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I profughi ebrei cacciati dall'Egitto accolti a braccia aperte dai brindisini

La Società di storia patria ricorda l'arrivo a Brindisi della motonave Achylleos che trasportava i profughi ebrei in fuga dall'Egitto e dal regime di Nasser

BRINDISI - Sono trascorsi sessanta anni dall’arrivo a Brindisi della motonave Achylleos che trasportava i profughi ebrei in fuga dall’Egitto e dal regime di Nasser. Era il 29 novembre del 1956 e i profughi che giunsero in città e che furono accolti nella stazione sanitaria marittima di Brindisi, nel centro “Bocche di Puglia”, furono costretti a lasciare tutti i loro beni nel loro Paese. Per ricordare quei giorni la sezione locale della Società di Storia Patria per la Puglia, insieme  all’Archivio di Stato di Brindisi, ha organizzato il XLVII Colloquio di studi e ricerca storica “Come ladri nella notte. Dall’Egitto a Brindisi il 1956”, nel corso del quale è stato ripresentato il libro di Carolina Delburgo intitolato “Come ladri nella notte…la cacciata dall’Egitto”. 

Il Colloquio di studi si è svolto venerdì sera alle 18.00 nel chiostro dell’Archivio di Stato. A coordinare e introdurre i lavori del convegno è Carolina Delburgo e Antonio Caputo-2stato Giacomo Carito, presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, mentre a dare l’indirizzo di saluto è stata la direttrice dell’Archivio di Stato, la dottoressa Francesca Casamassima. Al convegno sono intervenuti l’autrice del libro, Antonio Mario Caputo della Società di Storia Patria per la Puglia e la regista della Boga Films di Los Angeles, Cristina Bocchialini (nella foto a destra, Caterina Delburgo e Antonio Caputo). 

“Non si tratta di una celebrazione”, sottolinea Carito, “ma piuttosto di una memoria. L’esercizio della memoria è indubbiamente sempre utile, ma lo è particolarmente quando i venti dell’intolleranza soffiano”. Carito prosegue quindi affermando: “E per questo la serata di oggi è particolarmente importante perché ricorda una pagina della nostra storia recente, parliamo di eventi di sessant’anni fa, eventi di cui la nostra città continua ad essere testimone e partecipe, visto che sbarchi di migranti si susseguono continuamente si può dire senza soluzione di continuità”. 

Da sinistra, Antonio Caputo e Giacomo Carito-3“Questa iniziativa rientra nella politica di valorizzazione del nostro ministero, valorizzazione di tutto il patrimonio documentario che conserviamo”, afferma la direttrice dell’Archivio di Stato. “Infatti, molti dei documenti utilizzati dall’autrice, che ha pubblicato nell’appendice documentaria della sua seconda edizione, sono conservati nell’Archivio di Stato”. A supporto della serata sono stati esposti, in un percorso espositivo, i documenti relativi all’evento (a sinistra, Antonio Caputo e Giacomo Carito). 

“L’arrivo dell’Achylleos a Brindisi nel ’56 in realtà non è un episodio isolato”, afferma Giacomo Carito, “ma rientra in un quadro di relazioni, di triangolazioni, tra Alessandria, Brindisi e Haifa, che ha origini molto remote”. Carito ha ricordato poi il passaggio in città di Beniamino Da Tudela, ha delineato i confini del quartiere ebraico di Brindisi e ricordato l’arrivo in città, alla fine dell’Ottocento, di centinaia di ebrei provenienti in parte da Corfù e in parte dall’Europa orientale. Il professore ha concluso il suo intervento evidenziando il ruolo di Brindisi nella diaspora ebraica. 

Il professore Caputo si è soffermato invece sul contesto in cui si è sviluppata la vicenda raccontata dalla Delburgo nel suo libro. Cristina Bocchialini-2“Accogliere per noi è tendere le mani e il cuore a degli sconosciuti in stato di bisogno”, afferma Caputo, che ha ricordato le vicende storiche che precedettero il 1956. Partendo dall’immediato secondo dopoguerra, Caputo ha ricordato il forzato esodo degli ebrei dai paesi arabi. “Un esodo”, afferma, “di cui ancora oggi si parla poco, caduto nel dimenticatoio di molte memorie”. (Nella foto a destra, Cristina Bocchialini)

Il professore ha quindi messo in risalto l’accoglienza che i brindisini riservarono ai profughi ebrei: “Un’umanità senza confini si piegò su chi aveva bisogno e chiedeva asilo in una realtà sconosciuta ma a prima vista già accogliente, inclusiva, partecipativa, cordiale, affabile e affidabile. Volti, voci, sguardi, che a distanza di sessant’anni pare sia impossibile dimenticare. Brindisi si stringeva attorno a persone disperate, perché private proditoriamente di tutto”. Caputo ricorda quindi che dall’Egitto, nel 1956, furono cacciati circa 30.000 ebrei. “Piano, piano, la Cairo cosmopolita, dove si erano stabilizzati lingue e culture diverse si svuota delle sue molteplici identità per conformarsi ai dettami del nuovo nazionalismo arabo”. 

Il pubblico-5-22L’autrice, che ha portato i suoi ringraziamenti come donna, come ebrea e come italiana, ha iniziato il suo intervento ricordando le sue origini e la vita felice che condusse al Cairo fino alla metà degli anni Cinquanta. Poi il ricordo del regime di Nasser e la nazionalizzazione del Canale di Suez. “Migliaia di europei, quindi non soltanto italiani, francesi, inglesi, belgi, ebrei naturalmente, furono arrestati”, ricorda l’autrice, “i loro beni furono confiscati e poco dopo furono espulsi con poche risorse economiche”.

L’autrice racconta quindi come la sua famiglia dovette lasciare in fretta, di notte, I documenti dell'archivio di stato esposti durante la serata-2 l’Egitto per imbarcarsi sulla nave Achylleos che li avrebbe portati in Italia.  Quindi il racconto del suo addio all’Egitto, dell’arrivo a Brindisi e dei ricordi legati alla sua permanenza nella stazione sanitaria marittima. “Noi esuli d’Egitto stiamo ormai invecchiando. Dopo di noi non ci saranno più le nostre testimonianze. Nonostante siano passati sessant’anni, noi non abbiamo dimenticato l’Egitto”, afferma la Delburgo, “Qui in Italia ci siamo adoperati per costruire un futuro per i nostri figli. Oggi, sessant’anni dopo, quando la nostalgia ci prende cerchiamo di trasmettere per non cancellare la nostra storia, soprattutto perché dopo di noi non ci sarà più nessuno a farlo”. (A destra, i documenti dell'archivio di stato esposti durante la serata) 

La regista Cristina Bocchialini ha concluso il convegno raccontando come è avvenuto il primo contatto telefonico con Carolina Delburgo e come è nata l’idea di girare un film documentario sulla sua storia. 

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