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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cultura

Il popolo della "Città dei morti"

BRINDISI - “La soggiogatrice”. È questo il significato letterale del nome di una delle più affascinanti città africane, Il Cairo, o Al-Qahira.

BRINDISI - ?La soggiogatrice?. È questo il significato letterale del nome di una delle più affascinanti città africane, Il Cairo, o Al-Qahira, che con la sua splendente bellezza ?assoggetta? chi la visita. Tra maestosi grattacieli eretti lungo il Nilo, piramidi di faraoni e antichissime moschee, modernità e tradizione convivono nella città fatimida. Il Cairo plurimillenario ha però tanti volti. E uno di questi spesso sfugge alla vista dei turisti che percorrono le sue antiche strade. È il volto del disagio sociale dei ?senzatetto? rifugiatisi nel cimitero di Al-Qarafa, il cimitero musulmano più antico dell?Egitto.

Persone che da oltre trent?anni convivono con chi non c?è più, abitando nelle case-tombe della necropoli mamelucca. A fare da casa a quei ?senzatetto?, gli antichissimi monumenti funerari della cosiddetta ?Città dei morti?, il cimitero di Al-Qarafa. Un vero e proprio inestimabile patrimonio architettonico utilizzato per dare un rifugio a coloro che non possono permettersi di prendere in affitto o acquistare una casa nella città del Cairo per via dei costi troppo elevati.

Di questa particolare situazione sociale all?interno del cimitero cairota si è parlato ieri a Palazzo Nervegna, durante la conferenza intitolata ?La Città dei morti al Cairo? indetta dall?associazione Amici dei Musei-Brindisi e patrocinata dal Comune. Con la conferenza è stato presentato uno studio intrapreso dagli architetti Alessandra Guadalupi, Maria Concetta Di Pace e Alessandro Di Giuseppe, studio proposto nel 2006 durante un congresso internazionale specialistico tenutosi a Modena e presentato ieri a Brindisi. Ad aprire la conferenza è stata la presidente dell?associazione Amici dei Musei- Brindisi, Franca Mariani, che ha fornito un breve quadro sull?uso che di queste tombe monumentali è fatto dai ?senzatetto? del Cairo.

Nella necropoli del Cairo la vita si svolge, infatti, normalmente, con le abituali attività domestiche e lavorative (sono presenti infatti tante attività artigianali). Lo studio proposto dai tre architetti ha riguardato l?area monumentale dei cinque complessi funerari dei sultani mamelucchi (dinastia presente dal 1400 circa al 1511) del Cairo, per via del loro alto valore storico-artistico. Il dramma urbano della capitale egiziana è per l?architetto Di Giuseppe un ?fenomeno considerevole. Un terzo della popolazione vive nei cimiteri. Questi cimiteri sono fuori da ogni possibilità di governo del territorio. Sono mausolei e tombe attorno alle quali si sono formate reti di negozi. La maggior densità è nei dintorni di queste emergenze architettoniche?.

Tra le diverse cause di questo movimento di massa verso i cimiteri, le trasformazioni della cittadella storica del Cairo e l?esplosione demografica, in risposta della quale negli anni Ottanta si verificò una sovrabbondanza di edifici dell?architettura povera. Ma il trascorrere molti giorni con i propri defunti è in Egitto una pratica legata alle credenze religiose e al culto dei morti, pratiche che, come ricordato dall?architetto Alessandra Guadalupi, sono sì documentate dal XIX secolo ma che in realtà risalgono all?età pre-islamica. ?La religione dell?Islam continua la religione dei faraoni? spiega l?architetto (gli antichi egizi avevano, infatti, l?abitudine di trascorrere giornate intere con i loro defunti) che ha proseguito il suo intervento mostrando la struttura delle tombe del ceto alto (dalla tipologia a corte) e quella delle tombe comuni.

L?architetto Maria Concetta Di Pace ha posto invece l?attenzione sull?aspetto riguardante i dettagli costruttivi e decorativi dei cinque complessi funerari dei sultani mamelucchi: Ibn Farag Barquq, Barsbay, Inal, Quaitbay e Qurqumas. È emerso quindi che l?elemento maggiormente riconoscibile in un complesso funerario è il mausoleo, che si attesta, quasi sempre, sulla strada ed ha una base quadrata e una cupola riccamente decorata. A decorare i monumenti funerari invece sono le Muqarna ?strutture decorative che si fanno risalire al 282 a. C. in Siria?-spiega Di Pace.

Molto interessante anche l?aspetto messo in luce dall?architetto sull?uso delle forme geometriche complesse per l?edificazione dei cimiteri mamelucchi. La conferenza è terminata con il saluto di Franca Mariani che ha ricordato il prossimo appuntamento per i soci dell?associazione Amici dei Musei- Brindisi, che si terrà il 14 dicembre, alle 17.00, presso lo studio dell?architetto Guadalupi in via Saponea 17. L?incontro consisterà nello scambio degli auguri per il Natale, seguito da un momento musicale, e nel rinnovo del tesseramento dei soci. Per i giovani al di sotto dei trent?anni che volessero avvicinarsi alle iniziative dell?associazione, è stata pensata una quota di tesseramento annuale di soli dieci euro.

 

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