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Giacomo Carito e Domenico Urgesi

Giacomo Carito e Domenico Urgesi

History Digital Library: inaugurata la sala multimediale

L'evento è stato celebrato con un seminario di studio organizzato dalla Società di storia patria sezione di Brindisi

BRINDISI - Con il seminario di studio dal tema “Dal riformismo carolino alle riforme di età napoleonica. La Terra di Brindisi fra XVIII e XIX secolo”, tenutosi martedì sera per iniziativa della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, è stata inaugurata  la Sala Multimediale della History Digital Library, la biblioteca di comunità che ha sede nella Casa del Turista, sul Lungomare Regina Margherita di Brindisi. Nella Sala Multimediale saranno ospitati gli incontri di studio della Società di Storia Patria per la Puglia.

“La stiamo inaugurando nel modo che a noi è più congeniale, raccontando la storia della nostra città e dell’area in cui la città è inserita”, afferma Giacomo Carito, presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, in apertura del seminario di studio. “La Società di Storia Patria per la Puglia si sta attrezzando per diventare qualcos’altro di diverso da ciò che era. Stiamo creando un punto d’incontro per la città: la History Digital Library”, afferma Carito.

“Ovviamente ancora c’è lavoro da fare”, afferma Carito, “però siamo già a buon punto e già l’appuntamento di stasera dimostra che siamo pronti ad ospitare, meglio di quanto non facessimo in passato, i nostri incontri di studio, avvalendoci di tutti i supporti multimediali oggi disponibili e quindi con una comunicazione che speriamo possa essere sempre migliore”. L’incontro di studio si colloca all’interno di un piano triennale di ricerca, che avrà il momento conclusivo il prossimo 2-3 maggio, a Potenza. “Alla sessione nazionale”, conclude Carito, “la nostra sezione sarà presente attraverso un contributo di nostri tre studiosi: il professor Ettore Catalano, il professor Teodoro De Giorgio e il professor Benedetto Ligorio”.

Il seminario di studio è stato coordinato ed introdotto da Domenico Urgesi della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha dato inizio al convegno fornendo un quadro generale del periodo che va dal riformismo carolino alle riforme di età napoleonica, periodo nel quale, afferma Urgesi, “avviene “il cosiddetto passaggio dall’Ancien Régime ad uno Stato costituzionale, ad una nuova dimensione del potere”. 
Primo relatore del seminario di studio è stato Giovanni Membola, della Brigata Amatori Storia e Arte, che ha relazionato su “Giovan Battista De Cesare, Francesco Boccheciampe e la farsa del principe ereditario”.

Da sinistra, Giovanni Membola e Domenico Urgesi-2

Membola ha ricordato che nell’arco di tempo che va dal gennaio all’aprile del 1799 la Puglia e la Terra d’Otranto in particolare, ma Brindisi più specificatamente, “fu teatro di un’avventurosa ma ben organizzata azione delle cosiddette  “finte altezze”. “Una situazione nata forse per caso che successivamente fu orchestrata con abilità da alcuni personaggi, alcune figure governative fedeli ai Borboni al fine di portare sotto il controllo realista le città che erano cadute in mano ai Repubblicani”. Sette esuli anglo-corsi, nel gennaio del 1799, giunsero in Puglia in cerca di servizio ma anche per imbarcarsi per la Sicilia e che alcuni di loro furono scambiati per principi di casa reale e altri per militari di corti estere: “Approfittarono, questi personaggi, di questa insolita, inaspettata situazione, per mettersi a capo di milizie reazionarie”, sottolinea  Membola, “ed espugnarono diverse città repubblicane. In tal modo si riuscì anche ad attuare un vasto progetto di restaurazione monarchica”. Il gruppo di esuli era formato da Giovanni Francesco Boccheciampe, Giovan Battista De Cesari, Casimiro Raimondo Corbara, Ugo Colonna, Stefano Pittaluga, Lorenzo Durazzo e Antonio Guidone. 

Il seminario di studio è proseguito con  l’ intervento dell’architetto Ilaria Pecoraro della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha relazionato su “Renovatio urbis in Ostuni: dal progetto della terza cinta muraria aragonese agli sventramenti ottocenteschi”.  

L'intervento di Ilaria Pecoraro-2

L’architetto Pecoraro ha presentato i risultati scientifici di una sua ricerca di studio condotta con la storica dell’arte Enza Aurisicchio, illustrando le modifiche sostanziali, urbane e storiche che ha subito la città di Ostuni tra XVIII secolo d.C. e i giorni nostri. “Dall’incrocio di dati archivistici, documentari, cartografici e soprattutto dall’analisi diretta del monumento architettonico e di ciascun edificio che appartiene alla coralità degli edifici storici del Rione Terra e non solo”, afferma la dottoressa, “emerge come questa città, addirittura potremmo dire sin dall’età preclassica e classica, abbia subito una serie di continue evoluzioni a tal punto che, da un lato emerge come a cavallo tra il 1840 e i giorni nostri, la città abbia subito questa grande esplosione urbanistica che in verità affonda le sue radici già in età preclassiche e che addirittura a cavallo tra il 1200 e il 1600, seppur all’interno di quello che viene definito Rione Terra, vi è una fase di grande rinnovamento di natura proprio urbana e gli edifici si stratificano su se stessi, ma non solo, cercano di ampliare le cerchie murarie in funzione della crescita urbana stessa della città”. 

