Cultura

Left: il delitto Moro e la mobilitazione spontanea dei lavoratori brindisini

Per ricordare i trentotto anni dalla morte dello statista pugliese Aldo Moro, l'associazione politico culturale Left Brindisi ha organizzato una conferenza presso l'Hotel Orientale

Da sinistra, Grassi e Dipietrangelo

BRINDISI - Per ricordare i trentotto anni dalla morte dello statista pugliese Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito il 16 Marzo 1978 e ucciso il 9 Maggio dello stesso anno dalle Brigate Rosse, l’associazione politico culturale Left Brindisi, presieduta da Carmine Dipietrangelo, ha organizzato una conferenza presso l’Hotel Orientale sul tema: “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro?”. Relatori della conferenza, oltre allo stesso Dipietrangelo, il consigliere regionale Fabiano Amati e l’onorevole Gero Grassi, vicepresidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati e membro della Commissione d’inchiesta sul rapimento e uccisione di Aldo Moro. 

Come sottolineato da Carmine Dipietrangelo, al tavolo della conferenza erano presenti tre generazioni diverse di militanti politici dalla storia Il tavolo della conferenza-23e dalla formazione politica differente. “Militanti e storie che dopo ventinove anni si ritrovano nello stesso partito, il Partito Democratico”, afferma il presidente di Left Brindisi. 

Sul motivo per cui abbia organizzato l’iniziativa, Dipietrangelo afferma: “Penso che fino a quando non sarà fatta chiarezza definitiva e non sarà ricostruita la verità sul rapimento e sull’uccisione di Aldo Moro, a questo Paese, la nostra Italia, mancherà qualcosa”. Il presidente di Left-Brindisi prosegue quindi precisando che l’associazione che presiede “riprende la sua attività con questa iniziativa perché considera la vicenda di Moro, la vicenda nazionale di Moro, un colpo allo sviluppo democratico dell’Italia, oltre che l’uccisione di una persona umana, ma soprattutto di un protagonista e di un simbolo della democrazia e della Repubblica italiana.”

“Con Gero Grassi abbiamo deciso questa iniziativa un paio di mesi fa, inserendola nel tour che lui sta facendo in tutta Italia per raccontare questa storia e lo stato dell’inchiesta a cui si è arrivati”, spiega Dipietrangelo, che di seguito offre un ricordo personale di quel 16 Marzo 1978, quando le federazioni Cgil, Cisl e Uil di Brindisi, appresa la notizia del rapimento di Moro, organizzarono degli scioperi “che erano diventati degli scioperi spontanei” e che le federazioni fecero confluire in Piazza Cairoli. 

Il pubblico (2)-2-2“I lavoratori furono i primi a muoversi”, ricorda Dipietrangelo, “e la novità di quella mobilitazione spontanea era l’incontro tra operai e dipendenti pubblici che lasciarono tutti i loro uffici e si recarono in Piazza Cairoli con bandiere rosse, bandiere bianche, quelle della Democrazia Cristiana”. Quel comizio, cui parteciparono “migliaia di cittadini commossi, arrabbiati, ma con un grande sentimento di unità, di solidarietà” fu concluso dal presidente di Left Brindisi, che fece appello “alla vigilanza democratica, perché si sentiva l’impegno dei lavoratori rispetto a quello che stava accadendo. C’era una grande consapevolezza”, prosegue Dipietrangelo, “Seguirono le assemblee, i comizi, dalla sera ai giorni successivi. E questa è la storia.” 

Dipietrangelo ha quindi ricordato il confronto drammatico che si sviluppò tra “fermezza, rispetto al rapimento, e trattativa” ed ha terminato il suo intervento ricordando che quest’anno ricorre anche il centenario dalla nascita di Moro e che la Puglia ha dato all’Italia due grandi italiani: Moro e Di Vittorio.

Per il presidente di Left Brindisi, Moro e Di Vittorio diedero alla democrazia italiana “sostanza, sostegno, soprattutto un pensiero politico”. Il pubblico-5-20“Tutti e due, Moro e Di Vittorio, possono rappresentare, a mio parere”, afferma ancora, “il contributo che il popolo pugliese ha dato alla realizzazione della prima fase della democrazia del nostro Paese, alla costruzione del nuovo stato democratico e anti fascista.

Tutti e due furono eletti nel 1946 e  portarono da punti di vista e da culture diverse, il loro contributo alla definizione della Costituzione basata su lavoro, diritti, persona e famiglia.” E sull’insegnamento di Aldo Moro e di chi, di quella generazione, pur se da posizioni differenti, ha privilegiato sempre il dialogo, “soprattutto il dialogo istituzionale e parlamentare” afferma: “Credo che questo è un insegnamento molto attuale, che chi oggi si vuole impegnare nella cosa pubblica e nel bene comune deve tener sempre presente”.  

Dopo l’intervento del consigliere regionale Fabiano Amati, che invece si è soffermato sul pensiero giuridico di Aldo Moro e sul rischio di focalizzare l’attenzione solo sui cinquantacinque giorni del sequestro dello statista pugliese, l’onorevole Gero Grassi ha ripercorso gli anni precedenti e successivi a quella pagina di storia importante e complessa della repubblica italiana. 

L'intervento dell'on. Grassi-2“In un anno e quattro mesi di Commissione d’inchiesta, è emersa più verità che nei trentasette anni precedenti”, ha affermato il vicepresidente del gruppo PD. “Nel tema e nel tour che questa sera mi porta alla duecentosessantatreesima puntata in due anni”, spiega Grassi, “ci sta il rifiorire del bisogno di verità, ma vi sta anche la riscoperta del pensiero politico, giuridico, sociale, di Aldo Moro che era completamente abbandonato e che era inserito in un Paese nel quale lo si ricordava il 16 marzo e il 9 maggio e poi l’oblio”. Grassi ha quindi esposto i numeri del Caso Moro, un caso che tra processi e commissioni terrorismo e stragi, si traduce in quattro milioni di pagine, possibili da trovare, come ricordato dal politico, sul suo sito internet. 

Dopo la ricostruzione dei momenti più importanti della vicenda Moro, l’onorevole ha concluso ricordando una frase dello statista pugliese: “La verità è rivoluzionaria e ci aiuta ad essere coraggiosi”, e una frase di Pasolini, che affermava: “Io so, ma non ho le prove”. E termina affermando: “Io so, ma non ho ancora tutte le prove. Le inseguo”.  

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