“L’ultimo bambino di Auschwitz”: a Francavilla incontro con Oleg Mandic

Martedì 18 febbraio, alle 18, presso la sala Mogavero del Palazzo Imperiali. Sfondo tematico “Dalla Memoria alla Rifioritura di un Nuovo Umanesimo Integrale”

FRANCAVILLA FONTANA - Martedì 18 febbraio, alle 18, presso la sala Mogavero del Palazzo Imperiali di Francavilla Fontana, la Fondazione Opera Beato Bartolo Longo promuove un incontro che ha come sfondo tematico “Dalla Memoria alla Rifioritura di un Nuovo Umanesimo Integrale”.

L’incontro presenta la testimonianza straziante del sig. Oleg Mandic, uno degli ultimi sopravvissuti dell’Olocausto. Oleg, oggi  88enne, era solo un bambino di 12 anni quando, il 27 gennaio 1945, chiuse il cancello del Campo di concentramento di Auschwitz dopo l’arrivo dell’Armata Rossa giunta a liberare gli ultimi sopravvissuti.

All’incontro, oltre al sig. Mandic, intervengono: il sindaco di Francavilla Fontana, avv. Antonello Denuzzo, e il  presidente della Fondazione Opera Beato Bartolo Longo, don Franco Galiano. Modera il prof. Giorgio Rosso.

All’interno del programma della serata, viene proposto lo spettacolo “Aktion T4”, a cura del gruppo teatrale della Fondazione diretto dal coordinatore della Comunità “L’Amicizia”, il dott. Rosario Diviggiano.

Il nome stesso della rappresentazione teatrale, rimanda al programma nazista di eutanasia che prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da handicap mentali, cioè delle cosiddette “vite indegne di essere vissute”. Tutto ciò accadeva per favorire la diminuzione delle spese statali derivanti dalle cure dei pazienti affetti da disabilità, nel momento in cui le priorità economiche erano rivolte esclusivamente al potenziamento delle armi dell’Esercito tedesco.

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“Il taglio culturale, pedagogico ed educativo - sottolinea don Franco Galiano - mira a far rifiorire un Nuovo Umanesimo Integrale. Questo incontro è un momento comune di riflessione su ciò che è accaduto in passato e intende favorire non solo la memoria e la consapevolezza ma, soprattutto, una crescita nelle responsabilità e scelte personali, sociali e comunitarie riguardo al fatto che non esistono vite indegne di essere vissute e che, anzi, vanno riscoperte come risorsa e ricchezza dell’umanità”. 

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