Venerdì, 22 Ottobre 2021
Teatro

Il Gramsci degli affetti e dei sentimenti familiari coinvolge il pubblico brindisino

“Gramsci Antonio detto Nino”. Questo il titolo dell’evento andato in scena venerdì sera presso l’ex convento Santa Chiara di Brindisi e che Left ha promosso in collaborazione con l’associazione culturale Ura Teatro di Lecce. Autori del monologo incentrato sulle bellissime lettere che il politico scrisse ai suoi familiari nei dieci anni della dura detenzione, Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno

BRINDISI - Dopo la pausa estiva, l’associazione politico-culturale Left-Brindisi, presieduta da Carmine Dipietrangelo, ha ripreso la propria attività. E l’ha fatto con uno spettacolo teatrale importante, coinvolgente. Uno spettacolo dedicato alla figura del politico italiano che nel 1921 fondò il Partito Comunista d’Italia, Antonio Gramsci (1891- 1937).

“Gramsci Antonio detto Nino”. Questo il titolo dell’evento andato in scena venerdì sera presso l’ex convento Santa Chiara di Brindisi e che Left ha promosso in collaborazione con l’associazione culturale Ura Teatro di Lecce. Autori del monologo incentrato sulle bellissime lettere che il politico scrisse ai suoi familiari nei dieci anni della dura detenzione, Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno (che ha interpretato il ruolo di Gramsci). Lo spettacolo teatrale ha avuto la collaborazione artistica di Fabrizio Pugliese e la consulenza scientifica di Maria Luisa Righi (Fondazione Gramsci).

Left Brindisi è, come afferma il suo presidente, un’associazione culturale “che si richiama ai valori della sinistra, ma che è anche un acronimo di libertà, eguaglianza, fratellanza e tolleranza, nello spirito con cui questi valori hanno contribuito alla trasformazione e al cambiamento delle società”.

Carmine Dipietrangelo-4

“Credo che sia bello, e uso non a caso questo termine”, prosegue Dipietrangelo, “qualificare l’attività di un’associazione anche con queste iniziative. Noi presentiamo libri, facciamo convegni, discutiamo di economia, però questi momenti forse li abbiamo tralasciati. Io credo invece che sia opportuno, in un luogo come quello di Brindisi, recuperare un senso di comunità, dello stare assieme, anche ad apprezzare spettacoli come quello che questa sera si sta presentando”.

Dopo il saluto di Dipietrangelo, Fabrizio Saccomanno ha dato voce ai pensieri, alle emozioni, ai sentimenti e ai momenti più significativi della vita del fondatore del Partito Comunista d’Italia: dall’infanzia segnata dalla povertà (giunta in seguito all’arresto del padre accusato d’irregolarità amministrative nel luogo presso cui lavorava, l’Ufficio del registro di Ghilarza) alla grave malattia che gli impedì di crescere regolarmente (una deformazione alla colonna vertebrale) e di iniziare la scuola per tempo. Nonostante ciò, Gramsci portò a termine prima il ginnasio a Santu Lussurgiu e poi il liceo a Cagliari.

Vinse, in seguito, una borsa di studio dell’Università di Torino destinata ai giovani poveri della Sardegna, ma non terminò gli studi universitari per dedicarsi al giornalismo. E ancora dal viaggio a Mosca come membro del Partito Comunista al ricovero nella casa di cura moscovita “Il bosco d’argento” (dove conobbe prima Eugenia Schucht, ricoverata anche lei nello stesso sanatorio, e poi la sorella più giovane di questa, Julca, dalla quale il politico avrà due figli: Delio e Giuliano). Infine, l’incontro con Benito Mussolini in Parlamento, l’arresto e gli anni della dura detenzione di Gramsci per la sua opposizione al fascismo.

Saccomanno ha quindi interpretato magistralmente le lettere scritte da Gramsci ai suoi cari durante la prigionia. Lettere indirizzate a Julca, alla cognata Tania, alla madre, ai figli Delio e Giuliano (ai quali scriverà dando il meglio di sé come uomo e padre) dalle quali emerge chiara la sofferenza di un uomo che, dalla sua prigione, immagina lo svolgersi della vita dei suoi cari aspettando con ansia le loro risposte.

Lo spettacolo, molto apprezzato dal pubblico presente in sala, si è concluso con una novella che Gramsci raccontò in una delle lettere alla moglie Julca e intitolata “Un uomo in un fosso”.  

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