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Referendum: andiamo a votare da persone libere

Domenica 17 aprile si vota per il referendum abrogativo: anche i cittadini della provincia di Brindisi potranno dire la loro sulla necessità o meno di mantenere la proroga delle concessioni estrattive anche dopo la scadenza

Domenica 17 aprile si vota per il referendum abrogativo: anche i cittadini della provincia di Brindisi potranno dire la loro sulla necessità o meno di mantenere la proroga delle concessioni estrattive anche dopo la scadenza. Chi crede in un futuro con meno petrolio e più fonti rinnovabili, dovrà votare sì all’abrogazione della norma che consente di prorogare le concessioni petrolifere oltre i termini.

Chi ritiene che l’Italia debba concedere alle compagnie, quasi tutte straniere, di continuare ad estrarre il nostro petrolio e il nostro gas in mare e sulla terraferma in cambio di royalties al governo (ma vendendo per conto proprio gli idrocarburi estratti), deve votare no all’abrogazione della norma in questione.

Non è solo una questione di tutela dell’ambiente, dalla parte del sì, o di conservazione di posti di lavoro e risorse energetiche tradizionali dalla parte del no, ma anche e soprattutto di sollecitare un piano energetico per i prossimi anni che l’Italia ancora non ha, mentre in altri paesi dell’Unione europea, ma anche negli Stati uniti, si è già deciso entro quando e come si dovranno abbandonare, progressivamente e poi del tutto, non solo le fonti fossili, ma anche il nucleare.

L’Italia non può più passare da un’emergenza all’altra, e non può dipendere dalle decisioni strategiche – incontrastate – della grandi aziende a prevalenza pubblica come Eni ed Enel, che seguono principalmente logiche di mercato e non possono decidere i tempi e le tappe di un piano energetico nazionale. Tutto ciò inquieta i sindacati e i lavoratori, prima ancora che i cittadini in senso generale. Il vero rischio per il lavoro è questo, non il vincolo alla durata delle concessioni per l’estrazione del petrolio e del gas

Brindisi ha, appena a 20 miglia al largo, un campo estrattivo dell’Eni. Ma quali sono le ricadute occupazionali e di sviluppo per la città? Chiunque voglia misurare i benefici dell’attività estrattiva con questo metro ovviamente sbaglia clamorosamente. Sappiamo però cosa accadrebbe, a Brindisi, se Eni cedesse Versalis a un gruppo estero, e il nuovo padrone decidesse di cessare le produzioni di etilene e propilene. O se Enel riducesse drasticamente, per ragioni legate alla crisi del mercato energetico, la produzione della centrale di Cerano.

Quali sarebbero le alternative? Non ci sono piani, in realtà. Proprio una città della chimica e dell’energia, che ha pagato tutti i prezzi possibili per questo tipo di sviluppo, ricevendo però in cambio lavoro, dovrebbe essere in prima fila per chiedere un piano energetico nazionale al governo, assieme a Ferrara, Ravenna, Marghera, Priolo, Civitavecchia. Invece, in questa fase terminale dei preparativi per una delle più deludenti campagne elettorali degli ultimi tempi, la parola Enel viene usata per costruire un capro espiatorio per l’insipienza e l’impreparazione della politica locale.

Per fortuna costoro non hanno nulla a che vedere con il referendum sulle concessioni petrolifere: andiamo a votare secondo la libera convinzione di ognuno, prendiamoci un giorno da paese civile come ha consigliato il Presidente della Repubblica, l’unica carica che va scritta con la maiuscola ci insegnano le regole del giornalismo. Tutte le altre, da quelle della bocciofila sino al presidente del Consiglio, no.

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