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Il procuratore Marco Di Napoli

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"Uomini soli" contro la mafia

BRINDISI - Nell'ambito del progetto organizzato dalla Scuola di formazione politica "A. Caponnetto" e dalla Proteo Fare Sapere di Brindisi con tema "Brindisi capitale dell'antimafia", si è svolta ieri, lunedì 8 ottobre,alle 18.30, presso Palazzo Nervegna, la presentazione del libro del giornalista d'inchiesta ed esperto di mafia Attilio Bolzoni, de La Repubblica.

BRINDISI - Nell'ambito del progetto organizzato dalla Scuola di formazione politica "A. Caponnetto" e dalla Proteo Fare Sapere di Brindisi con tema "Brindisi capitale dell'antimafia", si è svolta ieri, lunedì 8 ottobre,alle 18.30, presso Palazzo Nervegna, la presentazione del libro del giornalista d'inchiesta ed esperto di mafia Attilio Bolzoni, de La Repubblica.

Il libro intitolato "Uomini soli" racconta la vita dei quattro persone che alla lotta alla mafia hanno dedicato la loro intera esistenza e cioè il segretario regionale del Partito Comunista Italiano, Pio La Torre, il generale dell'Arma dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa e i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla presentazione sono intervenuti anche Sandro De Rosa, della Proteo- Brindisi e il Procuratore della Repubblica di Brindisi Marco Dinapoli.

Dopo l'introduzione sulla vita dei quattro servitori dello Stato vi è statol'intervento del procuratore Dinapoli, che ha dichiarato di essere rimasto colpito dal libro dell'autore il quanto il giornalista ha saputo descrivere alla perfezione, nelle poche righe iniziali dell'introduzione, la storia della lotta alla mafia.

Dinapoli ha inoltre affermato che, leggendo il libro, ha rivissuto molti momenti importanti del suo lavoro, ricordato vecchie ferite e i tanti momenti in cui si è sentito solo, isolato esattamente come i quattro protagonisti del libro. A conclusione del suo intervento ha affermato che "Abbiamo tutti quanti il dovere della memoria affinchè queste persone non siano morte invano".

Dopo l'intervento del procuratore, Bolzoni ha parlato del ricordo personale dei quattro eroi, della mancanza di certezze che ancora vi sono sulle loro morti e di come si è evoluta oggi la mafia, che non è più quella dei mafiosi più importanti come Totò Riina, ma che ora è "profumata, politicamente corretta". Infine ha evidenziato che oggi, in Italia vi è una Sicilia in cui c'è una profonda consapevolezza della differenza che c'è tra il bene e il male, e un resto d'Italia in cui invece non si ammette la presenza della mafia, in quanto vi è ancora la cultura dell'indifferenza.

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