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Gli affetti e le lettere alla famiglia del detenuto Gramsci Antonio, detto Nino

Left Brindisi riprende la sua attività dopo la sosta di fine estate (l’ultimo appuntamento era stato il dibattito sul Corridoio adriatico del 21 luglio), proponendo un’opera teatrale di grande interesse venerdì 9 ottobre alle ore 19.30 presso l’ex convento Santa Chiara, in via S. Chiara nei pressi di piazza Duomo

BRINDISI – Left Brindisi riprende la sua attività dopo la sosta di fine estate (l’ultimo appuntamento era stato il dibattito sul Corridoio adriatico del 21 luglio), proponendo un’opera teatrale di grande interesse venerdì 9 ottobre alle ore 19.30 presso l’ex convento Santa Chiara, in via S. Chiara nei pressi di piazza Duomo. In collaborazione con l'associazione culturale Ura Teatro, Left presenterà “Gramsci Antonio detto Nino”, che  racconta frammenti della vita di uno degli uomini più preziosi del Novecento.

Vita assolutamente privata: sullo sfondo, e solo sullo sfondo, il tormentoso rapporto con il Pci e l'Internazionale socialista, le incomprensioni con Togliatti e Stalin. E l'ombra di Benito Mussolini. In primo piano invece la feroce sofferenza di un uomo che il Fascismo vuole spezzare scientificamente, che vive una disperata solitudine, e in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell'assenza delle persone che ama: la moglie Julka, i figli Delio e Giuliano. Il primo lo ha visto piccolissimo, il secondo non lo ha nemmeno mai conosciuto.

Proprio le bellissime lettere ai suoi figli sono state il punto di partenza: tenerissime epistole a Delio e Giuliano, ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizioni fisica e psichica, dando il meglio di sé come uomo genitore e pedagogo. Ma accanto a queste, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna e non capisce. Le lettere di un fratello. Di un marito. Il corpus delle lettere di Antonio Gramsci ai familiari è un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale e sofferenza, un romanzo nel romanzo, che apre a pensieri, dubbi, misteri che raccontare in teatro è avventura sorprendente.

Il lavoro teatrale è di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, con Fabrizio Saccomanno, per la collaborazione artistica di Fabrizio Pugliese, la consulenza scientifica di Maria Luisa Righi, della Fondazione Gramsci, e con la collaborazione di: Carcere di Turi (Bari), Festival Collinarea (Lari), L'arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, I cantieri dell'Immaginario - L'Aquila, Thalassia - Residenza Memoria migrante di Mesagne.

Gli autori ringraziano: Biblioteca di Tuglie, Paola Leone e i detenuti attori della Casa Circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce, Simone Valentina e Arturo di “Cucina Meridiana”, Tonio De Nitto - compagnia Factory, Mauro e Piero del “Fondo Verri”, Manifatture Knos, Andrea, Ada, Gilberto, Adele e tutti gli amici di Presicce e un grazie speciale a Giannino e a Francesca Vetrano.

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