Scavi, ora chiesto un confronto aperto

BRINDISI - Per un Paese, conoscere la propria storia e le proprie origini, rappresenta una ricchezza culturale che può risultare vantaggioso anche da un punto di vista turistico. Ma cosa dire quando una città decide di ricoprire tutto ciò che dal sottosuolo è emerso, risalente a secoli di storia? È questa la sconcertante notizia, dicono il Comitato cittadino Porta d’Oriente, il Gruppo Archeologico Brindisino e la Fondazione Tonino Di Giulio, relativa ai ritrovamenti brindisini sul lungomare Regina Margherita e della piazza San Teodoro D’Amasea antistante al palazzo Montenegro, che l’amministrazione comunale, d’intesa con la Soprintendenza, ha deciso di ricoprire totalmente.

Gli scavi sul lungomare qualche mese fa

BRINDISI - Per un Paese, conoscere la propria storia e le proprie origini, rappresenta una ricchezza culturale che può risultare vantaggioso anche da un punto di vista turistico. Ma cosa dire quando una città decide di ricoprire tutto ciò che dal sottosuolo è emerso, risalente  a secoli di storia? È questa la sconcertante notizia,  dicono il Comitato cittadino Porta d’Oriente, il Gruppo Archeologico Brindisino e la Fondazione Tonino Di Giulio, relativa ai ritrovamenti brindisini sul lungomare Regina Margherita e della piazza San Teodoro D’Amasea antistante al palazzo Montenegro, che l’amministrazione comunale, d’intesa con la Soprintendenza, ha deciso di ricoprire totalmente.

Questa decisione non è sicuramente in linea con quelle che potevano essere le aspettative di sviluppo turistico e culturale della città, considerando – sottolineano le tre associazioni - la ricchezza storica che avrebbe potuto vantare il porto di Brindisi; i tratti di quanto emerso che gli organi riterranno più rilevanti, sarebbero forte motivo di attrazione cultura e turistica, esaltati con pannelli illustrativi e totem didattici previsti dalla Soprintendenza, rispettando in ogni caso le attività commerciali della zona.

La decisione presa dall’amministrazione comunale ha tradito le aspettative dei cittadini, secondo gli autori della nota,  rispetto alle iniziali linee di indirizzo a favore della valorizzazione dell’area. Si spera in un cambiamento di tendenza, per una città come Brindisi, plurimillenaria e ricca nel suo sottosuolo di resti dell’antica urbis romana. A tal fine, è stato richiesto un incontro col Comune e la Soprintendenza per aprire un dibattito costruttivo tra enti locali, associazioni e cittadini, per dar voce alle richieste di apertura dei resti ritrovati, nell’interesse della città e delle sue concrete ricchezze.

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