La fuga dalle bombe: il viaggio di nonna Anna in tempo di guerra

L’articolo di Martina Toscano, studentessa della classe IV A del liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Palumbo” di Brindisi”, pubblicato sul giornale scolastico “WowBook”

Pubblichiamo di seguito un articolo scritto da Martina Toscano, studentessa della classe IV A del liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Palumbo” di Brindisi”, per il giornale scolastico “WowBook” (rubrica “Il viaggio”). Martina ha raccolto la testimonianza di nonna Anna sul bombardamento che la notte dell’8 novembre 1941 devastò la zona della Cittadella, nel centro di Brindisi, facendo un parallelismo fra i travagliati viaggi di migliaia di civili che fuggivano dalle devastazioni della guerra e i viaggi del nostri giorni, ben più confortevoli e dettati da motivi che nulla hanno a che fare con la fuga da un conflitto. 

Esistono diversi tipi di viaggio, alcuni reali e altri fantastici. I viaggi della mente sono semplici, gratuiti, non hanno spazio o tempo e ti permettono di sognare e arrivare ovunque con la fantasia. I viaggi reali sono invece molto più complicati. Il viaggio non è un argomento che può essere facilmente inteso da tutti. Le modalità sono cambiate e si sono evolute nel corso degli anni e ancora oggi il viaggio come noi lo conosciamo non è uguale per tutti nel mondo. Per capire l’importanza di questo argomento e la fortuna che abbiamo vivendo in un paese come l’Italia nel ventunesimo secolo, dobbiamo capire come avvenivano i viaggi nel passato, provando a immaginarli come se fossimo davvero noi a compierli, magari tramite le storie e le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quelle situazioni. Questo è proprio ciò che ho fatto grazie a mia nonna, che mi ha regalato la possibilità di apprendere diverse ed interessanti informazioni che mi hanno fatto davvero riflettere.

Durante gli anni della seconda guerra mondiale mia nonna Anna era solo una bambina di sette anni e ricorda ancora oggi perfettamente tutte le scene vissute in quegli anni. La nonna ricorda, infatti, i bombardamenti avvenuti a Brindisi con lo scopo di colpire la difesa e la batteria di munizioni, poiché nonostante i luoghi venissero ben individuati di giorno, la sera poi spesso si sbagliava e si uccidevano tantissimi innocenti che venivano poi portati via tutti su un carretto e il loro sangue colava per le strade, sotto gli occhi di tutti, tra cui molti bambini come la nonna. Brindisi divenne, pian piano, una città deserta dopo la disgraziata bomba dell’otto novembre 1941 che distrusse via Cittadella. L’unico mezzo per scappare era il treno e quello usato per gli spostamenti tra paesi era fatto con sedili di legno; solo quelli diretti verso città più importanti erano leggermente diversi.

Questo a noi sembra una veloce e facile via di fuga ma non a quel tempo: la gente si ammassava in stazione, si infilava nei treni senza neanche conoscere la propria meta. Non esistevano i posti assegnati, le mete definite e il biglietto costava davvero pochissimo anche se molti non potevano permettersi neanche quella cifra e viaggiavano così gratis. Per questo motivo fu rinominato “lu trenu di lu Duci, iddu ndi porta e iddu ndi nduci” poiché effettivamente i passeggeri non decidevano nulla. La famiglia della nonna Anna avrebbe voluto trasferirsi a Roma dal loro parente più prossimo, ma non ebbero possibilità di scelta. Il capostazione disse loro che il treno era diretto a Gagliano del capo e avrebbero potuto prenderlo se solo avessero avuto la fortuna di trovare dei posti, poiché essendo una famiglia dovevano trovare i posti per tutti altrimenti non sarebbero potuti salire.

La meta era molto vicina e da noi dista solo un’ora ma per loro fu un viaggio di quasi una giornata intera. Giunti a destinazione a notte fonda, il Capostazione chiese loro se conoscessero qualcuno e fortunatamente la mia bisnonna si ricordò del suo amico Cataldo che ogni settembre si recava a Brindisi per vendemmiare e le vendeva la porzione di uva che gli spettava a fine giornata. Tra loro era nata questa amicizia poiché essendo di fuori paese queste persone portavano con sé la loro cena che consisteva in delle frise ma fortunatamente la bisnonna Concetta metteva sempre da parte per lui un pasto caldo.

