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La lezione del taglio dei pini al Casale: a Brindisi ci vuole un Piano del verde

Mi occupo da tempo di verde ornamentale e della valutazione di stabilità degli alberi. Pratica particolarmente complessa, che continuo ad approfondire, da eseguirsi attrezzati di esperienze specifiche e competenze molto specialistiche, oltre che di buon senso

Mi occupo da tempo di verde ornamentale e della valutazione di stabilità degli alberi. Pratica particolarmente complessa, che continuo ad approfondire, da eseguirsi attrezzati di esperienze specifiche e competenze molto specialistiche, oltre che di buon senso. Essere agronomi, forestali o periti agrari, senza nulla sottrarre all’ampia professionalità di tali figure, non presuppone di per sé alcuna competenza nel merito.  Le recenti denunce riferibili al taglio di numerosi esemplari di Pinus pinea ai piedi del Monumento al Marinaio mi inducono ad alcune considerazioni, conseguenti a una valutazione speditiva eseguita sul posto, atta a rilevare le condizioni vegetative, fitosanitarie e di stabilità delle piante.

Pini Casale 1-2Restano nel sito cinque esemplari di pino domestico (le condizioni di un sesto, con tronco particolarmente arcuato e prospicente verso il mare si commentano da sé). Sono piante di particolare altezza, in avanzata fase di sviluppo. Non presentano patologie specifiche. La chioma  è ridotta e in alcuni casi significativamente contenuta per via di tagli di potatura in parte eseguiti con imperizia, in parte imposti dalla vicinanza tra gli alberi. I tronchi, in alcuni casi inclinati, appaiono particolarmente spogli e poco rastremati per via dell’eccessivo diradamento dei palchi inferiori, la ramificazione è confusa con rami a coda di leone e inserzioni orizzontali.  Non sono gli unici difetti. Se ne aggiungono altri, variamente distribuiti, riferibili al colletto delle piante, ai fusti e alle chiome, sovente fuori asse e sbilanciate.

Il giudizio che se ne trae non è particolarmente confortante: le piante ancora stazionanti presentano delle criticità e appaiono segnate da cattivi interventi di potatura operati nel corso degli anni che hanno determinato un particolare decadimento delle stesse, in rapporto all’età. Le osservazioni eseguite non hanno evidenziato segni o sintomi correlabili con una significativa propensione al cedimento.  Tuttavia le piante, in misura diversa, mostrano parametri vitali mediocri e un invecchiamento ontogenetico avanzato. A seguito dell’abbattimento delle piante contermini, gli esemplari rimasti risultano particolarmente esposti all’azione dei venti e relativo carico. Un quadro che richiede una valutazione ordinaria più approfondita e un monitoraggio futuro sistematico e continuo, utile a decidere gli interventi colturali necessari per ridurne il rischio e/o possibili eradicazioni.

Particolarmente più grave appare invece la situazione nel vicino parco giochi, dove si rilevano più alberi ad elevato rischio di cedimento con anomalie riscontrate tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia notevolmente ridotto. Considerata l’utenza e la particolare vulnerabilità del sito, appare opportuno un tempestivo intervento dei servizi di gestione preposti. Valutazioni tecniche che possono non piacere, ma che esprimo pur consapevole dei rischi di fraintendimento che una trattazione così breve può avere.

Pini Casale 2-2Avverto un profondo rammarico per ogni albero abbattuto.  Non posso tuttavia ignorare che la vita di una pianta non è infinita, e condizioni di stabilità accettabili in ambiente forestale o boschivo non possono ritenersi tali in ambito urbano, stante l’alta occupazione delle aree. In tale contesto, le piante vanno in primo luogo curate con diligenza e perizia, quindi monitorate con sistematicità. Laddove dimostrino un livello di rischio di cedimento (probabilità di cedimento per entità del danno) inaccettabile, devono essere abbattute e, ove non sussistano impedimenti tecnici, sistematicamente sostituite con giovani esemplari. Tanto al fine di salvaguardare l’integrità di uomini e cose, tanto al fine di tutelare e ulteriormente valorizzare l’ambiente urbano.

Un’ultima riflessione, rivolta all’amministrazione cittadina ma anche alle numerose associazioni attente al tema: auspico che anche a Brindisi si adotti quanto prima un Piano del Verde, ovvero uno strumento urbanistico di settore che disciplini la progettazione, la realizzazione e le modalità di cura del verde, in ambito pubblico come in ambito privato, attivando pratiche virtuose di gestione sostenibile.  Perché viviamo tra gli alberi ma la cultura del verde e degli alberi ci è estranea.

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