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“Memorie di Negroamaro” per il secondo appuntamento di “In-Chiostri"

Con le “Memorie di Negroamaro”, ultimo romanzo della scrittrice e giornalista Valentina Perrone, si è aperta, venerdì sera la seconda giornata della manifestazione culturale “In-Chiostri"

BRINDISI - Con le “Memorie di Negroamaro”, ultimo romanzo della scrittrice e giornalista Valentina Perrone, si è aperta, venerdì sera, con inizio alle 17, la seconda giornata della manifestazione culturale “In-Chiostri. Libri-gusti e storie”, ospitata questa volta nel chiostro delle Scuole Pie di Brindisi. A dialogare con la giovane autrice di Guagnano è stata la presidente dell’Associazione Le Colonne. Arte antica e contemporanea, la dottoressa Anna Cinti, mentre a leggere alcuni passi del romanzo, interpretandoli, è stata l’attrice Giampiera Di Monte.

Valentina Perrone, Anna Cinti e Giampiera Di Monte-2

Edito da Edizioni Esperidi, “Memorie di Negroamaro” nasce da uno degli undici racconti che hanno dato vita al libro d’esordio di Valentina Perrone (che s’intitolava “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla”). Il romanzo, come evidenzia la dottoressa Cinti, sin dal titolo riconduce strettamente al Sud e una caratteristica dell’autrice è, infatti, quella di non abbandonare mai le proprie radici. Nei suoi libri si trova sempre uno stretto legame con il territorio. Sul titolo, l’autrice spiega di averlo scelto perché si compone di due elementi fondamentali che sono strettamente connessi alla storia e strettamente agganciati alla sua vita e alla sua convinzione dell’esperire la quotidianità: l’idea di memoria che le appartiene, e che cerca di condividere, e il Negroamaro.

Mario Cazzato e Domenico Urgesi-2

“Il Negroamaro fa parte della mia vita”, afferma Valentina Perrone, fa parte della storia della mia terra, che inevitabilmente è anche la mia storia”. Le vicende narrate nel romanzo della scrittrice, come precisa la stessa, sono frutto della sua fantasia. La dottoressa Cinti pone quindi l’attenzione sul linguaggio che l’autrice usa, che è semplice ma trasmette dei messaggi importanti, e sulla protagonista del romanzo, che viaggia, si sposta, va a Milano, però nel cuore ha sempre viva la sua città. Il ritorno della protagonista del romanzo nella terra natia apre spazio al ricordo, alle memorie. La dottoressa prosegue evidenziando che il Sud raccontato dall’autrice del libro è un Sud raccontato in tutte le sue sfaccettature, i suoi sapori, i suoi odori. Viene descritta la vita dei contadini e dei campi. Ma soprattutto l’autrice trasmette i valori del Sud, come quello della famiglia, delle piccole tradizioni. Per Valentina Perrone però sono importanti anche il potenziale dei luoghi, perché i luoghi costruiscono le emozioni, e le cose piccolissime della terra salentina, a lei care.  “Mi piaceva raccontare come delle cose piccolissime costruiscono la vita”, afferma, “costruiscono la storia, costruiscono quello che saremo, ovunque saremo”.

Giuseppe Marella e Eugenio Imbriani-2

Il secondo volume presentato venerdì sera è stato quello dell’architetto Mario Cazzato, dal titolo: “La galleria celeste. Astrologia e Arte alla Corte dei Castromediano di Lymburgh nel Castello di Cavallino” (Ediz. Congedo), presentato da Domenico Urgesi, presidente della Società Storica di Terra d’Otranto (associazione storica che lo scorso anno ha festeggiato cinquant’anni e che fu fondata nel’66 da Pier Fausto Palumbo).

