“Father and Son”: Claudio Bisio e il difficile mestiere del padre al Verdi

 BRINDISI - Claudio Bisio è protagonista al Teatro Verdi di Brindisi dell’attesissimo «Father and Son», in scena giovedì 22 febbraio (ore 20.30). Lo spettacolo è il racconto del difficile e delicato rapporto che lega i padri ai figli, ma anche e soprattutto del rapporto che lega entrambi alle fragilità e alle incertezze del proprio tempo. Un testo di grande forza emotiva e teatrale, comica ed etica per la prima volta al Verdi dell’istrionico attore.

Un padre spaesato e un figlio “sdraiato”: «Father and Son», in scena giovedì 22 febbraio al Teatro Verdi di Brindisi (ore 20.30), è il racconto di due generazioni a confronto, del rapporto padre/figlio, che sfocia in una lucida analisi della società contemporanea. Il tutto attraverso l’interpretazione di uno straordinario Claudio Bisio, nel soliloquio di un padre, o meglio nel monologo interiore di un genitore che tenta di capire un figlio così distante da essere assente dalla scena.

Lo spettacolo, che ha già riscosso un grande successo di pubblico, è basato sul bestseller di Michele Serra, «Gli sdraiati», da cui è stato tratto anche l’omonimo film di Francesca Archibugi (novembre 2017), con protagonista lo stesso Bisio; ma «Father and Son» si ispira anche a «Breviario comico», dello stesso Serra, la cui penna satirica e tagliente riesce a cogliere ogni sfumatura di questo rapporto tanto complesso. Specchio di una società spaesata, Bisio porta in scena la figura di un “dopo-padre” inconcludente e nevrotico, come i tanti che faticano a stare al passo di figli che sprofondano nei divani, circondati e protetti da “protesi tecnologiche” (dallo smartphone alla tv), rifiutando o disprezzando ogni forma di confronto.

Un padre in ansia per un figlio che vede apatico nei confronti della società, della politica e della vita comunitaria chiuso o meglio perso nel suo cyberspazio fatto di musica, iPod e würstel crudi ormai tutt’uno con il divano. Sul palco, con i due musicisti, c’è solo Bisio con una scenografia essenziale: pochi tavoli, un armadio con uno specchio testimonianza della visione della vita e della verità con ciò che è giusto e sbagliato. In un angolo un contenitore con enormi massi che Bisio sposta e solleva a sottolineare un tentativo di avvicinamento al figlio, alla sua visione della vita. Una gita in montagna potrebbe rappresentare l’opportunità di conoscersi e capirsi, come un viaggio di formazione. «Vedendo il figlio arrivare in cima molto prima di lui - ha raccontato Claudio Bisio -, il padre può finalmente dire a se stesso: finalmente posso diventare vecchio. All’inizio quella frase la dicevo con pathos. Poi ho seguito il consiglio di Serra di pronunciarla sorridendo».

Il linguaggio sempre in bilico tra ironico e tragico, tra satira e lirismo, acquista una forza maggiore grazie all’accompagnamento musicale di Laura Masotto, al violino, e Marco Bianchi alla chitarra. Arricchiscono lo spettacolo le scene di Guido Fiorato e le luci di Aldo Mantovani. La produzione del «Teatro dell’Archivolto», per la regia di Giorgio Gallione, riesce a mettere in evidenza in modo quasi spietato e cinico la società di oggi, tra vecchi che sembrano non voler lasciare spazio ai giovani, e giovani che si rilassano nella loro comfort zone.

Metti, dunque, un padre privo di sicurezza e autorità, in compenso dotato dell’arma dell’ironia e del sarcasmo. Un padre contraddittorio, in bilico tra l’impulso a sgridare e quello a soccorrere, quello che si confronta con un figlio tatuato, avvolto nella sua felpa. Il risultato è un magico incontro tra etica e comicità, come dimostra questo frammento del monologo: «Sei sdraiato sul divano, immerso in un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole, il computer acceso appoggiato sulla pancia. Con la mano destra digiti qualcosa sull’iPhone. La sinistra regge con due dita un lacero testo di chimica. La televisione è accesa, a volume altissimo, su una serie americana… Alle orecchie hai le cuffiette collegate all’iPod: è possibile, dunque, che tu stia anche ascoltando musica. Non essendo quadrumane, purtroppo non sei ancora in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni; ma si capisce che le tue enormi estremità, abbandonate sul bracciolo, sono un evidente banco di prova per un tuo coetaneo californiano che troverà il modo di trasformare i tuoi alluci in antenne. Ti guardo, stupefatto. Tu mi guardi, stupefatto della mia stupefazione, e commenti: “È l’evoluzione della specie”. Penso che tu abbia ragione. Ma di quale specie, al momento, non ci è dato sapere».

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