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Cultura

Nuova luce su Brindisi e il Mezzogiorno ai tempi di Carlo III di Borbone

Il resoconto del convegno sulla figura del sovrano svoltosi in due sessioni, su iniziativa della Società di Storia Patria

BRINDISI - Si è parlato della figura di Carlo III di Borbone e del suo tempo nel seminario di studio intitolato “Tra Napoli e le province. La stretta via del riformismo. Il Mezzogiorno d’Italia nell’età di Carlo III”. Voluto dalla sede regionale della Società di Storia Patria per la Puglia, il convegno ha interessato le sezioni locali di Lecce e Brindisi e si è svolto in due giornate: la prima si è tenuta giovedì a Lecce, mentre la seconda si è svolta venerdì a Brindisi, scandita qui in due sessioni, una mattutina, presso l’Aula Magna del Liceo delle Scienze Umane e Linguistico “Ettore Palumbo” e una pomeridiana, presso la sala conferenze di Palazzo Nervegna. Ad introdurre e coordinare i lavori delle due sessioni, il professor Antonio Mario Caputo, segretario della sezione brindisina della Società di Storia Patria per la Puglia.

Ad aprire i lavori della sessione mattutina è stata la dirigente scolastica del Liceo “Palumbo”, Maria Oliva, che ha parlato della proficua e consolidata intesa tra il liceo e la sezione brindisina della Società di Storia Patria. Presenti in Aula Magna gli studenti delle quarte classi del liceo, che a breve studieranno il periodo storico analizzato nella due giorni di studio.

Ettore Catalano e Antonio Caputo-2

Introducendo i lavori, il professor Caputo si è soffermato su due parole del titolo del convegno: “Riformismo” e “Carlo III”, evidenziando quanto sia difficile l’attuazione delle riforme e come Carlo III decise di porre un argine a quella che era la mentalità e le istituzioni medievali, che opprimevano il Sud d’Italia, per poter aprire una nuova via, una nuova strategia che fu chiamata Illuminismo. Caputo ha quindi ricordato che quando Carlo III dovette cingere la corona del Regno di Spagna e lasciò quindi Napoli, ci furono coloro che rimpiansero questo re che aveva portato una nuova onda di riformismo ed altri che invece furono molto contenti che andasse via perché erano stati oppressi dalle gabelle e dalle tasse. “Con Carlo di Borbone si può dire che inizia l’epoca borbonica”, conclude Caputo, “che è durata per circa 150 anni, si può dire fino all’Unità d’Italia”.

Laura Facecchia e Hervé Antonio Cavallera-2

La prima relazione del convegno è stata affidata al professor Hervé Antonio Cavallera, dell’Università del Salento, che ha illustrato la realtà storica, politica e sociale della Napoli di Carlo di Borbone, soffermandosi sulle riforme attuate dal sovrano: tra queste il riordino dell’ordinamento giuridico, la riforma fiscale attuata attraverso il Catasto Onciario e un concordato che riduceva, tassava le proprietà del clero e limitava le immunità. Cavallera nella sua relazione intitolata “La rilevanza del tema educativo nella Napoli di Carlo di Borbone” ha quindi analizzato il tema dell’educazione, che durante il regno di Carlo di Borbone era privata, perlopiù affidata alle congregazioni religiose, soffermandosi sulla figura dell’abate Antonio Genovesi che sviluppò l’idea di un’educazione pubblica, ossia di Stato, per un miglioramento civile.

La professoressa Laura Facecchia, ha relazionato invece su “Gghiostizia e cremenzia. Carlo di Borbone nella letteratura napoletana”, soffermandosi inizialmente sul cambio di rotta degli studia humanitatis cui si assistette nei primi decenni del Settecento e delineando il panorama culturale e letterario del tempo, trattando in particolare dell’encomio al sovrano presente in alcuni testi come il poema di Nunziante Pagano “Le bbinte rotola de lo Valanzone”, in alcuni Canti carnascialeschi e nella dedica al sovrano nel trattato “Della moneta” di Ferdinando Galiani. A conclusione del suo intervento la professoressa si è soffermata su alcuni motti dialettali napoletani che mettevano in luce dai ceti più umili la benevolenza del popolo verso il re.