Mario Cazzato, uno dei massimi esperti del barocco salentino, non solo leccese, del suo libro dice che riguarda non tanto l’architettura barocca, quanto la cultura del barocco. Per spiegare come nasce il suo volume, l’autore fa una digressione. Molti anni fa l’architetto si imbatté nel testamento di un barone di Cavallino, Castromediano, una delle famiglie più importanti ed antiche del Salento. Nel testamento, il Castromediano istituiva degli obblighi per gli eredi: non potevano disperdere la biblioteca e la galleria (l’ambiente di rappresentanza più importante della residenza di Cavallino) non poteva essere modificata. L’erede doveva inserire sul cornicione, la parte più alta di questo interno, il busto di ogni barone che si succedeva. Per Cazzato questo significa che il Castromediano dava una particolare importanza a questa opera d’arte.

Cesare Pasimeni mentre legge un passo del libro di Imbriani-2

Anche la biblioteca non poteva essere divisa e per questo il barone stilò un inventario analitico della biblioteca. Secondo l’architetto, questa biblioteca era all’epoca una delle più grandi del Mezzogiorno e una delle più importanti per la qualità dei libri (vi era anche una sezione di libri di astrologia). Quindi, secondo Cazzato, il barone Castromediano aveva l’idea di fare di questa struttura architettonica, di questo spazio di rappresentanza del suo castello, una replica di quelle che erano le grandi collezioni napoletane e italiane dell’epoca. “Purtroppo quasi tutta la biblioteca è andata dispersa, perduta”, afferma Cazzato, “rimangono le cosiddette opere d’arte, ossia la volta affrescata e tutto il sistema di un complesso significato simbolico delle statue che ornano l’interno di questa galleria, a vari livelli”. Cazzato descrive quindi la galleria (dalla volta enorme, forse lunga una ventina di metri, nella quale sono rappresentate oltre ai segni zodiacali tutte le costellazioni) ed afferma: “Ho cercato di chiarire il significato, i rapporti che ci sono probabilmente tra la volta affrescata e le statue del livello inferiore”. L’autore in ultimo parla dell’importanza vitale che aveva il libro a Lecce in quel periodo, non come diletto ma come modalità di trasmissione di nozioni.

Il terzo ed ultimo volume presentato nella seconda giornata di “In-Chiostri” è il libro di Eugenio Imbriani, docente di antropologia culturale presso l’Università del Salento, dal titolo: “L’ultimo canto” (Edizioni Esperidi). Il volume è stato presentato dal professor Giuseppe Marella, socio della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia. A leggere, interpretandoli, alcuni passi del volume di Imbriani è stato l’attore Cesare Pasimeni. “L’ultimo canto” è un romanzo breve che parla degli ultimi anni di vita di Giacomo Leopardi, gli anni in cui era a Napoli. Per Marella, nel libro vi sono momenti di grande intensità, momenti in cui la narrazione del professor Imbriani si interseca con la poesia e con la riflessione dello stesso Leopardi. Il romanzo soprattutto mette in luce degli aspetti poco conosciuti di Leopardi, emerge pienamente il Leopardi uomo, le sue vicende umane, il suo agire comunicativo all’interno di Napoli. “Leopardi per me è una sorta di scoperta continua”, afferma Imbriani, “è cominciata molti anni fa, probabilmente sui banchi di scuola”. L’autore, che iniziò a studiare Leopardi da antropologo, ne evidenzia poi l’attualità del pensiero sulla natura e sulla natura degli uomini. Imbriani parla poi dell’importanza fondamentale degli anni della permanenza a Napoli di Leopardi, periodo che forse è il meno conosciuto in assoluto, e del rifiuto del grande letterato di scrivere per i giornali progressisti. Imbriani spiega poi cosa ha voluto raccontare con il suo libro: gli anni di Leopardi nel 1835-1836 a Napoli, la situazione di quegli anni, inventando un incontro tra Leopardi, uno scribente pubblico e la sua famiglia, mettendosi nei panni di questa figura per cercare di capire un po’ meglio quello che Leopardi sentiva a Napoli e quali erano i suoi pensieri.

“In-Chiostri” dà appuntamento a questa sera, alle 17.00, nel chiostro del Museo Mapri, con le presentazioni dei libri di Ariane Baghai, di Eugenio Barba e Nicola Savarese e con una conversazione con Ferdinando Boero e i pescatori della Cooperativa Emma che chiuderà l’importante manifestazione culturale.

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