Domenica, 1 Agosto 2021
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A2a, Legambiente: "Progetti da rivedere, disponibili a un confronto"

Lettera dell'associazione ambientalista sugli impianti proposti da A2a nel sito ex Edipower, per il recupero della poseidonia e dei rifiuti da spazzamento stradale

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo la nota del direttore regionale Legambiente Puglia, Ruggero Ronzulli, e del presidente di Legambiente Brindisi, Doretto Marinazzo, inviata, anche, al presidente della regione Puglia, Michele Emiliano.

Negli oltre otto anni trascorsi dalla chiusura della centrale termoelettrica Brindisi nord abbiamo assistito alla presentazione di progetti fantasiosi ed a volte irricevibili. Abbiamo avuto la proposta di realizzare impianti di trattamento di rifiuti (combustibile da rifiuti e poi combustibile solido secondario), di creare un impianto di trattamento in aerobiosi ed anaerobiosi della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) e di impianti di trattamento di vetro e plastica ed infine della realizzazione di otto motori endotermici alimentati a gas, dopo l’autorizzazione di un impianto per il rifasamento nella rete elettrica. Legambiente ha sempre manifestato l’assoluta disponibilità al confronto, tanto è vero che il suo presidente nazionale Stefano Ciafani ha anche partecipato ad un sopralluogo nella centrale dismessa, ma ha sempre fatto presente che progetti di trattamento di Cdr e Css erano irricevibili, tanto è vero che ha presentato puntuali osservazioni nei procedimenti Via conclusi con l’emissione di giudizi di compatibilità ambientale negativi.

Rifiuti provenienti da spiagge e strade: "Ecco come saranno recuperati"

Legambiente ha sempre evidenziato la necessità che a2a si facesse carico della bonifica della matrice suolo (ovviamente includendo le aree tuttora occupate dagli impianti) e della falda, rispetto alla quale a2a, pur in presenza riscontrata di arsenico e vanadio, tendeva a disconoscere la propria responsabilità. Legambiente ha anche dichiarato apertura verso la proposta di realizzare un impianto per il trattamento della Forsu, a condizione, però, che tale impianto trovasse collocazione in quella che viene definita cittadella del rifiuto (in cui è attivo l’impianto di biostabilizzazione) nell’area industriale di Brindisi, procedendo ad una perequazione o permuta dei suoli e destinando buona parte dei 22 ettari attualmente occupati dagli impianti della centrale Brindisi nord ad attività connesse alla logistica retroportuale ed alla produzione di energia elettrica da fotovoltaico in funzione dell’elettrificazione delle banchine (eliminando l’accensione altamente inquinante dei motori delle navi durante la sosta).

L’occasione per la perequazione è stata offerta dalla manifestazione d’interesse avanzata dall’ex commissario prefettizio del Comune di Brindisi Giuffrè per la realizzazione di uno degli impianti previsti dalla regione Puglia per il trattamento della Forsu, ma nessuno ha provato a concretizzare tale ipotesi e conseguentemente anche tale progetto è naufragato. Da ultimo a2a ha sottoposto a procedimento Via, con richiesta recente di integrazione per quel che attiene la realizzazione del metanodotto, la costruzione degli otto motori endotermici citati, progetto rispetto al quale Legambiente ed altre associazioni hanno evidenziato l’incompatibilità ambientale ed urbanistica e che, anche solo valutando la comparazione con le emissioni dichiarate, non potrebbe mai garantire le emissioni zero che da otto anni la chiusura della centrale provoca.

È in questo contesto (rinuncia alla proposta degli otto motori endotermici? Disponibilità alla produzione da fotovoltaico per l’elettrificazione delle banchine?) che va esaminato il progetto per la realizzazione di un impianto per la selezione ad umido della posidonia dalla sabbia e di materiale da destinare al riciclo ricavato dallo spazzamento. Legambiente si riserva un giudizio nel merito più puntuale sul progetto non appena avrà la documentazione da analizzare. Il progetto prevede una capacità in esercizio pari a 31.000 t/anno e prevede la selezione di sabbia da restituire alle spiagge da cui è prelevata rispetto alla posidonia, al materiale organico ed ai rifiuti spiaggiati, nel contempo venendo destinato a trattare rifiuti da spazzamento per selezionare materiali per calcestruzzi, malte, bitumi.

L’impianto produrrebbe un’occupazione pari a cinque addetti per turno. Il primo sommario esame ed il riferimento alla dichiarata capacità di 31.000 t/anno probabilmente da considerare in espansione, visto che sarebbe l’unico impianto con queste caratteristiche nel sud, rafforza la richiesta di Legambiente di prevedere una trattativa con le istituzioni interessate (Regione Puglia, comune di Brindisi ed Asi) per giungere ad una perequazione di suoli in quanto un impianto di trattamento di rifiuti spiaggiati o da spazzamento sarebbe molto più logico dal punto di vista ambientale, urbanistico e di compatibilità con le
prospettive di sviluppo portuale e retroportuale, collocarlo nella zona dedicata nell’area portuale alla citata cittadella del rifiuto. Appare superficiale l'attribuzione alla Provincia della valutazione sull'impatto ambientale dell'impianto, da un lato per la sua stessa capacità in possibile espansione, dall'altro perchè è difficile definire semplicemente inerte il materiale frutto dello spazzamento e soprattutto perchè bisogna tenere conto delle disposizioni di legge concernenti la poseidonia e la tutela dei litorali sabbiosi.

La poseidonia oceanica è una specie vegetale vincolata e di estrema importanza per l'equilibrio degli ecosistemi marini in vicinanza delle coste del Mediterraneo. Circolari del Ministero dell'Ambiente (vedasi la numero 88/38 del 20 maggio 2019) regolano le azioni possibili in presenza di banquettes, cioè degli accumuli di poseidonia spiaggiata; essa va conservata in loco, se non è possibile restituirla al mare ed utilizzata per il ripascimento dei lidi e dei cordoni dunali. L'ultima delle soluzioni possibili, in alternativa all'ormai inaccettabile smaltimento in discarica, è il trattamento industriale di selezione al quale appare difficile legare, viste le enormi quantità della poseidonia da trattare, la restituzione della sabbia al lido di provenienza, tipologicamente non necessariamente simile ad altri da cui il materiale viene asportato. In ogni caso Legambiente resta disponibile a partecipare ad un confronto sull’impianto, sul suo effettivo inserimento nell’ambito dell’economia circolare e della transizione energetica e sulle ricadute occupazionali che appaiono estremamente contenute.

Direttore regionale Legambiente Puglia, Ruggero Ronzulli

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