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Da una scena del film "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola

Da una scena del film "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola

Italia, paese senza memoria. Ma bisogna diffidare del solo presente

Mercoledì era ero alla presentazione, in una sala di Roma, del bel libro della mia amica Myrta Merlino dedicato alle madri. L’ospite della serata era Silvio Berlusconi che della propria mamma, nota come “mamma Rosa”, ha fatto un’icona della vita pubblica

Mercoledì era ero alla presentazione, in una sala di Roma, del bel libro della mia amica Myrta Merlino dedicato alle madri. L’ospite della serata era Silvio Berlusconi che della propria mamma, nota come “mamma Rosa”, ha fatto un’icona della vita pubblica. A un certo punto Berlusconi si è messo a raccontare, come gli piace fare, la propria vita e soprattutto i suoi trascorsi anticomunisti ricordando di quella volta, credo avesse poco più di dodici anni, che fu bastonato, a sentir lui, dai comunisti perché affiggeva un manifesto dc dal tutolo “Nelle urne Dio ti vede, Stalin no”. Risate nel pubblico che  hanno dato la stura a Berlusconi di proporre una versione moderna del tipo “Dio ti vede, Renzi no”.

 La cosa più sorprendente del racconto è stata l’accoglienza sorpresa che il pubblico ha dedicato al ricordo di quel manifesto. In sala, oltre giornalisti e operatori tv, c’erano alcuni giovani ma prevalevano gli “anta”. Nessuno dava l’idea non dico di ricordare ( e passi!), ma di sapere dell’esistenza di quel manifesto. Tempo fa mi capitò di ricordare con una mia amica poco più che quarantenne “quel dodici dicembre”, mi riferivo ovviamente alle bombe di piazza Fontana, e lei mi chiese di specificare meglio a che cosa mi riferissi. Niente le veniva alla mente

Ho capito una cosa da questi due episodi e da altri ancora. Il paese ha un problema: non ha memoria. La sua gente, cioè, non ha più memoria. Si chiama amnesia retrograda ma non è una malattia mentale ma ti spinge a non ricordare passaggi fondamentali della tua vita che è anche, come cittadino, vita pubblica. Accade speso dopo una bevuta solenne. Come è potuto accadere? E quali conseguenze può avere questa patologia di massa?

E’ accaduto perché sono scomparsi i trasmettitori di memoria, non solo “i vecchi”, ma soprattutto quelle formazioni politiche, quelle istituzioni culturali, quel modo d’essere della scuola che ti costringevano a fare i conti con il passato anche recente. Qui si vive in un eterno presente. Tutto è nato oggi. Il  settantenne Grillo è nato oggi, così il suo buffo amico Casaleggio, così il bossiano Salvini, così il giovane democristiano Renzi. Tutto oggi, senza neppure interrogarsi sul domani.

La pubblica opinione poco alla volta ha capito che la memoria fa male, può capitare di ricordarsi di aver votato per Craxi, De Mita, Berlinguer o Almirante, mentre anche i vecchi elettori sono sopraffatti dal nuovismo. Può capitare di sentir dire che l’oggi è brutto perché ieri è stati bruttissimo anche se, ieri,  nelle nostre famiglie entrava la carne di vitello, il frigorifero, la Seicento e con dieci ore di macchina andavi dalla Puglia a Milano. Il passato, invece per conformismo,  è stato orribile, la memoria è diventata una macchina di incubi.

Siamo forse l’unico paese al mondo a non avere più tradizioni. Pensate se i francesi non festeggiassero in massa più la caduta della Bastiglia o se gli americani non mangiassero più il tacchino per il Ringraziamento o i latino-americani dimenticassero Simon Bolivar. Per non parlare di etnie e religioni che invece, al contrario  di noi, si sono tutte rivolte al passato.

La memoria, invece, è una macchina formidabile. Un prete matematico, Matteo Ricci, nel 1600 circa  andò tante volte in Cina e inventò, dicendo di averlo appreso dai cinesi, un meccanismo intellettuale per ricordare che chiamò “i cassetti della memoria”. Noi non abbiamo neppure scatoline della memoria, tutto dimenticato. Vorrei puntigliosamente specificare che la memoria non è cosa per vecchi. Certo mi ricordo un antico detto, che piace molto a Rino Formica, e che dice, in dialetto barese ma ve lo scrivo in italiano, “uccidete i vecchi perché sanno le cose”. Invece penso che dovete tenervi i vecchi perché le cose che sanno servono a fare futuro.

 E la memoria è cosa soprattutto per giovani. Toccherà a loro ricordare quel che sta accadendo alle loro vite in anni in cui gli è stato scippato il futuro. Dopo decenni i nuovisti sostengono ancora che la colpa, e colpa sicuramente c’è stata, è della spesa pubblica. Perché nessuno dopo più di due decenni ha mai messo riparto, allora? “Nata ieri” è stato un bel film di George Cukor. Noi siamo tutti nati ieri, anche quelli che stanno nascendo in queste ore. Diffidate da chi vuole l’eterno presente. Vi sta fregando.

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