Mercoledì, 4 Agosto 2021
Mostre

"Obey Fidelity", inaugurata la mostra al Museo Diocesano di Ostuni

A cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, prodotta e organizzata dall' associazione MetaMorfosi. Le visite sono consentite tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 20 (orario continuato)

OSTUNI - E' stata inaugurata questa mattina, sabato 26 giugno, la mostra "Obey Fidelity - The art of Shepard Fairey" al Museo Diocesano di Ostuni, a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, prodotta e organizzata dall' associazione MetaMorfosi. E' l’occasione per conoscere uno degli street Artist più famosi al mondo: l’artista che, con l’immagine stilizzata in quadricromia di Barack Obama dal titolo Hope, ha di fatto consacrato, ancora prima che venisse eletto, il volto del più famoso presidente degli Stati Uniti a icona mondiale.

Percorso ideale in una metaforica notte metropolitana, la mostra di Ostuni sarà un viaggio visivo che incrocia quattro punti tematici: Donna, Ambiente, Pace, Cultura, stimolando riflessioni su temi umanitari, su passaggi esistenziali, su utopie sociali, su valori di giustizia al di sopra delle leggi. L’esposizione - che potrà essere visitata sino al prossimo primo novembre -  è il terzo progetto espositivo, dopo le mostre dedicate a Picasso e Andy Warhol, prodotto e organizzato da MetaMorfosi in collaborazione con Puglia Walking Art, con il patrocinio dell’assessorato alla cultura, tutela e sviluppo delle imprese culturali, turismo, sviluppo e impresa turistica della Regione Puglia e di Federalberghi Brindisi e con il coordinamento di MICexperience Rete d’Imprese.

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"Nell'ambito del turismo e della promozione, l'offerta artistica e culturale di alto livello come questo terzo progetto di Ostuni con Obay continua a essere un punto di forza fondamentale e un importante motore di crescita del turismo della provincia di Brindisi soprattutto in questo periodo di post-pandemia", spiega Pierangelo Argentieri, ideatore e promotore di Puglia Walking Art. Grazie alle opere in mostra dell’artista americano Shepard Fairey, nome in codice Obey, veniamo introdotti nel suo universo cartaceo dallo stile inimitabile, basato sulle grafiche sovietiche e futuriste di inizio Novecento, sulle pitture parietali latinoamericane, sui muralismi italiani alla Mario Sironi. Tra le opere in esposizione nelle sale del Museo Diocesiano alcune immagini iconiche, come Hope (scelta come manifesto della mostra di Ostuni) in cui Obey raffigurò nel 2008 il futuro presidente degli Stati Uniti Barak Obama. 

In mostra serigrafie e litografie provenienti da collezioni private che fanno di Obey il prototipo fluido del nuovo artista politico, perché ha capito che i temi scottanti si affrontano con simboli e intelligenza visiva, con l’impatto rapido di un messaggio in cui riconoscersi senza confondersi. Tra le opere esposte We the people – defend dignity una grafica politica in risposta diretta al sentimento xenofobo, razzista e anti-immigrati promosso dalla precedente amministrazione statunitense. La rosa rossa, che rende unico il ritratto della giovane e bellissima immigrata, rimanda all’estetica della moda Xicana e Mexicana, dai ballerini di danza folcloristica ai fiori che adornano le donne durante il Dia de los Muertos.

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Ma i riferimenti all’attualità sono continui e proficui nell’opera dell’artista figlio di un medico e di una agente immobiliare, cresciuto nella Carolina del Sud, dove ha seguito studi artistici e nel 1988 si è diplomato presso l’Accademia d’Arte. Valor & Grace Nurse, dove un’infermiera evoca gli eroi che hanno combattuto l’epidemia di covid-19, è sicuramente un’opera che risente di questi riferimenti ai fatti del presente. «Sono ispirato a celebrare coloro che non inseguono la gloria, ma che invece si mettono al servizio dell’umanità quando è messa a dura prova» ha commentato lo stesso artista in riferimento all’opera realizzata per la raccolta fondi il cui ricavato sarà devoluto alla loro nuova iniziativa “Dear Frontline Workers Public Art Fund”, per realizzare grandi murales, vicino agli ospedali che sono stati più colpiti dalla pandemia e in altri spazi pubblici, per ringraziare i lavoratori in prima linea. "Obey produce immaginari simbolici ad alto valore emozionale - spiega Marziani. - La sua arte su carta attrae i nostri sensi in modo spontaneo, ampliando il linguaggio informativo dei muri metropolitani. Fairey ha capito che le pareti stradali rappresentano la prima pagina della comunicazione virale, una nuova home page da cui non puoi sottrarti e che ti avvolge nei rituali quotidiani".