Grazie al Capostazione riuscirono ad arrivare a casa di Cataldo, dove in piena notte furono accolti con allegria, gioia e subito fu preparata loro la cena e dei posti letto. La loro casa era grandissima, con giardino, alberi da frutta e tantissime provviste. Laggiù, erano tutti ricchi contadini, non soffrivano la fame, producevano olio e vino nelle loro campagne. Non sapevano cosa fosse la guerra, finché un giorno quando passarono gli aerei che dovevano bombardare Brindisi, questi si fermarono in cielo in un punto tale da poter fare il saluto alla madonna presente nel centro di Gagliano del Capo, compiendo tre giri intorno ad essa che di fatto era l’unico punto luminoso visibile di notte. Un signore del posto, incuriosito da quella scena, decise di scoprire cosa stesse accadendo e fece luce con una lanterna, purtroppo fu visto dai militari stranieri come un segnale di pericolo e perciò fu colpito da una bomba e solo allora capirono anche in quel piccolo paesino di provincia cosa fosse realmente la guerra.

Dovettero rimanere oltre un anno lontano da casa loro e furono costretti ad affittare una casa e trasferire tutta la loro roba prendendola con un camion da Brindisi. Si adattarono alla vita di li, dove faceva davvero freddo e per riscaldarsi erano soliti preparare il “siero nuvulato” fatto con il siero ricavato dalla ricotta e tanti pezzettini piccoli di ricotta. Per natale tornò anche un altro suo fratello portando con sé tutti gli amici di Brindisi e tutti ballarono sulle note musicali delle canzoni come se la guerra non esistesse.

Per intraprendere questa loro avventura diretti verso chissà dove, portavano tutti delle valigie che non erano altro se non semplici scatoloni, infatti solo pochissimi ricchi avevano delle valigie molto più costose realizzate in cartone. Solo al pensiero, noi saremmo disperati a causa del quantitativo esagerato di roba con cui siamo abituati a viaggiare, ma all’epoca questo era l’ultimo dei pensieri, poiché avevano davvero pochissimi vestiti che rientravano perfettamente negli scatoloni. Questi viaggi non erano per nulla piacevoli o simili a vacanze ed erano gli unici che si facevano in quegli anni. Invece, oggi, non ci fermiamo mai a riflettere su tutto ciò, poiché, essendo nati in un mondo globalizzato e pieno di risorse crediamo che da sempre tutto sia così, anche se in realtà sappiamo di essere davvero fortunati, non solo rispetto al passato ma anche rispetto a moltissime altre realtà del nostro mondo. Esiste gente che vive durante i nostri stessi anni, sul nostro stesso pianeta, a qualche migliaio di chilometri di distanza ma nonostante ciò non ha le nostre stesse possibilità.

Viaggiare risulta ormai indispensabile per tantissimi motivi diversi e in fin dei conti non è troppo costoso ed è davvero facilissimo. Grazie ad internet, che è ad oggi il principale metodo per organizzare un viaggio, abbiamo la possibilità di scegliere tra diversi mezzi di trasporto e diverse categorie di prezzo, in base alle nostre esigenze e al nostro budget, poiché ogni compagnia offre più esperienze di viaggio, dividendole in classi con prezzi crescenti con l’aumentare dei servizi aggiuntivi. Scelto il mezzo e acquistato il biglietto più conveniente dopo una veloce ricerca, siamo pronti a preparare le nostre valigie, fatte di materiali molto più resistenti rispetto a quelle del passato e realizzate da diversi brand con costi molto diversi tra loro, e ora non ci resta che partire.

I motivi dei viaggi sono davvero molteplici e nella maggior parte dei casi sempre positivi. Si viaggia per lavoro, per divertimento o per passione, per conoscere nuovi posti, esplorando il mondo e conoscendo le diverse culture. Si viaggia per passare del tempo in famiglia, tra amici o addirittura tra sconosciuti in posti nuovi e tutti da esplorare e in questo modo abbiamo la possibilità di vivere la nostra vita in posti completamente diversi da quello in cui siamo nati. Si viaggia per fare nuove esperienze ed accumulare avventure e ricordi, senza i quali la nostra vita non avrebbe alcun senso.

Tutto ciò fa davvero riflettere, perché siamo noi a scegliere liberamente di intraprendere viaggi che ci permettono di raggiungere diverse parti del mondo in poco tempo, a differenza di quanto accadeva in passato o attualmente in altre parti del mondo in cui a causa di realtà dominate da guerre e ingiustizie sociali la gente è costretta a scappare e il viaggio è l’unico mezzo, anche se sicuramente non piacevole e facile da affrontare. “La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte” – Omar Khayyam

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