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In Puglia è cominciata una nuova guerra a sinistra: Minervini ha rotto la "pax emiliana"

Quella scissione dal Pd che la sinistra non riesce a fare a Roma si fa in Puglia. Malgrado dichiari di non essere uscito dal partito, Guglielmo Minervini, decidendo di essere il pivot della lista Stefano-Vendola, ha rotto la pax emilian-renziana. Era inevitabile? Lo sarà anche livello nazionale? Molto dipenderà dal risultato finale.

Quella scissione dal Pd che la sinistra non riesce a fare a Roma si fa in Puglia. Malgrado dichiari di non essere uscito dal partito, Guglielmo Minervini, decidendo di essere il pivot della lista Stefano-Vendola, ha rotto la pax emilian-renziana. Era inevitabile? Lo sarà anche  livello nazionale? Molto dipenderà dal risultato finale. A occhio e croce Emiliano sarà toccato dalla fronda di Minervini e dall’asse con Vendola e Stefano, ma non dovrebbe sentirsi minacciato anche perché la destra è divisissima. Tuttavia il segnale è importante.

A livello nazionale e in alcune regioni, è il caso dell’Emilia Romagna, lo sarà per la Liguria, c’è un ceto politico e un elettorato di sinistra che soffrono la leadership totalitaria di Renzi. Totalitaria nel senso che il premier gestisce in prima persona e senza condivisione tutto il potere che ha. Nel caso pugliese siamo di fronte ad una situazione diversa. Emiliano non è assimilabile a Renzi. Il “nostro” ha una carica umana che l’altro non ha, sta da più tempo in politica, ha fatto bene il sindaco, sa trovare, quando vuole, un linguaggio di sinistra pur essendo, come Renzi, molto trasversale.

Se sarà eletto presidente della Puglia potrà candidarsi a essere il leader più forte del Mezzogiorno  perché l’eventuale competitor, De Luca in Campania, potrebbe essere azzoppato dalla legge Severino e perché lo stesso De Luca non ha la stessa carica di simpatia travolgente di Emiliano. Detto tutto questo c’è una sinistra che ormai si sente prigioniera dell’invasività di Emiliano. Una sinistra che sente mancarle l’aria, che vuole respirare, che vuole, soprattutto, rivendicare uno spirito identitario.

Non è elegante che in questa partita si sia tuffato l’ex governatore Vendola. Penso sempre che un leader lo si apprezza per come conquista il potere ma anche, e soprattutto per come lo lascia. Detto più esplicitamente, gettare il proprio peso nella scelta fra due candidati di sinistra è un po’ un segno di auto-indebolimento. Ma la politica è lotta fratricida, almeno a sinistra e ormai anche a destra. Ciò che interessa capire è quel che può succedere.

Primo scenario: Minervini ha un buon successo e, essendo difficile che vinca, aiuta il candidato della destra , l’ottimo professor Schittulli, a scavalcare Emiliano. Vittoria di partito, sconfitta di area politica. Non mi sembra una straordinaria prospettiva. Soprattutto sarebbe un vulnus che indebolirebbe la sinistra tutta anche quella che seguirà Minervini.

MInervini, secondo scenario, ha un buon risultato ma non danneggia la vittoria di Emiliano. Questo risultato romperebbe il monopolio dell’ex sindaco di Bari sul centro-sinistra e lo costringerebbe a fare i conti con un’area politica che non si riconosce in lui. Conoscendo Emiliano, in questo caso non sceglierebbe, alla Renzi, lo scontro frontale ma farebbe di necessità virtù e proverebbe a dialogare.

Ma il risultato di Minervini, buono o mediocre che sia, darà vita a una nuova stagione della nuova sinistra? Personalmente penso di no. Personalmente, pur rivendicano ruolo e meriti delle generazioni anziane, credo che sia il tempo di “volti nuovi”, magari non allevati in batteria e meglio ancora con uno spirito di collaborazione e non con ansie di protagonismi solitari. Comunque una nuova guerra a sinistra è cominciata. Per noi anziani, è un film già visto e non è divertente.

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