“Le fonti documentarie dei periodi carolino e napoleonico conservate nell’Archivio di Stato di Brindisi” sono state al centro della relazione della direttrice dell’Archivio di Stato di Brindisi, la dottoressa Maria Ventricelli. Nel suo intervento la direttrice si è soffermata sulla documentazione precedente l’arrivo dei Borboni conservata in Istituto, come le antiche magistrature, gli atti dei notai della provincia di Brindisi, i catasti antichi preonciari, le magistrature antiche delle Baglive di Brindisi e Francavilla, le corti regie, i Libretti dei giudici ai contratti dei comuni di Brindisi e provincia, le Scritture delle Università e feudi, le Conclusioni del parlamento delle Università, le conclusioni decurionali e le corporazioni religiose di Brindisi e comuni. 

Maria Ventricelli-3

La direttrice ha parlato quindi dei fondi del periodo francese conservati in archivio: i catasti onciari dei comuni di Brindisi, i catasti provvisori terreni, lo stato civile dei comuni della provincia di Brindisi, le sentenze civili e penali dei giudicati di pace e i fondi della Commissione di beneficenza e degli Uffici del registro e bollo.

Il seminario di studio è proseguito con Giancarlo Cafiero che ha interpretato una poesia dell’avvocato Ennio Masiello “Però piccatu ca…” e con l’intervento del professor Antonio Mario Caputo della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha parlato di “Teodoro Monticelli (1759-1845) e la Società Patriottica Napoletana”. 

Caputo ha ricordato che il brindisino Teodoro Monticelli è stato una personalità di spicco nell’ambiente scientifico napoletano a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Un “personaggio poliedrico, di grande e spiccata personalità. Fu sacerdote, scienziato, docente, cospiratore e prigioniero politico” e “studioso, accademico, vulcanologo”. Il professore ha ripercorso la vita di Teodoro Monticelli, dall’affidamento, ancora fanciullo, ai Padri Scolopi di Brindisi all’affidamento ai Padri Celestini del Convento di Lecce, dove il giovane Monticelli fu avviato ad approfondire gli studi scientifici “mostrando per queste materie sorprendenti doti d’ingegno”. 

Antonio Caputo (2)-2-2

Monticelli vestì l’abito dei Celestini nella Chiesa di Santa Croce ma, come ricorda ancora Caputo, “versatile e geniale quale era non finì di approfondire le materie per cui aveva spiccata propensione, cioè la filosofia e la matematica”. “Poco dopo, i suoi superiori avendo compreso il genio che ogni giorno si palesava con più chiarezza nel Monticelli, decisero di trasferirlo a Roma, nel collegio di Sant’Eusebio, per approfondire gli studi di Teologia, ma anche quelli verso cui il Monticelli si sentiva più portato”, prosegue Caputo. “Dopo un ciclo di studi davvero impegnativo, nel 1782 Monticelli fece ritorno a Lecce, ad insegnare nel Monastero dei Celestini”. Caputo ha quindi ricordato i sentimenti di libertà che si affacciavano nell’animo di Monticelli, che scaturivano dai suoi interessi politici, e l’incontro, nella metropoli napoletana, con un altro illustre brindisino, il giureconsulto Carlo De Marco, che lo introdusse “nella corte borbonica e nell’ambiente dei maggiori esponenti dell’intellettualismo napoletano”. 

“Inserito anche nella Società Patriottica Napoletana Teodoro Monticelli si rese conto che a livello di libertà di pensiero, libertà di espressione, libertà politiche, più di qualcosa, secondo il suo pensiero, non funzionava e cominciò ad elaborare un sistema finché valori imprescindibili della vita emancipata degli uomini conquistassero finalmente il loro giusto posto”. Caputo ha concluso il suo intervento parlando della riunione giacobina cui prese parte il Monticelli, degli arresti che ne seguirono e dell’esilio del brindisino presso l’isola di Favignana, esilio dopo il quale fu prosciolto in istruttoria per mancanza di prove. Infine il professore si è soffermato su come Monticelli si adoperò fortemente perché la sua città natale avesse una rete efficiente di collegamenti stradali e commerciali e si adoperò per il porto, affinché fossero ripresi i lavori di riapertura per l’attracco di ogni tipo di imbarcazione. 