Ettore Catalano e Antonio Caputo-2

La seconda sessione dell’importante convegno si è svolta a Palazzo Nervegna, ed è stata aperta dalla relazione del professor Ettore Catalano sul tema: “La letteratura in Terra d’Otranto nell’età di Carlo III”. Catalano ha fornito delle informazioni aggiornate sullo stato degli studi sulla letteratura in Terra d’Otranto nel periodo in cui Carlo III fu re a Napoli, sottolineando che la ricerca storico-letteraria su tale argomento si svolge oggi su basi metodologiche nuove dovute a un ripensamento complesso sui rapporti fra letterature regionali e letteratura nazionale, in direzione di una storia non unitaria della letteratura italiana. Catalano nella sua interessante ricerca storica ha inoltre ricordato alcuni studiosi come Mario Sansone, Mario Marti e Aldo Vallone che hanno dato un’idea precisa del panorama intellettuale e artistico dell’epoca in questione.

Il vicepresidente regionale della Società di Storia Patria per la Puglia, professor Giacomo Carito, ha invece relazionato sul tema “Brindisi nell’età di Carlo III. L’influsso delle riforme caroline nello sviluppo dell’economia portuale”. Carito ha ricordato che quando Carlo III prese possesso del Regno, Brindisi era una delle poche città regie della provincia di Terra d’Otranto, aveva un governatore regio e un arcivescovo di nomina regia.

Giacomo Carito e Antonio Caputo-2

“Questo fa sì che l’asse fondamentale di potere cittadino avesse un diretto collegamento con le strutture universali, Stato, Chiesa, saltando cioè la mediazione locale”, afferma Carito, che prosegue evidenziando che Brindisi entrò a far parte del grande organismo politico ed entrò subito nel grande dibattito economico- commerciale relativo alle scelte che il Regno doveva attivare. Il professore si è quindi soffermato sul cambio di politica commerciale che Venezia effettuò dopo la presa di potere di Carlo III comportandosi come un porto franco, con dei dazi bassissimi riservati solo alle navi battenti bandiera veneziana, costituendo così un grande danno al naviglio napoletano, e sul trattato commerciale tra il Regno di Napoli e Costantinopoli".

A tal proposito Carito ricorda che uno degli effetti del trattato con Costantinopoli fu l’istituzione del servizio postale Napoli-Brindisi. Da qui la feluca proseguiva poi per Costantinopoli. L’arrivo di tale imbarcazione però pose dei problemi logistici perché Brindisi non aveva una stazione quarantenaria, ma come ricorda ancora il professore la città la chiese al re, che rispose positivamente purché la città la facesse a spese proprie. L’intera città si tassò per la costruzione del lazzaretto. “La costruzione del lazzaretto implicava che tutte le navi da Levante dovevano per forza venire a Brindisi”, spiega Carito, che conclude il suo intervento ricordando una controversia del 1743 riguardante il Real privilegio detto quinquennale, secondo cui dopo cinque anni di residenza a Brindisi si era esonerati da qualunque peso o vincolo feudale, e ricordando il famoso terremoto del 1743.

Domenico Urgesi e Antonio Caputo-2

Dopo la relazione del professor Carito, il convegno è proseguito con l’intervento del professor Domenico Urgesi che ha parlato del ministro brindisino Carlo De Marco, nominato da Carlo III di Borbone Ministro di Grazia e Giustizia e degli Affari ecclesiastici. Il De Marco ricoprì i due incarichi per oltre trenta anni e dal 1789 ebbe anche l’incarico di Ministro della Casa Reale. Urgesi ha ricordato che De Marco promosse l’accrescimento dell’autorità e del potere dei primi Borboni di Napoli e quindi contribuì significativamente al processo di rafforzamento dello Stato “nel quadro di una marcata riduzione dei privilegi feudali di ogni tipo, di cui l’adozione del Catasto onciario era stato un timido tentativo ai tempi di Carlo III”. Il professore ha ricordato inoltre che De Marco operò per l’abolizione del tributo della chinea e che introdusse negli ambienti scientifici napoletani il brindisino Teodoro Monticelli, di cui favorì la carriera accademica.

Guido Giampietro-2

Il seminario di studi è stato chiuso dalla relazione del generale Guido Giampietro che ha relazionato su “I Nisi, a Brindisi, tra il riformismo di Carlo di Borbone e l’assolutismo di Ferdinando IV”. Il generale ha parlato di un diario manoscritto redatto prima da Don Tommaso Nisi nel 1733 e successivamente continuato dal nipote, il notaio Oronzo Nisi. Nella sua relazione Guido Giampietro ha fatto una sintesi degli episodi familiari, aggiungendo che la sua ricerca trova la sua ratio non solo nell’amore per questa terra ma anche per l’appartenenza di sua madre, una Nisi, alla storia di questa famiglia di Brindisi.  In sala era presente l’ultimo discendente della famiglia Nisi, Francesco Nisi. La serata culturale si è conclusa tra l’approvazione e l’applauso del pubblico presente.

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