Il ruolo degli amalfitani a Brindisi, fra insediamenti e imprese artistiche

Pubblicato fra gli atti di un importante convegno internazionale il saggio dello storico brindisino Teodoro De Giorgio

Un importante contributo dello storico dell’arte brindisino, Teodoro De Giorgio, dedicato agli insediamenti e alle imprese artistiche degli Amalfitani tra XII e XIII secolo, è stato pubblicato sugli Atti di un importante convegno internazionale organizzato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana che si tenne nella città di Amalfi nel dicembre del 2017, dal tema: “Gli Amalfitani nella Puglia medievale. Insediamenti, fondaci, vie e rotte commerciali, relazioni artistiche e culturali” . 

Teodoro De Giorgio è dottore di ricerca in studi sulla rappresentazione visiva all’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, dal 2013 entrato a far parte della Scuola Normale Superiore di Pisa. È specializzato in Storia dell’arte medievale e moderna. Nella sua attività di ricerca si occupa di iconografia e iconologia, di storia dell’arte cristiana e gestione del patrimonio culturale. È autore di numerose pubblicazioni in riviste specialistiche e ha partecipato, in qualità di relatore, a convegni scientifici nazionali ed internazionali. Ha ideato e curato esposizioni artistiche poste sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e progetti museologici di committenza ecclesiastica. Nel giugno 2018 Papa Francesco lo ha nominato Cavaliere di San Silvestro per il suo impegno al servizio del patrimonio culturale della Chiesa. Insegna “Heritage marketing” all’Università del Salento e scrive di questioni inerenti alla tutela del patrimonio culturale sull’Huffington Post. 

Per sapere qualcosa in più sul suo importante lavoro di ricerca, BrindisiReport.it ha posto qualche domanda allo storico dell’arte. 

Come nasce il suo lavoro di ricerca sugli insediamenti e le imprese artistiche degli Amalfitani a Brindisi? 

“Nel dicembre 2017 sono stato invitato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana a partecipare come relatore a un importante convegno internazionale ad Amalfi dal titolo "Gli Amalfitani nella Puglia medievale. Insediamenti, fondaci, vie e rotte commerciali, relazioni artistiche e culturali". La prospettiva di relazionare su un tema tanto stimolante, e al tempo stesso poco trattato dalla moderna storiografia, mi ha sollecitato ad approfondire la storica relazione tra la comunità degli Amalfitani e la città di Brindisi. Nel Medioevo Brindisi ebbe un ruolo di primissimo piano nelle dinamiche commerciali con l'Oriente e la scelta degli Amalfitani di risiedervi stabilmente a partire dalla seconda metà del XII secolo rappresenta un'importante conferma. L'altura che domina il Seno di Levante del porto, in corrispondenza di via Lata e dell'attuale stazione marittima, prese il nome di «Scala» con riferimento al principale luogo di provenienza degli Amalfitani, ovvero l’antico borgo di Scala.”

Chi erano gli Amalfitani? 

“Gli Amalfitani erano un popolo di navigatori e mercanti che vantavano rotte privilegiate con l'Oriente, in particolare con la Terra Santa, attraverso l'istituzione di un triangolo commerciale che, muovendo dall’Italia, toccava l'Africa araba e Bisanzio. Ecco l'importanza di avere un insediamento stabile a Brindisi. Il loro arsenale e i magazzini per la custodia delle merci sorgevano in una delle aree più strategiche del porto, che si estendeva dall'attuale sede della Guardia Costiera alla stazione marittima. I mercanti amalfitani esportavano a Brindisi doghe per botti, legnami, vini, salumi, frutta secca, profumi e filati pregiati ed importavano grano, olio, vino, formaggi, carrubi e altri materiali di consumo.”

Quale contributo portò la loro presenza in città? 

“A Brindisi gli Amalfitani riuscirono a intessere ottimi rapporti con le autorità civili e religiose e la loro presenza contribuì allo sviluppo delle dinamiche economiche cittadine. Spesso le famiglie Scalesi e Ravellesi conseguirono le più alte cariche amministrative, rivestirono incarichi al servizio delle magistrature cittadine e della Corona, ricevettero l'ordine di sovrintendere alle coniazioni della Zecca imperiale con sede a Brindisi e di distribuire le nuove monete. Un rapporto privilegiato intrattenne la colonia amalfitana con il Capitolo della cattedrale brindisina, che ottenne numerose donazioni e rendite.”

Quali imprese artistiche condussero? 

“Le famiglie amalfitane residenti a Brindisi rivaleggiarono tra loro nell’offerta di monumenti pubblici da collocare nei punti strategici della città, e per questo dalle chiare funzioni propagandistiche. È il caso della chiesa intitolata a «Santa Maria di Scala», nota anche come «Santa Maria Amalfitana», che sorgeva nell’omonimo rione e che già nel XVI secolo si è vista cambiare il nome in «Santa Maria della Scala», con riferimento al simbolo della Passione di Cristo. La chiesa nel corso degli ultimi secoli ha subito radicali trasformazioni e oggi versa in condizioni precarie. Dell'antico insediamento amalfitano oggi non resta che la memoria, in parte dimenticata e sottoposta ad arbitrarie revisioni storiche. L'importanza della ricerca scientifica consiste proprio nel recuperare ciò che in apparenza si è perduto e nel favorire la riscoperta della propria identità culturale.”

Il pdf dell'opera: Pdf saggio amalfitani-2

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