Il dottor Giuseppe Maddalena Capiferro della Società di Storia Patria per la Puglia ha relazionato sulla prigionia in Brindisi del generale Alexandre Dumas, “valorosissimo ufficiale di cavalleria che aveva partecipato a varie campagne, come la repressione in Vandea, le campagne napoleoniche in Italia”. Capiferro si è soffermato sull’ultima campagna militare cui partecipò Dumas, la campagna d’Egitto, alla fine della quale l’ufficiale ebbe dissidi con Napoleone, lo criticò duramente. 

Giuseppe Maddalena Capiferro-4

“L’ufficiale all’epoca trentasettenne, dopo aver represso per l’ennesima volta una sommossa al Cairo, chiese le dimissioni dall’armata d’Egitto e gli furono accordate e si organizzò per ritornare in Francia”, afferma Capiferro, che prosegue ricordando come Dumas partì il 7 marzo 1799 dal Cairo con una vecchia corvetta, La Belle Maltaise, insieme al generale Jean Baptiste Manscourt, al famoso geologo Déodat de Dolomieu e a un centinaio di uomini. Durante la navigazione la corvetta imbarcò acqua e fu costretta a riparare nel porto di Taranto. “Qui l’equipaggio, con la scusa della quarantena, perché a bordo era morto un militare con febbri sospette, fu detenuto nel castello aragonese di Taranto. Si pensava a una quarantena, in realtà era una vera e propria carcerazione”, afferma Capiferro, che ha concluso il suo intervento parlando della carcerazione tarantina prima, e brindisina dopo, dei due ufficiali. 

“La città di Brindisi fra XVIII e XIX secolo nelle relazioni di viaggio del Grand Tour” è il tema trattato, nella sua relazione, dal professore Giuseppe Marella della Società di Storia Patria per la Puglia. Marella ha spiegato cos’era esattamente il Grand Tour: “è quel grande fenomeno culturale che farà mettere in viaggio a partire dalla metà del Seicento fino a tutto il Settecento e anche oltre, inizi Ottocento, gran parte dei rampolli delle classi abbienti di tutta Europa”. Il professore ha evidenziato che a mettersi in viaggio, all’inizio, erano soprattutto i cadetti della nobiltà. 

Giuseppe Marella-7

“Col trascorrere del tempo, degli anni, a mettersi in viaggio saranno sempre di più i giovani esponenti, anche della borghesia. Per cui sostanzialmente diviene un fenomeno quasi di massa, diciamo un po’ ovunque nelle classi abbienti, ma che acquista una portata sempre maggiore”. Marella nel suo intervento ha inoltre ricordato che inizialmente i percorsi erano quelli ben strutturati, ben definiti: dall’Inghilterra si muovevano attraverso la Francia e scendevano giù inizialmente fino alle grandi città culturali del centro e del nord Italia, in particolare giungevano sino a Firenze, Roma e poi ripartivano da Roma direttamente verso Venezia e da lì verso strade mitteleuropee come Monaco, Vienna, Colonia. Dalla metà del Settecento sempre più viaggiatori scendono nel Sud Italia: “Il grande avvenimento”, afferma Marella, “è l’apertura al pubblico degli Scavi di Ercolano, siamo nel 1738, con Pompei una decina d’anni dopo. Questi due avvenimenti segnano proprio lo spartiacque che porterà sempre più viaggiatori verso il Sud Italia”. Marella ha concluso la sua relazione leggendo alcuni passi delle descrizioni di Brindisi fatte dai viaggiatori del Grand Tour.   

L’importante seminario di studio è terminato con la relazione del presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, professor Giacomo Carito, che ha parlato delle “Dinamiche del riformismo in periferia. Il caso di Brindisi”. Per Carito questo è un periodo molto interessante perché Brindisi entra all’interno di un vasto dibattito che raccoglie l’intero Regno di Napoli. Dopo aver parlato della generale situazione di trascurataggine nella cura dei porti, situazione che non riguardava solo Brindisi, Carito ha ricordato come Carlo De Marco si fece interprete presso il re Ferdinando della necessità di riaprire al traffico commerciale il porto di Brindisi, soprattutto in vista del processo di disgregazione dell’Impero Ottomano, che rendeva nuovamente l’Adriatico non più un fossato, cioè una struttura difensiva per il regno, ma nuovamente una via di comunicazione. 

“C’è un’azione forte, indubbiamente , delle classi dirigenti locali, ma che hanno la capacità di inserire i problemi di Brindisi all’interno dei problemi della nazione”, afferma il professore, che si sofferma di seguito sull’avvio della scolarizzazione pubblica e gratuita a Brindisi e sulla rivoluzione avvenuta con i nuovi statuti municipali del 1789, che stabilirono l’accesso al parlamento cittadino di tutti gli strati sociali. Carito ha concluso la sua relazione parlando del trasferimento di mano d’opera dall’area al confine tra Albania e Grecia di circa duecento nuclei famigliari a Brindisi e del progetto generale di riforma che ha come elementi fondamentali Carlo De Marco, Annibale De Leo e Teodoro Monticelli. 

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