rotate-mobile
Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Green Ostuni

Bianco Ostuni Doc e Ottavianello Doc, una festa per i loro 50 anni

Una giornata a Villa Agreste in compagnia di Andrea Amadei della trasmissione radiofonica Decanter, tra degustazioni, assaggi e panzerotti

OSTUNI - Mezzo secolo di storia va festeggiato. E' il traguardo raggiunto dal Bianco Ostuni Doc e dall'Ottavianello Doc. Cinquant'anni di denominazione di origine controllata sono un traguardo doppio, se si pensa che per tanti anni sono state Doc solo nominali. I vitigni erano pressoché scomparsi. Così è compito del pioniere quello di salvarli. Per festeggiare questi 50 anni, Enzo Iaia ha organizzato una giornata speciale, nella sua Villa Agreste, in compagnia di Andrea Amadei della trasmissione radiofonica Decanter (Radio 2) e di amici e famigliari. Villa Agreste è immersa nelle campagne ostunesi, a tre chilometri dall'Adriatico, è un'enclave all'interno della Piana degli ulivi millenari. E' un'azienda olivicola e vitivinicola. Negli ultimi anni Enzo Iaia si è dedicato anima e corpo alla viticoltura. Così non ha perso l'occasione e ieri, sabato 8 ottobre 2022, ha festeggiato degnamente le sue creature. 

Enzo Iaia a VIlla Agreste-2

La giornata inizia intorno alle 10, tutti seduti attorno a un tavolo. L'ospite è Andrea Amadei, arrivato il giorno prima in aereo. Non è stanco, è attivo e ricettivo. Complice anche il caffè che viene servito insieme a qualche dolce. L'enologo Simone Santoro entra subito nel vivo, spiegando che qui è ancora tempo di vendemmia. Il "qui" è la Valle d'Itria. Ci sono varietà autoctone tardive, come il Susumaniello (per rosso e rosato) e il bianco Doc Locorotondo. Alla sua destra annuisce l'agronomo Emanuele Demilito. Villa Agreste, spiegano a turno i presenti, nasce come azienda di famiglia con l'olio come core business. Vino e olio, a causa di leggi poco lungimiranti, negli anni Ottanta non sono andati d'accordo, come si vedrà in seguito.

rose nel vigneto Villa Agreste-2

Ilaria Oliva, la sommelier, prende in mano la situazione e così la comitiva si dirige nei vigneti. Insieme alla collega Silvia Scordino racconta come nasce qui il vino. Immersi nel vigneto, spunta a ogni filare una gradita sorpresa: la rosa. O, meglio: le rose. Loro sono le "sentinelle", se qualcosa non va, lo "spiegano" prima del vitigno. I colori a volte tenui a volte sgargianti delle rose si esaltano sul contraltare di terra rossa: è il vitigno dell'Ottavianello. La terra rossa è adatta per la coltivazione della bacca rossa perché ricca di minerali come il ferro. Ma la "fortuna" non finisce qui. Basta spostarsi di qualche metro e la terra diventa bianca, calcarea, quella tipica della Valle d'Itria, perfetta per il bianco. Dopo la spiegazione della sommelier, è tempo di assaggiare i frutti - elaborati - di queste terre.

Andrea Amadei e Flora-2

C'è un'altra ospite: si chiama Filomena, ma si fa chiamare Flora. E' una elegante e coinvolgente imprenditrice agricola, che ha portato i suoi cadeaux. Si comincia con gli assaggi, si entra nel vivo. Dapprima tocca al Susumaniello rosato, direttamente dalle sue terre a Noci, nel Barese. L'azienda si chiama Vignaflora. Andrea Amadei inventa un brindisi con bicchiere e rosa (foto sopra). Poi tocca al rosso, un Susumaniello chiamato Tre Tomoli. Si continua a chiacchierare attorno a un tavolo, con un convitato di pietra: la difficile situazione economica attuale, che colpisce ovviamente anche questo settore. Non c'è aria di disfattismo, ma certo gli aumenti ci sono. Il prezzo del vetro, il cartone. E il problema ovviamente non riguarda solo gli imballaggi. Ma si resiste a questa tempesta.

Fabiola frigge i panzerotti-2

Il tempo vola, è già ora di pranzo. Ci ha pensato Fabiola a friggere i panzerotti, per tutti i gusti: classici; tonno capperi e pomodorino; mortadella e provolone; ricotta forte e pomodorino. E poi, ovviamente, i vini di Villa Agreste: il Bianco Ostuni Doc Lumen in aria si sposa perfettamente col panzerotto classico. E ancora: il 26 agosto, un rosato, e, naturalmente, l'Ottavianello Ostuni Doc, un rosso. Enzo Iaia ha il tempo di spiegare la sua visione ad Andrea Amadei e a tutti: nel 1980 queste varietà sono scomparse, a causa di due leggi. La prima, incentivava a togliere le vigne. La seconda incentivava gli uliveti. E così Ottavianello e Bianco Ostuni Doc sono rimaste per anni e anni Doc nominali. Ma oggi si possono assaggiare. Certo, non è stato facile: non c'era nessuno a cui chiedere consigli nelle varie fasi. E' questo l'unico lato negativo quando si è un pioniere. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bianco Ostuni Doc e Ottavianello Doc, una festa per i loro 50 anni

BrindisiReport è in caricamento