Strade colabrodo fra Brindisi e Carovigno: "Ciclististi sempre più a rischio"

L'associazine Friends' bike chiede la messa in sicurezza dei tracciati paralleli alle strade provinciali 32 e 33

Fra buche e asfalto dissestato, i percorsi cicloturistici fra Brindisi e Carovigno sono una trappola, pericolosissima, per i ciclisti. Lo denuncia l’associazione Friends’ Bike, attraverso una nota in cui si chiede la messa in sicurezza dei tracciati paralleli alle strade provinciali 32 e 33, dove “le bici condividono il transito con le auto e i mezzi pesanti, i quali dovrebbero tuttavia essere tenuti ad osservare i limiti di velocità, rispettivamente di 60 e 70 km/”. Ma tale regola, secondo la Friens’ bike, viene “infranta quasi sistematicamente”.

“Se a questo si aggiunge – si legge nel comunicato dell’associazione - che il margine destro della carreggiata, soprattutto sulla 32 Serranova-Carovigno, è in larghissimi tratti totalmente dissestato, come le foto documentano, e i ciclisti si devono spostare a sinistra per evitare le buche, rischiando tuttavia l'investimento da parte dei mezzi motorizzati che sopraggiungono a forte velocità e spesso incuranti se non sprezzanti della situazione di pericolo per chi circola in bici, il quadro riguardo la sicurezza per gli utenti deboli della strada è tutt'altro che soddisfacente, anzi”. 

Percorso cicloturistico dissestato 3-2

L’associazione chiede all'ente gestore della strada, la Provincia di Brindisi, “di avviare prontamente le procedure per il rifacimento del manto stradale, in alcuni tratti quasi impraticabile e per questo molto pericoloso”. “Alle autorità di polizia chiediamo che siano predisposti dei servizi per accertare il rispetto dei limiti di velocità da parte delle auto, delle moto e dei mezzi pesanti che sono soliti percorrere quelle arterie”. “Bisogna impedire assolutamente incidenti che potrebbero avere gravi conseguenze per le persone coinvolte. Se chi circola in auto è protetto dalla stazza del mezzo e dai suoi dispositivi di sicurezza, i ciclisti sono totalmente nudi ed inermi e, in un'eventuale collisione, hanno certamente la peggio. La tutela dell'incolumità e della vita delle persone dovrebbe superare ogni problema di budget e qualsiasi pastoia burocratica!”. 

“I nostri borghi e le nostre campagne – prosegue la Friends’ bike - sono di ineguagliabile bellezza. Se davvero si crede al cicloturismo e alla mobilità dolce come strumenti di promozione e rilancio del territorio, si faccia qualcosa di tangibile per favorire questa pratica, ad iniziare dal recupero della rete viaria esistente. Altrimenti, si cancellasse pure il simbolo della bicicletta dall'asfalto. In verità lo stanno già facendo l'incuria ed il disinteresse, come le foto testimoniano”. 

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