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Pubblico incantato dallo spettacolo dei "Misteri e fuochi" al castello Alfonsino

È stato un successo lo spettacolo teatrale "Las puertas de la carne"; l'opera, della regista catalana Angelica Liddell, prodotta per il progetto Misteri e Fuochi dal Teatro Pubblico Pugliese è andata in scena sabato 26 e domenica 27 settembre. Già la necessità di aggiungere un'altra data, oltre a quella di domenica, per le numerose richieste di partecipazione, ha generato non poche attese

BRINDISI - È stato un successo lo spettacolo teatrale “Las puertas de la carne”; l’opera, della regista catalana Angelica Liddell, prodotta per il progetto Misteri e Fuochi dal Teatro Pubblico Pugliese è andata in scena sabato 26 e domenica 27 settembre.

Già la necessità di aggiungere un’altra data, oltre a quella di domenica, per le numerose richieste di partecipazione, ha generato non poche attese in un pubblico che, troppo spesso, rimane a digiuno di spettacoli teatrali meno convenzionali, anche se, a dir la verità, il lavoro della Fondazione Nuovo Teatro Verdi sta facendo tanto in questo campo. Ma tant’è che sia sabato che domenica, ad assistere ed, è il caso di dirlo, a partecipare allo spettacolo era presente un pubblico abbastanza maturo, naturalmente non ci riferiamo ad uno stato anagrafico._Las puertas de la carne_ 4 suicidi-2

Tra nudi artistici, comparsate di molti concittadini e un palcoscenico che poche realtà possono permettersi, “La puertas de la carne” ha catturato l’attenzione degli spettatori per poco più di un’ora e mezza.

Passione e dolore, questi i temi predominanti del progetto che, seguendo il percorso della via Francigena pugliese (la strada usata dai pellegrini per raggiungere Gerusalemme, la Terra Santa. ndr), ha toccato quattro città del sud Italia: Lucera, Bari, Taranto e, in ultimo, Brindisi, proprio da qui salpavano le navi che conducevano i fedeli in Terra Santa. E proprio al castello Alfonsino, conosciuto anche come Forte a Mare, ultimo saluto che la città concedeva a chi, per giorni, avrebbe visto solo mare, che la regista catalana ha scelto di allestire la sua opera performativa. 

“Las puertas de la carne” mette in scena il viaggio, il percorso mistico di una donna che ha come fine il raggiungimento dell’eternità, abbandonando la vita, rompendo le porte della carne. In una performance che ha visto la partecipazione di dodici bambine e cinque bambini, trenta maschi adulti, quaranta anziani e un asino (tutti scelti durante un casting a metà luglio, ndr), la Liddell mette in scena quattro distinti passaggi, quattro momenti nel percorso catartico che accompagnano, letteralmente, il pubblico _Las puertas de la carne_ 5 croce e fuoco 2-2attraverso gli spazi del castello.

Il percorso ha inizio nella Piazza delle Armi, qui la protagonista mostra al pubblico, posto ai lati dello spiazzo, là dove un tempo sorgevano le abitazioni dei militari, il suo viaggio iniziatico, l’abbandono delle vesti, la trasfigurazione della carne, per poter giungere alla salvazione. Con un grande gioco scenografico, le comparse, poco meno di un centinaio, riproducendo quasi un ballo mistico, che porta la donna a immettersi sulla strada della salvezza.

La seconda location è la piccola ex chiesa che si trova tra la Piazza delle Armi e la darsena, appesa, al centro della sala, una testa di cavallo. La testa, naturalmente una riproduzione, vuole rappresentare la morte dei cavalli che sarebbero serviti per raggiungere Gerusalemme, purtroppo per loro, il viaggio finisce nei mattatoi.

È la volta del grande salone del Castellano, dove sei uomini incappucciati e costretti a terra da dei massi di cemento accolgono, silenziosi, gli spettatori. Da quattro altoparlanti posti ai lati del salone, le voci di tre persone testimoniano le loro esperienze: tre persone, tre tentativi di suicidio. Il loro racconto salva la donna, e con essa il pubblico, liberandola, come il tentato suicidio ha salvato i tre. _Las puertas de la carne_ 4 salone 1-2

Si finisce nella Corte d’Acqua, la darsena; il pubblico si posiziona dinanzi ad una grande croce, posta in direzione dell’entrata del castello. Un uomo da fuoco alla croce e, con un coro in sottofondo, il pubblico la vede bruciare pian piano; le fiamme che avvolgono il crocifisso avranno l’effetto salvifico cercato, come la croce si libera nelle fiamme, così la donna riempiendosi di fuoco riuscirà a raggiungere l’eternità.

“Las puertas de la carne” è una rappresentazione forte e mistica di un viaggio, una ricerca del Sacro che viene a noi solamente con, appunto, la passione e il dolore.

Due sentimenti rivisti anche negli occhi di chi guardava lo scempio del castello, una parte della nostra città così lontana, così vicina, per dirla alla Wenders, che è stata sottratta con l’uso dell’ignoranza e della negligenza. Un castello chiuso per anni e depredato di quel poco che aveva, per renderlo inservibile (la rappresentazione è iniziata alla 17,30 per usufruire della luce naturale, visto che pochi anni fa fu portato via l’intero impianto elettrico, ndr). Un timbro della brindisinità che in molti fanno finta di non vedere, ma che ormai da troppo tempo ferisce la nostra città, mutilandola, rendendola incapace di guardare al futuro.

Basti pensare che, oltre all’apertura di sabato e domenica, il castello Alfonsino è rimasto chiuso e in stato di completo abbandono per due decenni, solo nell’estate 2010, con la mostra “Intramoenia, Miraggi”, curata da Achille Bonito Oliva, e nell’agosto del 2012, con “la biennale”, una serata musicale di un’organizzazione brindisina, Forte a Mare ha aperto i suoi spazi ai brindisini. Uno spreco, un motivo di vergogna che ieri era palesemente visibile negli occhi degli spettatori.

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