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Bisogna fermare la guerra suicida della Regione Puglia contro il governo

Chi aveva pensato che la designazione unanime del nuovo segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, da parte di tutte le correnti sancisse una tregua nel partito, sa che non è accaduto questo

Chi aveva pensato che la designazione unanime del nuovo segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, da parte di tutte le correnti sancisse una tregua nel partito, sa che non è accaduto questo. Che cosa sia accaduto non è chiaro, se non che i diversi signori della guerra, e Gengis Khan -Tamujin, cioè il supremo capo Michele Emiliano in primis, abbiano ritenuto quella postazione non così rilevante da meritare mesi e mesi di logoramento e soprattutto il rischio di primarie deserte.

Perché la guerra continua e continua quella speciale guerra di Michele Emiliano a Matteo Renzi. Io per ragioni regionali e di simpatia personale, dovrei stare dalla parte di Emiliano. Persino la vicenda del referendum (che pure considero sbagliata perché andava risolta fra governo e Regioni) mi spingerà verso il “si” come voto meno dannoso fra il “no” e la pessima idea di rinunciare a dire la mia come cittadino.

Tuttavia il presidente della Regione Puglia sta accentuando in modo esponenziale la sua guerriglia contro il governo centrale e il premier. Mi chiedo se questo serve alla Puglia e se serve al Pd. Del Pd possiamo non occuparcene. E’ un’associazione privata abbastanza sui generis, senza storia e probabilmente senza futuro, se le cose restano così. Ma alla Puglia non serve la “lotta continua” con il governo centrale. La storia politica pugliese dice il contrario.

Matteo Renzi-2La Puglia è sempre stata la regione più governativa e ha ricevuto da questo atteggiamento vantaggi eccezionali oltre che un classe dirigente che è sempre stata in cima agli incarichi di governo e di sottogoverno. Oggi, diciamocela, tutta: non contiamo una mazza. Non sarà la carriera della ex dalemiana Bellanova a rinverdire un passato glorioso. Semmai mi stupisco come si possa passare, è il caso di Bellanova e di tanti altri, da una collocazione ad un’altra senza sentire il bisogno morale e civile di avvertire i propri elettori.

Una volta si diceva fra un gruppo di amici che  in caso qualcuno avesse cambiato idea, sarebbe stato opportuno che, figurativamente, costui esponesse una bandierina rossa  per segnalare l’evento e dare anche qualche spiegazione. Ora invece si passa di qui o di là, da mattina a sera e questi stessi che viaggiano da una corrente ad un’altra, con la stessa spocchia verso chi è rimasto dov’era, spiano l’orizzonte per capire quando arriverà il momento di lasciare la barchetta di Renzi e di presentarsi come anti-renziani purtroppo costretti a tacere. Sono gli antifascisti del 26 aprile, per capirci. Gli italiani che non piacevano a Flaiano.

Tuttavia il tema del rapporto governo - Regione si sta facendo acutissimo e non possiamo immaginare che duri fino alle primarie nazionale del Pd. Sarebbe un suicidio per la regione, per i protagonisti. La prima mossa spetta ad Emiliano. Ha voluto il referendum, se questo supera il quorum e vince il “si”,  avrà dato un bello schiaffone a  Renzi che se lo sarà meritato. Però Emiliano ci faccia sapere le prossime battaglie. Ne indichi una o due e poi si calmi, perché schierare in modo permanente la Puglia contro il governo è un suicidio per la Puglia.

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