Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cultura

Tema: memoria di un naufragio

Erano quasi le sette di sera del 28 marzo 1997, venerdì di Pasqua. In Albania c’era la guerra civile e la gente scappava come poteva dall’altra parte del Canale d’Otranto. In Italia montava la paranoia dell’invasione albanese e si apriva la stagione dei respingimenti. Alle 18,57 la Kater I Rades, una piccola motovedetta partita da Valona stracarica di profughi, cola a picco nello collisione con la corvetta Sibilla della Marina Militare Italiana Sibilla e cola a picco: 57 morti, soprattutto donne e bambini, 24 dispersi e 34 superstiti. Quindi 81 vittime: lo stesso numero di vittime della strage di Ustica. Una storia che si conclusa con due condanne in Appello, quella del comandante del Sibilla e del comandante della Kater I Rades.

Erano quasi le sette di sera del 28 marzo 1997, venerdì di Pasqua. In Albania c'era la guerra civile e la gente scappava come poteva dall'altra parte del Canale d'Otranto. In Italia montava la paranoia dell'invasione albanese e si apriva la stagione dei respingimenti. Alle 18,57 la Kater I Rades, una piccola motovedetta partita da Valona stracarica di profughi, cola a picco nello collisione con la corvetta Sibilla della Marina Militare Italiana Sibilla e cola a picco: 57 morti, soprattutto donne e bambini, 24 dispersi e 34 superstiti. Quindi 81 vittime: lo stesso numero di vittime della strage di Ustica. Una storia che si conclusa con due condanne in Appello, quella del comandante del Sibilla e del comandante della Kater I Rades.

Quindici 15 anni dopo, la residenza teatrale Cetacei di Maccabeteatro e Thalassia fa i conti con il Venerdì Santo più nero della storia d'Italia e lo fa con un laboratorio multidisciplinare di ricostruzione e narrazione condotto da Francesco Niccolini, Fabrizio Pugliese e Luigi D'Elia. La storia della Kater i Rades come già il suo relitto, lentamente riemerge, chiede voce, reclama ascolto. Ancora. Il progetto rientra nel programma Teatri Abitati, una rete del contemporaneo, progetto finanziato dal Fesr ed affidato dalla Regione Puglia- Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo al Teatro Pubblico Pugliese.

La vicenda prende la forma di un laboratorio totale, aperto, non per soli scrittori o attori ma anche per giornalisti, autori e musicisti, artisti e scultori, videomaker, giovani storici, studiosi, persone generose che hanno scelto di salvare il proprio tempo e che abbiano voglia di condividere una ricerca che si muove seguendo la geografia e il tempo dei fatti e tessendo con scienza e verità uno scenario complesso, delicato e ancora controverso: dagli atti dei tribunali alle interviste ai testimoni, dai movimenti nati dalla strage agli artisti che hanno già prodotto e stanno ancora creando sul tema.

Il laboratorio culminerà il 28 marzo 2012, esattamente 15 anni dopo, in un evento pubblico di racconto, una narrazione multidisciplinare a più voci frutto del lavoro e degli incontri del laboratorio. La conduzione del laboratorio è affidata in base alle fasi di lavoro a tre diversi conduttori. La prima, quella di ricerca, ricostruzione e scrittura, a Francesco Niccolini, drammaturgo, sceneggiatore, che da molti anni lavora, studia e scrive con Marco Paolini: il loro ultimo lavoro è Itis Galileo. Prima ancora, solo per citarne uno, il racconto del Vajont. Ha scritto testi e spettacoli per Sandro Lombardi, Arnoldo Foà, Anna Bonaiuto, Luigi D'Elia, Massimo Schuster, Antonio Catalano, Enzo Toma, Fabrizio Saccomanno e molti altri.

La seconda fase, quella di messa in scena, è affidata a Fabrizio Pugliese, attore, regista, formatore teatrale tra le figure più interessanti del teatro pugliese. La fase di costruzione, legata all'evento, è affidata a Luigi D'Elia, artista, educatore ambientale, che da anni opera a Torre Guaceto in una continua ricerca tra arti visive e narrazione, tra la terra e il mare. Il laboratorio non pretende di chiudere l'argomento, di esautorare la ricerca, il racconto, la voce di quel venerdì, ma intende contribuire al paziente e caparbio lavoro di ricostruzione che attorno alla vicenda della Kater i Rades mobilita da tempo scrittori, artisti, famigliari delle vittime, giornalisti, associazioni nel tentativo di condividerne lo squarcio, il buio, il significato più profondo e salvifico di quel naufragio simbolo, probabilmente ancora pulsante, di questa umana memoria migrante.

Il laboratorio si svolge tra la Riserva di Torre Guaceto e il Teatro Comunale di Torre S. Susanna con inizio il 13 gennaio e conclusione nell'anniversario del 28 marzo 2012. La partecipazione è gratuita ma prevede posti limitati con selezione per curriculum. Per iscrizioni e informazioni: 331/3477311 - 393/9629084 - residenzacetacei@cooperativathalassia.it - www.cooperativathalassia.it

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