In mostra, per la prima volta a confronto, anche due immagini della Marianne, simbolo della Repubblica francese. La prima, Liberté, Egalité, Fraternité, una litografia del 2008 in prestito da collezione privata, è l’opera che Obey realizzò per esprimere la propria solidarietà ai cittadini di Parigi all’indomani degli attentati terroristici che colpirono la città nel novembre del 2015. Raffigura la Marianne, simbolo della République, circondata dalle parole del motto nazionale, su uno sfondo tricolore che riprende i colori della bandiera francese. Obey donò una sua versione a stampa a Emmanuel Macron, di cui ha sostenuto la candidatura presidenziale, che fu esposta nel bureau del Palais de l’Elysée dopo la sua elezione. L’opera però divenne anche un murale a decorazione della parete di un edificio popolare nel tredicesimo arrondissement, sul quale intervenne, nel dicembre 2020 un collettivo anonimo di street artist aggiungendo al volto alcune lacrime di sangue. A difendere l’intervento intervenne lo stesso Fairey che, ripristinata la versione originale, vi aggiunse una lacrima blu in memoria di quei valori democratici che la donna rappresenta ma che vengono continuamente disattesi. La versione cartacea della “Marianne con la lacrima”, Marianne: l’action vaut plus que les mots

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(I fatti valgono più delle parole) serigrafia su carta del 2021, arriva in mostra a Ostuni ed è presentata per la prima volta accanto alla versione senza lacrima del 2015. Testimonianza dell’impegno dell’artista contro il razzismo, la xenofobia, il classismo e tutte le forme di discriminazione e ingiustizia. "Obey - aggiunge Antonelli - crea simboli virali e replicabili, produttori di icone che alzino la soglia d’attenzione, che diano messaggi politici in maniera metaforica e condivisa". "Siamo felici di ospitare per il terzo anno un progetto espositivo di tanta rilevanza come quello propostoci da MICexperience e Associazione MetaMOrfosi - dice il sindaco di Ostuni Guglielmo Cavallo. - La proposta espositiva eleva ancora di più la nostra offerta culturale per cittadini e visitatori, oltre che attrarre ulteriormente un target di giovani che normalmente non si sentono coinvolti dal consueto circuito dell’arte".

È anche il caso, ad esempio, di Angela Davis, che in mostra è protagonista dell’opera Spirit of Independence figura fondamentale per il movimento afroamericano degli anni Settanta, che diventa uno dei soggetti preferiti di Shepard Fairey. Accusata di cospirazione, rapimento e omicidio in relazione al fallito tentativo di un gruppo di attivisti delle Black Panthers di liberare il detenuto nero George Jackson in un’aula di tribunale, la Davis fu arrestata e processata, diventando così popolare da mobilitare a suo favore un gran numero di persone che si riunirono in comitati e organizzazioni, non solo negli Stati Uniti ma anche in molti altri paesi. Obey la ritrasse più volte, una di queste immagini è in mostra, contribuendo a creare il mito di donna afroamericana, simbolo sia del femminismo che dell’uguaglianza razziale. "MetaMorfosi è grata al Museo Diocesano e al Comune di Ostuni per aver accolto questo progetto, e agli amici di Micexperience e di Puglia Walking Art per proseguire il lavoro già cominciato negli anni scorsi con le mostre dedicate a Pablo Picasso e a Andy Warhol - commenta il presidente di MetaMorfosi Pietro Folena. - È dal territorio, a partire dalla Città Bianca, la perla di Ostuni, che può arrivare un messaggio di speranza (hope, appunto, come recita Obey) dopo le sofferenze di questi ultimi tempi".

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