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Mimmo Tardio

Mimmo Tardio

Intervento/ Il pomeriggio andavo in via Virgilio

Mi si perdonerà questo titolo ruffiano, che fa il verso a libri, che anche a sinistra, hanno raccontato il Pci, via Veneto e Roma e l'Italia del secondo dopoguerra (La sera andavamo in via Veneto). Non posso, pensando ad Antonio Sommache provare il non banale sentimento, in questo caso, della nostalgia.

Mi si perdonerà questo titolo ruffiano, che fa il verso a libri, che anche a sinistra, hanno raccontato il Pci, via Veneto e Roma e l'Italia del secondo dopoguerra (La sera andavamo in via Veneto). Non posso, pensando ad Antonio Somma, davvero mitico dirigente del Pci pugliese e francavillese dal 1945 e per tanti decenni, che provare il non banale sentimento, in questo caso, della nostalgia, per la sua persona e per quegli anni nei quali mi intrufolavo in casa Somma, in via Virgilio appunto, in quel di Francavilla Fontana.

La mia heimat, come dicono i tedeschi. E trovavo in lui quella fervida curiosità e quella immensa capacità di ascoltarti sul serio, come poi dopo raramente avrei trovato in altri dirigenti politici. Eravamo ai primi anni Settanta, erano nate le prime regioni, Antonio era già consigliere regionale ed era per me un piacere speciale discorrere con lui di politica e di storia, ma anche d'umanità varia, anche per via di quel simpatico idioma campano che l'asprezza salentina del dialetto "franchiddese" non riusciva a mitigare (venivo da una famiglia cattolica e moderata e mi sentivo ancora radicale pannelliano, ma già vicino alla sinistra.)

Capivo che le sue non erano mai banali dissertazioni libresche, come quegli assunti generici che ancora mi capitava di ascoltare, nelle aule universitarie o da taluni dirigenti politici, che erano spesso poltiglie politiche ed ideologiche triturate in scontate versioni della storia, tanto per sfoggiare una presunta erudizione. No, Antonio "era veramente informato dei fatti", in lui le narrazioni divenivano racconti talvolta crudamente epici, storie di lager, fughe, battaglie politiche e sindacali, coinvolgimenti diretti nella storia da protagonista, che capivi arrivassero direttamente dal grande libro della sua vita, dalla sua esperienza.

Gli devo, come sovente accade, in tempi postumi, un grazie per tutte quelle cose che, anche senza una sua e mia consapevolezza, ho imparato dal suo modo disincantato di osservare e poi raccontare la storia, che per lui era roba che per davvero riguardava le donne e gli uomini, le loro passioni, i loro intrighi (quanto mi piacevano i suoi continui ricorsi alla intrigante storia della Chiesa !). Antonio era in qualche modo marxista (a suo modo, come tutti i comunisti di quegli anni...), ma direi sopratutto intrigato da quell'umanesimo sociale che percorreva, e lui lo capiva e come, tutte le correnti cattoliche, laiche e marxiste, di quel tempo storico.

Correnti e tendenze che avevano una profonda ragion d'essere proprio quando diventavano politica utile agli uomini per elevarli. Come era stato nel suo caso, come quella sua vita che da "scugnizzo" poi trascinato da guerra e deportazione, era poi diventata esemplare e bellissima esperienza umana al servizio degli altri. Debbo un altro grazie ad Antonio e riguarda l'ultima volta che ci siamo incontrati, eravamo in un convegno che ricordava il 25 aprile, giorno della Liberazione, credo nei primi anni di questo millennio. Eravamo all'Arci di Francavilla Fontana e ci eravamo persi di vista da decenni. Mi fece un particolare e grande piacere sentirmi dire da Antonio, alla fine del nostro incontro, che quello che avevo detto gli era piaciuto molto.

Ne fui ovviamente lusingato, anche perchè capii che alla base del suo giudizio non vi era tanto la coincidenza dei nostri punti di vista, ma la passione e la chiarezza con le quali intervenivo. Glielo dissi e lo ringraziai, riconoscendogli che il suo esempio era stato per me, tra gli altri, uno dei più importanti riferimenti nella costruzione del mio armamentario retorico in pubblico.

Ecco perchè andavo in via Virgilio, non solo per incontrarvi "la pasionaria" Concettina ( così la prendevamo in giro, avvicinandola a Dolores Ibarruri), la dolce Clementina, il piccolo Carmine, che non ho mai ben inteso perchè mi chiamasse Napoleone... E poi la splendida sua compagna Nina, che so da poco aver raggiunto Antonio nei pascoli celesti, che lo curava con una indicibile e risoluta dolcezza e che, tra l'altro, sempre tiranneggiava gli ospiti con le ineffabili pattine da mettere, per la cera data alla casa...

E' sul serio il benvenuto questo libro "La storia di un protagonista del Sud - Antonio Somma" a cura di Alessandro Rodia ed è un libro che va letto soprattutto oggi, in un mondo nel quale la politica è ben lungi dall'essere esemplare e veramente al servizio del bene comune. Ecco perchè spesso il pomeriggio andavo in via Virgilio

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