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“La Bohème”, botteghino aperto anche sabato e domenica

Al Teatro Verdi di Brindisi fervono i preparativi per la messinscena dell’immortale capolavoro pucciniano  

BRINDISI - «Opera in Puglia» approda a Brindisi, nel Nuovo Teatro Verdi, con l’opera della giovinezza, della voglia di vivere. «La Bohème», immortale e amatissimo capolavoro di Giacomo Puccini, in arrivo lunedì 23 aprile alle ore 20.30, segna il primo appuntamento della stagione lirica diretta da Giandomenico Vaccari.

 Posti ancora disponibili: oltre ai turni ordinari (lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19), la biglietteria del Teatro Verdi sarà aperta al pubblico anche sabato 21 e domenica 22 aprile ore 11-13 e 17-19. Lunedì 23 aprile, giorno dello spettacolo, ore 11-13 e a partire dalle 19.

 Lo spettacolo sarà preceduto da una guida all’opera, a cura del docente Corrado De Bernart e del direttore artistico della rassegna Giandomenico Vaccari, che si svolgerà venerdì 20 aprile alle ore 18.30 nella sala conferenze del Complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35).

Puccini aveva cominciato a lavorare alla Bohème nel gennaio 1893 (lo precisa lui stesso in polemica con Leoncavallo che reclamava la priorità dei diritti sul soggetto), scrisse l’ultima nota della partitura il 10 novembre 1895, provando «l’effetto di avere visto morire una mia creatura». Opera in quattro quadri, «La Bohème» debuttò al Teatro Regio di Torino con la direzione di Arturo Toscanini nel 1896. La sua genesi fu piuttosto complessa, ma fin dalla prima esecuzione torinese il pubblico la acclamò, a differenza della critica che invece non ne fu troppo convinta (un critico accennò addirittura alla “abdicazione” di Puccini). «Una vita gaia e terribile»: è quella dei bohémien. In una Parigi fredda e invernale quattro giovani artisti tirano a campare con pochi soldi, cercando di mangiare qualcosa e godendo di sprazzi di vita al Caffè Momus. «Bella età d’inganni e d’utopie», dice uno di loro. L’intreccio tra due storie d’amore, quelle di Marcello con Musetta e di Rodolfo con Mimì, è l’occasione per mostrare anche il lato oscuro dell’amore: i litigi tra innamorati e le gelosie reciproche svaniscono quando irrompe qualcosa di più grande, come la morte. «La Bohème» è l’opera dei giovani per eccellenza in cui sogni e realtà si mescolano, le passioni si intrecciano e l’amore vince su tutto, nonostante la morte.

Un trionfo di emozioni, impasti, colori, caratteri, personalità, che descrive un universo umano così vicino e insieme lontano da noi. La soffitta di Parigi è metafora della vita di tutti i giorni in cui l’arte in tutte le sue forme trionfa sovrana e trova adeguata completezza solo nell’amore. Un amore forte, vivo, struggente e maledettamente bello. Questa messa in scena dà luce e colore alla giovinezza e sottolinea la leggerezza accattivante della quotidianità dei protagonisti per poi marcare con sensibilità il dramma della povertà e della malattia con un gioco di contrasti e allusioni sceniche e registiche, che rendono lo spettacolo intenso e coinvolgente, così come il riso e il pianto conseguenza l’uno dell’altro. Come nella vita reale.

Debutto assoluto nel ruolo di Mimì per la sanvitese Angela Nisi (in passato più volte nelle vesti di Musetta), soprano che sa imporre agilità vocale e una grande padronanza scenica: Rodolfo è interpretato dal tenore franco-tunisino Amadi Lagha, dotato di un timbro schietto, caldo, tipicamente mediterraneo. Completano la compagine artistica: Italo Proferisce (Marcello), Marco Camastra (Shaunard), Federico Benetti (Colline), Diana Tugui (Musetta), Giorgio Schipa (Benoît/Alcindoro) e Federico Buttazzo (Parpiugnol). Regia di Alessandro Idonea. Dirige l’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento il M.O Gianluca Martinenghi. Le scene sono del Teatro Petruzzelli di Bari, realizzate nel 2008 per il Teatro Piccinni. Il «Coro Opera in Puglia» sarà diretto da Emanuela Aymone, il coro di voci bianche da Luigi Mazzotta.

 La scrittura travagliata del libretto, ad opera di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, è testimoniata dalla lettera che il primo scrisse all’editore Giulio Ricordi: «Vi confesso che di questo continuo rifare, ritoccare, aggiungere, correggere, tagliare, riappiccicare, gonfiare a destra per smagrire a sinistra, sono stanco morto. Se non fosse stato per la grande amicizia che ho per voi e per il bene che voglio al Puccini, a quest’ora me ne sarei liberato in malo modo. (...) Nel tempo dato a questi rattoppi avrei potuto scrivere comodamente quattro articoli per la ‘Nuova Antologia’».

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