bella occasione per fare una grande mostra sulla scultura lignea della Puglia?. afferma la Ragozzino. La Soprintendente ha ricordato infine come si è riusciti a mettere insieme, nel modo giusto, le diverse competenze: ?Un buon esempio di lavoro ben condotto nell?armonia e nella sinergia?.

I lavori del Colloquio di ricerca storica sono stati quindi aperti dalla relazione di Rosa Lorusso della Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Puglia, che ha spiegato dettagliatamente le linee d?intervento e le modalità operative eseguite per il restauro delle antiche sculture. La Lorusso ha mostrato inoltre, attraverso delle immagini, il cattivo stato di conservazione in cui si trovavano le due statue lignee spiegando le indagini preliminari effettuate sugli archivi e le fonti per risalire allo stato precedente delle opere.

La storia di Brindisi nel XIII sec, le leggende sorte sulle due sculture duecentesche e attorno la figura di San Teodoro, gli intrecci familiari tra Brindisi e Venezia con particolare riferimento alla famiglia del nobile veneziano Giovanni Cappello e la migrazione delle opere d?arte che dal Salento prese la via della Spagna, sono stati i punti toccati dalla relazione del professor Giacomo Carito della Società di Storia patria per la Puglia- sezione di Brindisi.

Dell?interesse critico che, sin dagli anni Trenta, le due statue suscitarono e del loro contesto culturale d?appartenenza ha parlato invece il professor Pierluigi Leone De Castris dell?Università degli studi ?Suor Orsola Benincasa?di Napoli. L?ultimo importante intervento è stato quello del professor Gaetano Curzi dell?Università degli Studi ?Gabriele D?Annunzio? di Chieti-Pescara che ha relazionato sulle due sculture come due tipologie di immagini di culto nel Medioevo, tenendo presente il contesto funzionale e facendo riferimenti alla storia cristiana e al patrimonio medievale.

Il XXIX Colloquio di Ricerca storica è terminato con il saluto di monsignor Domenico Caliandro che ha affermato: ?Spero che questa ripresentazione ci faccia diventare orgogliosi delle cose che abbiamo?.

 

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