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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cultura

Quando le brindisine tradite spedivano spettri vendicatori dal fedifrago

BRINDISI - Novembre, si sa, è il mese dedicato ai defunti. Crisantemi, funzioni in chiesa, pellegrinaggi al cimitero caratterizzano questo tempo dell’anno, dove c’è il vero passaggio tra il cielo ancora azzurro o appena velato dell’autunno, a quello improvvisamente bigio, malinconico e piovoso, tipico del periodo novembrino. Il culto popolare per i defunti, in specie per le Anime del purgatorio, nella nostra Brindisi è fortemente sentito.

BRINDISI - Novembre, si sa, è il mese dedicato ai defunti. Crisantemi, funzioni in chiesa, pellegrinaggi al cimitero caratterizzano questo tempo dell'anno, dove c'è il vero passaggio tra il cielo ancora azzurro o appena velato dell'autunno, a quello improvvisamente bigio, malinconico e piovoso, tipico del periodo novembrino. Il culto popolare per i defunti, in specie per le Anime del purgatorio, nella nostra Brindisi è fortemente sentito.

Segmenti di storia ed alcune ragioni culturali, nonché simboli e altro fanno addivenire all'asserto che la richiesta delle Anime è sempre la stessa: tutte hanno bisogno di "ddifriscu" (tranquillità - refrigerio dalle sofferenze).

A ben pensarci, la frase che tuttora ricorre sulla bocca delle persone anziane, mentre elargiscono o ricevono una elemosina per suffragare le "Anime Purganti" è la seguente: "A ddifriscu ti l'animi ti lu Purgatoriu".

"Lu ddifriscu", il refrigerio, secondo un'antica credenza attenua le sofferenze dei morti, allevia le pene, avvicina alla felicità celeste, abbrevia la strada e facilita l'attesa per raggiungere Dio.

I brindisini pregano i morti per alleggerirne le sofferenze e, allo stesso tempo, si raccomandano, affinché intercedano per loro presso Dio e perché siano aiutati in certi momenti critici della propria esistenza.

Ad angolo tra via Carmine e via Giuditta Arquati c'era una sacra edicola che mostrava le Anime del Purgatorio che, avvolte da fiamme serpeggianti levavano le braccia al cielo, implorando il suffragio terreno e sperando in un rapido congiungimento con Dio. Non a caso, in pieno centro storico è significativa la presenza della Chiesa delle "Anime Purganti" (sec. XVII) che fu edificata attraverso pubblica sottoscrizione dell'Arciconfraternita delle Anime del Purgatorio attiva, fino al 1971 e che annoverava tra i suoi aderenti i rappresentanti del patriziato brindisino.

Tra le più antiche tradizioni locali, quella riferita al 2 novembre resta tra le più semplici e praticate dal popolo. Nella notte tra l'1 e il 2 novembre, prima di andare a letto, si apparecchia la tavola con candida tovaglia di bucato, piatti, bicchieri, brocca colma d'acqua, un pezzo di pane e le sedie sistemate al loro giusto posto. Si crede che, durante la nottata, le Anime Purganti giungano dall'Aldilà e si rifocillino con un po' di pane, ma soprattutto si rinfreschino la gola riarsa, con l'acqua.

Ovviamente, al mattino seguente si trova tutto come la sera prima, ma resta la soddisfazione di aver adempiuto ad un dovere annuale e magari procurato il famoso "ddifriscu" a quegli amati parenti già vissuti in quella casa. Ma non è finita qui, i nostri nonni attribuivano ai morti capacità divinatorie non comuni; secondo una leggenda tutta nostrana, accadeva che la donna abbandonata poteva certamente recuperare l'amore del suo uomo, se avesse chiesto l'intervento prodigioso di quelle anime che nessuno prega e ricorda e per questo erano e sono "Anime dimenticate".

Il "rito" prevedeva che l'interessata doveva affacciarsi alla finestra, per ben nove notti consecutive e a mezzanotte in punto avrebbe dovuto recitare questi versi: "Animi Santi mia/ dimenticati:/ tre l'impisi,/ tre li ccisi,/ tre li dimenticati/ an' capu ti (nome) sciati/ e tanta tirati ti capiddi/ l'ata dari/ ca ti lu nomi mia/ s'ava ricurdari".

A questa zoppicante rima, dovevano seguire alcune tradizionali preghiere. Era certo che le anime evocate (tre morte per impiccagione, tre per morte violenta, tre disperse) raggiungevano il fedifrago anche in capo al mondo, facendogli passare tanti di quei guai che il poveretto sarebbe tornato a rifugiarsi in seno alla sposa incautamente abbandonata. Per questo idillio riacceso esisteva un rovescio di medaglia, infatti quella donna si sarebbe giovata del suo uomo ritrovato per non più di due - tre anni, perché, in capo a quel periodo, il meschino sarebbe morto.

Il poeta dialettale brindisino, canonico don Luigi De Marco, soprannominato "Lu Sciabbicotu", nel suo componimento "Due Novembre - Li Muerti", così verseggia: "Tuttu qquà spiccia...tuttu qquà furnesci.../ La nubbiltà, l'onori e la ricchezza;/ E comu fumu all'aria ca sparesci,/ Scumpari la saluti e la billezza."

De Marco, come altri autori e poeti, era dell'opinione che, in definitiva, la morte è il vero livellamento di ogni peculiarità personale, ciascuno è veramente "ignudo" di fronte a Dio.

I brindisini, nonostante usi e costumi cambino e si evolvano velocemente e continuamente, anche quest'anno affolleranno i viali del cimitero, portando in quel sacro luogo non sempre raccoglimento, preghiera e rispetto, ma più spesso un tipico, brindisino impulso di... vita, anche chiassosa e irriverente che poco o nulla ha a che fare con il silenzio e l'intima contrizione dovuta al luogo ed a quanti questo ospita.

Questi visitatori annuali sono stati censurati dagli stessi defunti che, attraverso la penna del grande Totò, pare che, parlando tra loro, abbiano detto: "Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:/ Nuje simmo serie... appartenimmo 'a morte!".

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