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Il segreto per raggiungere la gioia piena, secondo don Maurizio Mirilli

Il parroco mesagnese ha presentato il libro “Un briciolo di gioia…purché sia piena”, con prefazione di Papa Francesco

BRINDISI - Si è parlato di gioia piena, nel primo appuntamento di aprile della rassegna letteraria “Petali di rosa”, curata dalla Caffetteria Letteraria Nervegna di Brindisi. Ospite della rassegna è stato, infatti, don Maurizio Mirilli, autore del libro “Un briciolo di gioia…purché sia piena”, volume edito dalle Edizioni San Paolo che si pregia della prefazione di Papa Francesco. Alla presentazione del libro, tenutasi martedì sera alle 19, aperta da Francesca Romana Intiglietta della Caffetteria Letteraria Nervegna e moderata da Fabiana Agnello, sono intervenuti l’avvocato Enrica Bocco e lo psicologo e psicosomatista Alessandro Rubino. 

Don Maurizio Mirilli è nato a Mesagne nel 1970 e viene ordinato sacerdote per la Diocesi di Roma nel maggio del 2004, dopo aver conseguito, nel 1994, una Laurea in Scienze Statistiche ed Attuariali presso l’Università “La Sapienza” di Roma ed aver intrapreso la carriera del manager di successo. “Però quella vita non era la sua strada”, afferma Fabiana Agnello presentando l’autore, “e dopo un profondo conflitto interiore ha deciso di cambiare direzione, ha deciso di dire “Si” al Signore, sentendosi finalmente un uomo libero”. 

Da sinistra, Fabiana Agnello, Alessandro Rubino e Enrica Bocco-2

L'introduzione di Enrica Bocco

Il libro di don Maurizio è stato introdotto dall’avvocato Enrica Bocco, che ha evidenziato come in “Un briciolo di gioia” don Maurizio, con grande efficacia, con grande originalità, alterni riflessioni su episodi tratti dai Vangeli a riflessioni su eventi accaduti a lui personalmente, riuscendo così ad entrare molto facilmente in sintonia con il lettore. “In “Un briciolo di gioia”, afferma l’avvocato, “don Maurizio ci svela il segreto per raggiungere la gioia piena, quella gioia che per Papa Francesco è il respiro di ogni cristiano, il modo di esprimersi del cristiano. 

La copertina del libro-11

Quella gioia riporta la pace, la pace nel cuore”. “Il messaggio pregnante che ho colto io nel libro”, prosegue l’avvocato, “è l’invito che ci fa appunto don Maurizio a lasciarci sorprendere da questa gioia, che spesso abbiamo a portata di mano ma che non vediamo perché siamo presi da altri motivi, siamo distratti da cose futili, dal contingente, dall’effimero. Invece, dice don Maurizio, dobbiamo lasciarci infiammare, dobbiamo lasciarci travolgere, anche per essere contagiosi con chi ci sta vicino”. L’avvocato Bocco ha concluso la sua introduzione sottolineando che nel libro don Maurizio ci parla della gioia e ce ne indica la radice e la fonte: la misericordia di Dio e l’incontro con Dio, e che “questo libro non è solo un libro religioso, nel senso che è ricco di riflessioni, di insegnamenti, di spunti, di parole libere di essere interpretate anche in chiave laica”. 

L'intervento dell'autore

La parola è passata quindi all’autore del libro, che ha spiegato il titolo del volume: “Nel termine ‘briciolo’ ho voluto subito mettere in chiaro una cosa: che la gioia di cui si parla nel libro non è quella gioia che molto spesso si cerca, e che si mette in mostra nelle vetrine, nei vari negozi, quando si va a fare shopping nel centro. Non stiamo parlando di quella gioia effimera, passeggera, che ti lascia l’amaro in bocca, per cui uno cerca di fare il pieno”, spiega don Maurizio. “Non è di questa gioia di cui stiamo parlando, ma della gioia piena, quella di cui mi basta assaporare anche un solo briciolo per poter gustare l’eternità, perché la gioia vera è eterna. Parlo, nel libro, della gioia quella vera, che è sorprendente, inaspettata, che arriva in maniera inattesa perché è un dono. Non è qualcosa che vai a comprare, che programmi, che cerchi di raggiungere con le tue forze”. E prosegue spiegando che la gioia vera se da un lato è un dono inaspettato, a sorpresa, dall’altro lato, per prepararsi ad accoglierla, è necessario anche fare un po’ di fatica.

Don Maurizio Mirilli (2)-3

“Nel libro parlo di tutto il percorso per arrivare a gustare, a godere di questo dono”, afferma. “C’è anche una sofferenza, c’è una fatica per la quale bisogna essere disposti ad affrontarla, per poi gustarla questa gioia piena”. “Per arrivare a godere sul serio, pienamente, ed essere felici, bisogna essere disposti ad entrare anche nella logica che noi cristiani diciamo essere la logica della Croce, per poi risorgere”. 

Don Maurizio, parroco della parrocchia Santissimo Sacramento, in Roma, ha raccontato poi la visita di Papa Francesco nella sua parrocchia, avvenuta il 6 maggio dello scorso anno, in occasione dell’inaugurazione de “La Casa della gioia”, una casa che accoglie ragazzi disabili orfani realizzata nel sottotetto della sua chiesa. Il sacerdote ha ricordato che nominato parroco cinque anni fa, si è trovato ad ascoltare “l’urlo di dolore di tante mamme moribonde che avevano figli disabili e che stavano per morire disperate perché non sapevano cosa sarebbe stato dei loro figli dopo la loro morte”. 

Il pubblico (2)-2-8

“Pregando mi trovai di fronte al Vangelo in cui si dice che portarono a Gesù un paralitico e siccome non c’era posto, scoperchiarono il tetto per poi calare giù questo paralitico”. E quello “scoperchiarono il tetto” fu illuminante perché nella mia parrocchia c’è un sottotetto dove c’erano dei magazzini inutilizzati. E io folgorato da questa Parola dissi: ecco il Papa ci invita ad aprire le porte, Gesù ci invita addirittura a scoperchiare i tetti. E lassù ci facciamo la casa per accogliere i ragazzi”. 

“Dopo tutti gli ostacoli superati siamo arrivati ad inaugurare questa casa”, aggiunge don Maurizio. Il sacerdote ricorda poi che quando aveva il progetto tra le mani fu chiamato per andare a Santa Marta con una rappresentanza della sua parrocchia e portò con se tutti i disabili della parrocchia, li presentò al Papa, che s’intrattenne con loro molto più del solito perché voleva sapere le storie di tutti. In quell’occasione il Papa disse a don Maurizio che dopo aver benedetto il progetto avrebbe inaugurato lui stesso “La Casa della gioia”. 
“Il 6 maggio viene il Papa, al termine della visita, dopo quattro ore passate insieme, meravigliose, poi ha celebrato messa, ha confessato, gli ho presentato tutti i ragazzi, ha visitato la casa. Ho avuto modo anche di spiegargli un po’ cosa c’era dietro, la spiritualità che c’era dietro la nascita di questa casa e molte di queste cose sono scritte nel libro”. “Alla fine gli ho dato la bozza del libro, che sarebbe uscito a novembre 2018”. 

Il pubblico-5-48

“Certo”, prosegue il sacerdote, “non oso chiedere la Prefazione al Papa, perché il Papa ha mille cose da fare. Quindi mi guarda, mi prende per un braccio e mi dice: ‘Te la scrivo’. Però, disse, scrivi una sintesi e fammela avere”. Il 15 maggio, giorno del suo compleanno, don Maurizio riceve la Prefazione del Papa: “Questo è l’aneddoto che dice il briciolo di gioia piena, perché anche questo fu un regalo inaspettato”. 

L'intervento dello psicologo e psicosomatista

La presentazione del libro è proseguita con l’intervento dello psicologo e psicosomatista Alessandro Rubino, che si è soffermato su alcuni studi effettuati nel 2004 dai francesi, che per primi hanno studiato la felicità attraverso delle immagini nuove, in particolare la risonanza magnetica funzionale. “E si è visto che c’è una differenza abissale tra la contentezza derivata dal fatto di far vedere a persone con questi strumenti, con questi sensori, degli elementi, chiamiamoli materiali, cose da prendere, una bella macchina, un gioiello, con invece il processo neuro organico che si attua quando una persona invece vive un’esperienza in cui lei dà. Il secondo caso è quello che genera un effetto corporeo più importante. I francesi che per primi lo hanno studiato chiamano questo fenomeno neuroscientifico, il Flow”. Per lo psicologo, il 2019 è il momento storico più bello in cui scienza e fede possono veramente integrarsi. 

Nel corso della presentazione sono stati toccati temi importanti come quello dell’azzardopatia (don Maurizio è, infatti, impegnato nelle scuole e nei licei di Roma per parlarne, per fare prevenzione), della dignità ritrovata e dell’umiltà. 

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